Uscita 2 del 19/02/17 – Genevris

CIMA GENEVRIS – 2536 mt

Relazione di Davide Saitta con la collaborazione di Camilla Travi

Eccoci, su base assolutamente volontaria (ndr grazie Vittorio, Roby e Fede) ci troviamo a redigere la nostra prima relazione. Appuntamento alle 6.30 al Mercatò di Rivoli quando la città ancora dorme, e tutto è ricoperto da una fitta nebbia. Il pullman è già lì, sapientemente munito di ruote Michelin (Camilla ha controllato personalmente), e pronto a partire. La meta è a noi ancora ignota, ma dopo qualche minuto il Diretur ci informa che quest’oggi il nostro obiettivo sarà la cima del Genevris – Sauze d’Oulx, per un totale di 1043 mt circa di dislivello. Dopo l’euforia iniziale della partenza, cala il silenzio, si spengono le luci e cerchiamo di riposarci ancora per un’oretta. Arrivati a Sauze il Diretur come di consueto, elenca i vari componenti dei gruppi e scopro con mia somma gioia che i miei istruttori sono Frank e Chiara. Dopo un primo check up all’attrezzatura e prova Artva si parte! Da Gran Villard marciamo tenendoci a destra (ovest) della strada che porta all’istituto zootecnico e si sale via via dal Gran Bosco. Come immaginavo Frank si è dimostrato fin da subito un grande leader, un insegnante scrupoloso, attento e mai superficiale. Anche Chiara è sempre stata molto gentile, professionale e disponibilissima nel rispondere alle nostre domande. Come un buon padre e una buona madre di famiglia ci hanno aiutato nella salita, spiegandoci trucchi per le “guce“, insegnandoci tutto ciò che riguarda la conformazione della neve e trasmettendoci tanta passione per questo sport. Per fortuna le gambe reggono (gli allenamenti della settimana sono serviti) e riusciamo a rimanere tutti abbastanza compatti. Il Gran Bosco ci offre un paesaggio stupendo, il silenzio e il sole che filtra tra gli alberi, creano un effetto quasi magico. Continuiamo a seguire le tracce formate dagli altri gruppi finché iniziamo a scorgere la cresta, il bunker e finalmente la vetta. Il gruppo nel frattempo cerca di farsi forza a vicenda (non si lascia indietro nessuno), e compatto riesce a raggiungere la meta. Soddisfatti e contenti, dagli zaini spuntano fuori ogni genere di cibo e bevande: bottiglia di Vov, panini, tè, cioccolata, barrette energetiche ecc. che neanche la borsa di Mary Poppins riuscirebbe a tirare fuori!

DSC_7125

Cambiati e “spellati”, ci rimettiamo in ordine e a gruppi iniziamo la discesa. Data la neve in alcuni punti non proprio facile, Frank e Chiara ci insegnano come riuscire a impostare bene le curve, ci esortano a tenere sempre bene il peso su entrambi gli sci e soprattutto a mantenere il busto in avanti, pena: portare lo zaino dimenticato da uno sbadato, se così possiamo definirlo, su in cima e che il Diretur stava “gioiosamente” indossando lato pancia per riconsegnarlo al rinco…ehm…rimba…va bè, avete capito! Le gambe ora iniziano a farsi sentire e anche il caldo, ma riusciamo comunque a raggiungere l’istituto zootecnico dove ci attendeva la lezione sulla ricerca del travolto con l’artva. Anche in questo caso la professionalità degli istruttori non è mancata, lo stesso Frank, facendo da cavia, si è fatto pungere con la sonda da noi allievi, mettendosi prudentemente una mano a proteggere i “gioielli di famiglia”, per farci capire le sensazioni di colpire un corpo elastico! Abbiamo imparato quale posizione assumere in caso di valanga, come utilizzare l’artva e come effettuare la ricerca.

DSC_7182

Terminata la lezione abbiamo continuato la discesa tornando al punto di partenza. A quel senso di stanchezza misto soddisfazione e gioia per la bella giornata passata, si è aggiunta la voragine piranha degli allievi e degli istruttori che in pochi minuti hanno ingurgitato i gustosi manicaretti sapientemente cucinati dalle reclute (tranne il mio perché me lo sono dimenticato sul tavolo della cucina…abbiate pietà della mia anima) e bevuto alcol a volontà! Detto questo, la gita si è conclusa con la LoBi che alla ricerca di un antro nascosto per espletare i propri bisogni, mostra le terga a tutto il pullman senza accorgersene! Concluderemo con una citazione che secondo noi è molto appropriata e con la speranza che la prossima gita ci riservi tanto sole e neve fresca!

Alcune ore di salita in montagna fanno di un briccone e di un santo due creature quasi uguali. La stanchezza è la via più breve verso l’uguaglianza e la fratellanza – e la libertà viene infine aggiunta dal sonno.
(Friedrich Nietzsche)

Ed ora, memorizzata la citazione, goditi le foto

vai allo Slideshow

Uscita 1 del 05/02/17 – Clot della Soma

Come si legge nell’incipit di Anna Karenina:  “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo”.

Posto che la Scuola di Sci Alpinismo è un po’ una famiglia, ed è sicuramente una famiglia felice (non potrebbe essere diversamente, fondandosi su un’adesione volontaria  e senza vincoli negoziali duraturi…  sto pensando ad un mutuo…), si potrebbe parafrasare Tolstoj concludendo che ogni Corso si somiglia: le Uscite, le Lezioni, gli Istruttori,  gli allievi. Attori e scenario non mutano.

Poi, ogni stagione ha le sue peculiarità: c’è quella più fortunata come innevamento e meteo, e quella che invece sembra perseguitata dalla malasorte; ci sono leve vivaci e ben aggregate, altre meno.

Tuttavia, ogni annata – già si sa – si caratterizzerà per qualcosa di unico; per una gita fantastica, per una serata in rifugio, o anche solo per una frase, un episodio.

L’allitterazione “campa an toc ant’la stùa!”, seguita da un estroso “contrastate la porta!!”,  rievocheranno immediatamente ai più attempati la notte passata in una gelida baita di Pratorotondo, in un corso del 1988. La ricerca dello sci di un’avvenente allieva, disperso sotto metri di neve – che vide impegnata, con encomiabile dedizione, buona  parte dell’organico istruttori – è fissato nella memoria, anche dei più giovani, meglio della favola di Cenerentola e delle vicende della sua scarpetta (cfr. Cavùr, Relazione Uscita del 2.2.2014 – Bosco del Fraiteve).

Che ci riserverà il Corso 2017? Sicuramente qualche meteora, allievi comparsi per una sola stagione e svaniti insieme alla neve; ma forse anche qualche innesto stabile,  che magari assurgerà al gotha istruttori. Nasceranno certamente nuove  amicizie. E magari anche nuovi amori: qualche anno fa tali eventi erano rari, quieti, per lo più ignoti, ma comunque riservatissimi; l’aplomb sabaudo connotava anche il versante sentimentale. Da qualche tempo si registra una maggior vivacità…

Di ogni nuovo Corso il battesimo – più che la Presentazione o la Prima Lezione – è la Prima Uscita: un evento che inizia in una mattina buia e fredda, e che si gioca sui contrasti: da un lato gli allievi con l’entusiasmo timoroso della prima volta, i materiali che odorano e luccicano di nuovo, i gesti non ancora rodati, il metter – togliere – spostare, con la paura di dimenticare qualcosa; dall’altro gli istruttori, con l’entusiasmo rinnovato dall’inizio di una nuova stagione, nelle divise d’ordinanza e le sincronie ben note.

Quest’anno ricorre il trentennale della mia prima Uscita da allievo (la Rocca nera da Crissolo). Correva l’anno 1987; le immagini di allora hanno quella patina dei tempi andati, tipo il film Sapore di mare…

Lo sci alpinismo – per i neofiti come me – era qualcosa di ignoto, vagamente pericoloso e faticosissimo. Non ricordo se ci fosse una serata di presentazione, una lezione preliminare sui materiali; probabilmente sì, ma è certo che non ne ricavai alcuna indicazione utile. Mi presentai vestito con la stessa divisa che sfoggiavo sulle piste di Pian Benot, ma con qualche capo più pesante, per esorcizzare il timore di tormente glaciali che sicuramente mi avrebbero visto disperso… Indossai infatti un maglione di quelli che mi faceva mia nonna,  voluminosi e caldissimi. Calzati gli sci ed iniziata la marcia, per tenere un ritmo che mi sembrava indiavolato, non osai fermarmi fino a quando l’istruttore non autorizzò la svestizione: ma avevo oramai perso la metà dei liquidi corporei e prestazione ed esito della gita erano irrimediabilmente compromessi… La discesa fu un susseguirsi regolare di cadute, che avevano il solo pregio farmi perdere dislivello ed avvicinarmi all’auto.

Ho l’impressione che in allora l’approccio didattico privilegiasse l’esperienza diretta, che – come diceva Platone – non è trasmissibile: quindi, se l’allievo sbagliava a vestirsi (o a salire, o a scendere, ecc.), ne verificava le conseguenze sul campo, e – se sopravviveva – apprendeva e non dimenticava più…

Non era l’unica differenza rispetto ad ora.. Nella Scuola di quel tempo il clima era più formale e meno amichevole. Bastarono alcune frasi sul Liceo torinese che frequentai da giovane per privarmi del diritto al nome e vedermi affibbiato da allora il soprannome con il quale mi firmo, nella vulgata alpinistica.

Agli istruttori non si dava del Lei, ma il tono era deferente. L’attuale Diretùr era già presente nell’organico istruttori, ma giusto come un ragazzo di belle speranze (digito questa frase con il fremito di chi scrivesse “La prima volta che vidi Pelè faceva il raccattapalle” oppure “Quando conobbi Andreotti, era uno stagista al Senato”).

In quegli anni maturai il progetto di fondare una corrente filosofica con un nuovo approccio allo sci alpinismo, che battezzai “Lo sci alpinismo mite”: una rivoluzione nei ritmi, soprattutto di salita, che però non ha attecchito…

Ma veniamo alla prima gita del Corso 2017.

Meta il Clot della Soma, da Pragelato, 900 m di dislivello. Il tempo non è dei migliori: alla partenza da Torino pioviggina, all’arrivo a Pragelato nevica.

Saliamo sulle vecchie piste di Pragelato, non battute e deserte, con qualche puntata nel bosco. La neve appena caduta è soffice sotto i nostri sci, il paesaggio, con gli alberi innevati, da favola.

Il gruppo di testa è su in 2 ore, gli ultimi in un’ora in più. All’arrivo c’è un ampio locale, ricovero per materiali degli impianti, gatto delle nevi, ecc., che ci offre un riparo per mordere qualcosa, prima dell’esercitazione, focalizzata sull’uso delle sonde; questa volta si salta la ricerca Artva ed il suo festoso girovagare, e si considera il sepolto (uno zaino messo in una muta) già localizzato.

Luca Berta ci ammaestra con la consueta chiarezza sull’arte dell’uso della sonda, su come distinguere all’impatto con l’asta terreno e corpi sepolti … Di solito dispensa anche nozioni teoriche, nella convinzione che i concetti – ad una temperatura inferiore allo zero e con gli allievi in stato di ipotermia – si fissino meglio nella mente dei discenti di quanto farebbero al calduccio della sede della Tesoriera; ma questa volta è abbastanza clemente…

Il vero insegnamento pratico però ci attende alla discesa, ed è focalizzato sul concetto di “rinuncia”.

Abbiamo detto che la Prima Uscita è un battesimo, e come ogni battesimo che si rispetti, la liturgia prevede la formula rituale:

Rinunciate voi a libidinose serpentine sulla neve appena caduta?

Rinuncio!

Rinunciate voi alla tentazione di  discese a perdifiato nel bosco innevato?

Rinuncio!

Le avverse condizioni climatiche, con cielo molto coperto e nebbia, impedirebbero infatti interventi di soccorso dell’elicottero, ed impongono cautela. D’altra parte, la capacità di rinunciare è nozione fondamentale in montagna, ed è bene inculcarla fin dalla prima occasione.

Quindi, per scongiurare ogni rischio, si scende tutti (o quasi..) su di una traccia, in fila ordinata, dietro al Diretùr, come i sodomiti del canto di Brunetto Latini (Dante, Inf., XV).

Ammetto che dal 1987 ad oggi ho fatto discese di maggior soddisfazione… Invece le libagioni post gita sono state tra le migliori che ricordi, tra salami veri e salami al cioccolato, bugie e formaggi, di tutto di più, degno contorno al genetliaco del Diretùr! (sempre sia lodato).

Alla prossima!

Cavùr

Ed ora, dopo la lunga ma piacevole lettura, goditi le foto

vai allo Slideshow

Prova in pista, 29/01/17, Jafferau

Buona la prima!

Splendida giornata, fredda ma con il sole e ottima neve per la prova in pista dei nuovi iscritti sulle nevi dello Jafferau.

DSC_6495

Due test in pista, uno fuori, ed il gioco è fatto: quasi tutti ammessi al corso 2017. Ma anche gli esclusi si sono divertiti e ci auguriamo vogliano riprovare il prossimo anno, approfittando di questa stagione per migliorare la tecnica di discesa.

Appuntamento con tutti mercoledì 1° febbraio per la serata didattica sull’autosoccorso in valanga.

Ed ora le foto:

vai allo Slideshow

PROGRAMMA CORSI 2017

 

img_4047_dalaig-du-midi

Ecco il programma per l’anno 2017:

Presentazione dei corsi: mercoledì 11 Gennaio 2017, in Sede, ore 21

Perfezionamento Iscrizioni: mercoledì 18 Gennaio 2017, in Sede, ore 21

Prima parte
=================

25 Gennaio 2017 – L’attrezzatura invernale per lo sci alpinismo e consigli per la manutenzione degli attrezzi, in Sede, ore 21.15

29 Gennaio 2017 – Prova in pista con gli sci

01 Febbraio 2017 – Ricerca e recupero del travolto da valanga, in Sede, ore 21.15

05 Febbraio 2017 – 1º uscita

15 Febbraio 2017 – Neve e valanghe, in Sede, ore 21.15

19 Febbraio 2017 – 2º uscita

01 Marzo 2017 – Cartografia, orientamento e GPS, in Sede, ore 21.15

05 Marzo 2017 – 3º uscita

15 Marzo 2017 – La parola al medico: patologie, primo soccorso e alimentazione, in Sede, ore 21.15

19 Marzo 2017 – 4º uscita

29 Marzo 2017 – Responsabilità e Assicurazione , in Sede, ore 21.15

02 Aprile 2017 – 5º uscita

Seconda parte
=================

05 Aprile 2017 – Elementi di meteorologia, in Sede, ore 21.15

09 Aprile 2017 – 6º uscita

19 Aprile 2017 – Nodi e manovre di corda, in Sede, ore 21

22-25 Aprile 2017 – 7º uscita, pernottamento in rifugio (3 notti)

03 Maggio 2017 – Scelta e condotta della gita, in Sede, ore 21.15

06-07 Maggio 2017 – 8º uscita, pernottamento in rifugio

13-14 Maggio 2017 – eventuale gita di recupero

 

14 Dicembre, serata all’Uget con Giorgio Daidola

Mercoledì 14 Dicembre,  alle ore 21, nel salone della sede CAI UGET, avremo il piacere di avere con noi Giorgio Daidola, primo uomo a scendere in telemark da un 8000, che ci presenterà il suo ultimo libro: Ski spirit. Sciare oltre le piste.

Giorgio Daidola, torinese, classe 1943, docente presso l’Università di Trento dal 1975, iscritto all’Ordine dei giornalisti dal 1983, maestro di sci emerito, direttore della Rivista della Montagna e dell’annuario Dimensione Sci per molti anni, collabora con riviste di montagna ed ha pubblicato articoli e fotografie su tutte le più prestigiose riviste di outdoor italiane, francesi, spagnole, norvegesi, australiane e statunitensi.

Dagli anni ’80 pratica il telemark e sciando con questa tecnica ha effettuato molte spedizioni extra-europee, con il tetto massimo dello Shisha Pagma, prima discesa di un ottomila con l’antico stile norvegese, oltre a grandi raid nel Karakorum, nello Hielo Continental, nelle Rocky Mountains.

Uno sci vissuto non solo come sport ma come tema intellettuale e spirituale. Un lungo viaggio disegnato sul bianco per giungere infine alla curva perfetta, a quella che riporta alle proprie origini sciatorie, al cerchio magico di Chatwin…

Vi aspettiamo numerosi, ingresso libero.

ski-spirit

le “Girls” 2016

Siamo nel bel mezzo dell’estate, quasi tre mesi dalla fine del corso, e come da tradizione dobbiamo assolutamente ricordare le “girls” del 2016 – 51° corso.

Ecco il link allo slide show: vai allo Slideshow

Le allieve del 51° corso hanno dimostrato – ancora una volta – di essere più tenaci e determinate dei colleghi di sesso maschile: partite in 17, ammesse alla seconda parte del corso in 17. Nella prima parte del corso rappresentavano il 31% degli iscritti, nella seconda parte sono salite al 39% degli ammessi.

Ed i maschietti non dicano che il direttivo ha un debole per le allieve….

girls 2016

Buona estate a tutti, arrivederci a presto!

Il diretur

17/06/2016 – Cena di fine Corso

Innanzitutto un grazie a Monica che anche quest’anno ha messo a disposizione la sua casa affinché si festeggiasse tutti insieme, istruttori-allievi-amici, la fine del corso 2016.

Si è scelto di trovarsi insieme in una data scaramantica, venerdì 17, per tentare la sorte che questo corso non lo ha proprio accompagnato benevolmente.

DSC_5397

Le altre foto? vai allo Slideshow

Come da tradizione, gli allievi con il loro voto hanno nominato il miglior istruttore e la gita più bella delle 7 effettuate.

Degli istruttori primo in classifica : Luca!

Delle uscite la plurivotata: Monte Flassin (l’unica gita con sole tutto il giorno…!)

Un ringraziamento agli istruttori ed agli allievi, che hanno reso splendida una stagione troppo infastidita dal maltempo.

Buona estate a tutti!

 

Uscita del 7-8 Maggio – P.ta Adami e Rif. Gastaldi

Lo confessiamo: temevamo che prima poi avremmo ricevuto l’incarico di redigere la relazione della gita. Pensavamo di averla scampata ma Vittorio, all’ultimo momento, è piombato su di noi e non abbiamo avuto scampo.
Eccoci allora a stendere la relazione da Parigi, dove ci troviamo per qualche giorno di vacanza.

Prima di iniziare vogliamo però salutare e incoraggiare Olga che è stata vittima di uno sfortunato incidente che le ha procurato la frattura della tibia.
Fortunatamente, proprio oggi, abbiamo ricevuto un’immagine che la ritrae un pochino più serena.

IMG_3627

E adesso procediamo con ordine.

Sabato, solita sveglia antelucana e partenza anche se le previsioni non promettono nulla di buono.

Dal Pian della Mussa si parte alla volta di Punta Adami, quota 3168m.

Dopo un breve portage, puntiamo, sci ai piedi, a risalire il canalone d’Arnas.
Il tempo tiene e noi, gruppo delle diversamente giovani, fiduciose, mettiamo anche la protezione 50+ per reggere il confronto con le più giovani.

Mano a mano che procediamo lungo il canalone la salita si fa più impegnativa e ora si avanza più faticosamente, una gücia dopo l’altra. Accidenti, mai che me ne vengano due di seguito uguali: c’è sempre una piccola o grande imperfezione!

I nostri istruttori ci scortano sopportando i nostri discorsi. Olga è tra noi e ci anticipa il menù della serata: pizzoccheri che si riveleranno veramente ottimi. Ci parla di Roberto che ha passato quasi tre ore a sbriciolare i biscotti per il salame di cioccolato che ci aspetta a conclusione della cena (e intanto si guardava “Il Gattopardo”).

Ma torniamo alle cose serie.

Il canalone si fa sempre più stretto ed è sovrastato a destra da un costone roccioso quasi strapiombante. Meglio stare alla larga.
Qualcuno comincia a cadere: Enrico, il veterinario, scivola per parecchi metri e sbatte con una coscia contro una roccia. Dovrà rinunciare alla salita e aspettarci al rifugio. Anche Cristiana cade e Filippo si trasforma così nel suo personal trainer e l’accompagna in salita. Interviene anche il Diretur che porta, per diversi metri, gli sci a me e a Barbara.

All’uscita del canalone, dopo breve pausa, puntiamo verso il ghiacciaio della Bessanese, passiamo sotto la parete orientale della cima omonima, fin quasi sotto il colle, e poi pieghiamo a destra per risalire il ripido pendio finale che porta alla Punta Adami. Qui le condizioni peggiorano, ma ormai quest’anno siamo abituati e procediamo lenti ma determinati. Poco sotto la cima via gli sci e su con i ramponi, che per alcuni di noi sono una vera novità per cui è necessaria una breve istruzione su calzata e tecnica di avanzamento.

DSCF2688
Arriviamo in cima … non si vede nulla!!! Siamo immersi nelle nuvole e possiamo solo immaginare il panorama che ci perdiamo. Con Olga ci ripromettiamo di tornare la prossima estate tutti insieme.

Ci aspetta ora un bel pendio da scendere, la neve è però insidiosa … partiamo … ma alla seconda curva Olga purtroppo cade e noi presenti capiamo subito che si tratta di qualcosa di serio. Il Diretùr fa scendere il gruppo e insieme a quattro istruttori risale in rinforzo alla squadra di coda. Noi scendiamo al rifugio su una neve a tratti divertente ma con il pensiero sempre rivolto all’infortunata.

Le operazioni di soccorso sono penose, Olga è molto dolorante, ma i nostri istruttori danno veramente prova di grande capacità, tecnica e umana, e gestiscono perfettamente la situazione. Organizzata la barella e predisposte le opportune sicurezze, con grande cautela gli istruttori trasportano a valle Olga, in un punto dove può essere raggiunta da un elicottero del soccorso.

IMG_4019
Al rifugio veniamo accolti da Roberto con grande calore, nonostante l’apprensione per le condizioni della moglie. La cena è ottima e la compagnia altrettanto, Roberto è delizioso e si alterna tra sala e telefono. Arrivano notizie dall’ospedale: finalmente sono state fatte le lastre e veniamo a sapere che si tratta di frattura alla tibia … povera Olga!

Poi tutti a dormire.

L’indomani ci svegliamo … come al solito la nebbia è molto bassa e la visibilità quasi nulla. Si decide di salire al Colle d’Arnas.

DSCF2697
La salita diventerà una rapida toccata e fuga perché al colle il vento è fortissimo e ci costringe subito a ridiscendere.

Arrivati all’imbocco del canalone d’Arnas, siamo tutte preoccupate… come scenderemo? Il Diretùr ha però sempre, giustamente, la riposta: via gli sci e scendere con i ramponi… sollievo!

A metà canalone rimettiamo gli sci e scendiamo fin quasi al Pian della Mussa, che raggiungiamo a piedi un attimo prima che inizi a piovere.

Giungono nuove notizie dal CTO: Olga attende di essere operata. Forza Olga siamo tutti con te!

La gita è finita, e con essa il corso di quest’anno.

Un sincero e riconoscente grazie a tutti gli istruttori che ci hanno accompagnato, istruito e a volte sopportato, in questa stagione un po’ strana.

Le gite, a causa delle condizioni meteo, sono state forse poco entusiasmanti, ma dal punto di vista umano sono diventate, domenica dopo domenica, un appuntamento irrinunciabile per tutti noi.

Abbiamo allora un proposta per chiudere al meglio la questione: dichiariamo “nullo” il corso di quest’anno e ritroviamoci tutti insieme l’anno prossimo. Al Diretùr il compito di risolvere la cosa con il CAI.

Da Parigi per ora è tutto, arrivederci alla cena di fine corso. Un abbraccio a tutti.

Fede e Gian

Qui il link per lo Slideshow 

 

 

TOUR DEL RUTOR 2016 – i nostri istruttori in gara

E’ trascorso quasi un mese dal Tour del Rutor, svoltosi nei giorni 1-2-3 aprile scorsi. Abbiamo dato spazio alle relazioni delle gite della Scuola ma ora è doveroso menzionare e ricordare  chi ha corso il Tour, una grande dura gara in tre stoiche giornate.

Due istruttori della Scuola di Scialpinismo, Riccardo Bertolino e Giamberto Picca Garino, erano iscritti alla gara e sono giunti al traguardo di una delle edizioni più dure e impegnative che si siano svolte in conseguenza ad un meteo decisamente avverso.

Proprio vero che “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare” e tale motto ben si addice alla gara di quest’anno dove oltre 600 Scialpinisti (la “S” maiuscola è voluta e dovuta) si sono sfidati sulle vette della Valgrisenche in 3 intensi giorni di competizione con oltre 7000 m di dislivello positivo.

skialptdr3

Riccardo, al ritorno della gara, mi aveva inviato una mail che qui riporto:

Con Gianberto siamo rientrati dalla nostra tre giorni valdostana.

E’ stata una bella avventura, gestita per noi al meglio.

E’ sempre molto emozionante mettere alla prova sé stessi nel fisico e nella mente e chiudere la gara rafforzando il legame con la montagna, con sé stessi e con il proprio compagno.

Sono stati giorni intensi e molto impegnativi a causa del meteo avverso. 

La prima tappa ci ha visto impegnati su 2400 metri di dislivello positivo e quasi 30 km di spostamento, 4 salite di cui una con ramponi su per un canale, discese impegnative tra alberi, e boschi impervi.

La seconda tappa è stata altrettanto dura, con 2200 m. di salite e ci ha visto affrontare un percorso in cresta provati dal freddo della bufera e bloccati in coda per 20’.

La terza tappa più corta… solo 1700 m. di salita… ci è sembrata quasi una passeggiata!

Giorno dopo giorno abbiamo recuperato posizioni e alla fine abbiamo chiuso alla pos. 231 (su 340 coppie iscritte) con un tempo totale di 12h23’.

Gianberto è stato un ottimo compagno: in salita ne aveva qualcosa in più e spesso mi precedeva, ma senza distanziarmi troppo. 

Io, a mia volta, lo guidavo nelle discese, molto impegnative sia per le pendenze che per la visibilità.

Torniamo a casa felici di questa ennesima prova superata.

Oggi, mentre andavo al lavoro, ero quasi stupito di non dover fare “dislivello”, un po’ già mi manca… forse mi devo preoccupare?

Vai a vedere i video delle tre tappe www.tourdurutor.com/wp/foto-e-video-2016/

A presto su per le vette. Richi

Trovate il tempo e guardate i tre video, sunto delle tre tappe, per rendervi conto di cosa voglia dire gareggiare nelle difficili condizioni in cui si sono espressi al massimo tutti i “duri” partecipanti.

Bravissimi Richi e Gianberto, complimenti!!!

D.D.