le “Girls” 2016

Siamo nel bel mezzo dell’estate, quasi tre mesi dalla fine del corso, e come da tradizione dobbiamo assolutamente ricordare le “girls” del 2016 – 51° corso.

Ecco il link allo slide show: vai allo Slideshow

Le allieve del 51° corso hanno dimostrato – ancora una volta – di essere più tenaci e determinate dei colleghi di sesso maschile: partite in 17, ammesse alla seconda parte del corso in 17. Nella prima parte del corso rappresentavano il 31% degli iscritti, nella seconda parte sono salite al 39% degli ammessi.

Ed i maschietti non dicano che il direttivo ha un debole per le allieve….

girls 2016

Buona estate a tutti, arrivederci a presto!

Il diretur

17/06/2016 – Cena di fine Corso

Innanzitutto un grazie a Monica che anche quest’anno ha messo a disposizione la sua casa affinché si festeggiasse tutti insieme, istruttori-allievi-amici, la fine del corso 2016.

Si è scelto di trovarsi insieme in una data scaramantica, venerdì 17, per tentare la sorte che questo corso non lo ha proprio accompagnato benevolmente.

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Le altre foto? vai allo Slideshow

Come da tradizione, gli allievi con il loro voto hanno nominato il miglior istruttore e la gita più bella delle 7 effettuate.

Degli istruttori primo in classifica : Luca!

Delle uscite la plurivotata: Monte Flassin (l’unica gita con sole tutto il giorno…!)

Un ringraziamento agli istruttori ed agli allievi, che hanno reso splendida una stagione troppo infastidita dal maltempo.

Buona estate a tutti!

 

Uscita del 7-8 Maggio – P.ta Adami e Rif. Gastaldi

Lo confessiamo: temevamo che prima poi avremmo ricevuto l’incarico di redigere la relazione della gita. Pensavamo di averla scampata ma Vittorio, all’ultimo momento, è piombato su di noi e non abbiamo avuto scampo.
Eccoci allora a stendere la relazione da Parigi, dove ci troviamo per qualche giorno di vacanza.

Prima di iniziare vogliamo però salutare e incoraggiare Olga che è stata vittima di uno sfortunato incidente che le ha procurato la frattura della tibia.
Fortunatamente, proprio oggi, abbiamo ricevuto un’immagine che la ritrae un pochino più serena.

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E adesso procediamo con ordine.

Sabato, solita sveglia antelucana e partenza anche se le previsioni non promettono nulla di buono.

Dal Pian della Mussa si parte alla volta di Punta Adami, quota 3168m.

Dopo un breve portage, puntiamo, sci ai piedi, a risalire il canalone d’Arnas.
Il tempo tiene e noi, gruppo delle diversamente giovani, fiduciose, mettiamo anche la protezione 50+ per reggere il confronto con le più giovani.

Mano a mano che procediamo lungo il canalone la salita si fa più impegnativa e ora si avanza più faticosamente, una gücia dopo l’altra. Accidenti, mai che me ne vengano due di seguito uguali: c’è sempre una piccola o grande imperfezione!

I nostri istruttori ci scortano sopportando i nostri discorsi. Olga è tra noi e ci anticipa il menù della serata: pizzoccheri che si riveleranno veramente ottimi. Ci parla di Roberto che ha passato quasi tre ore a sbriciolare i biscotti per il salame di cioccolato che ci aspetta a conclusione della cena (e intanto si guardava “Il Gattopardo”).

Ma torniamo alle cose serie.

Il canalone si fa sempre più stretto ed è sovrastato a destra da un costone roccioso quasi strapiombante. Meglio stare alla larga.
Qualcuno comincia a cadere: Enrico, il veterinario, scivola per parecchi metri e sbatte con una coscia contro una roccia. Dovrà rinunciare alla salita e aspettarci al rifugio. Anche Cristiana cade e Filippo si trasforma così nel suo personal trainer e l’accompagna in salita. Interviene anche il Diretur che porta, per diversi metri, gli sci a me e a Barbara.

All’uscita del canalone, dopo breve pausa, puntiamo verso il ghiacciaio della Bessanese, passiamo sotto la parete orientale della cima omonima, fin quasi sotto il colle, e poi pieghiamo a destra per risalire il ripido pendio finale che porta alla Punta Adami. Qui le condizioni peggiorano, ma ormai quest’anno siamo abituati e procediamo lenti ma determinati. Poco sotto la cima via gli sci e su con i ramponi, che per alcuni di noi sono una vera novità per cui è necessaria una breve istruzione su calzata e tecnica di avanzamento.

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Arriviamo in cima … non si vede nulla!!! Siamo immersi nelle nuvole e possiamo solo immaginare il panorama che ci perdiamo. Con Olga ci ripromettiamo di tornare la prossima estate tutti insieme.

Ci aspetta ora un bel pendio da scendere, la neve è però insidiosa … partiamo … ma alla seconda curva Olga purtroppo cade e noi presenti capiamo subito che si tratta di qualcosa di serio. Il Diretùr fa scendere il gruppo e insieme a quattro istruttori risale in rinforzo alla squadra di coda. Noi scendiamo al rifugio su una neve a tratti divertente ma con il pensiero sempre rivolto all’infortunata.

Le operazioni di soccorso sono penose, Olga è molto dolorante, ma i nostri istruttori danno veramente prova di grande capacità, tecnica e umana, e gestiscono perfettamente la situazione. Organizzata la barella e predisposte le opportune sicurezze, con grande cautela gli istruttori trasportano a valle Olga, in un punto dove può essere raggiunta da un elicottero del soccorso.

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Al rifugio veniamo accolti da Roberto con grande calore, nonostante l’apprensione per le condizioni della moglie. La cena è ottima e la compagnia altrettanto, Roberto è delizioso e si alterna tra sala e telefono. Arrivano notizie dall’ospedale: finalmente sono state fatte le lastre e veniamo a sapere che si tratta di frattura alla tibia … povera Olga!

Poi tutti a dormire.

L’indomani ci svegliamo … come al solito la nebbia è molto bassa e la visibilità quasi nulla. Si decide di salire al Colle d’Arnas.

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La salita diventerà una rapida toccata e fuga perché al colle il vento è fortissimo e ci costringe subito a ridiscendere.

Arrivati all’imbocco del canalone d’Arnas, siamo tutte preoccupate… come scenderemo? Il Diretùr ha però sempre, giustamente, la riposta: via gli sci e scendere con i ramponi… sollievo!

A metà canalone rimettiamo gli sci e scendiamo fin quasi al Pian della Mussa, che raggiungiamo a piedi un attimo prima che inizi a piovere.

Giungono nuove notizie dal CTO: Olga attende di essere operata. Forza Olga siamo tutti con te!

La gita è finita, e con essa il corso di quest’anno.

Un sincero e riconoscente grazie a tutti gli istruttori che ci hanno accompagnato, istruito e a volte sopportato, in questa stagione un po’ strana.

Le gite, a causa delle condizioni meteo, sono state forse poco entusiasmanti, ma dal punto di vista umano sono diventate, domenica dopo domenica, un appuntamento irrinunciabile per tutti noi.

Abbiamo allora un proposta per chiudere al meglio la questione: dichiariamo “nullo” il corso di quest’anno e ritroviamoci tutti insieme l’anno prossimo. Al Diretùr il compito di risolvere la cosa con il CAI.

Da Parigi per ora è tutto, arrivederci alla cena di fine corso. Un abbraccio a tutti.

Fede e Gian

Qui il link per lo Slideshow 

 

 

TOUR DEL RUTOR 2016 – i nostri istruttori in gara

E’ trascorso quasi un mese dal Tour del Rutor, svoltosi nei giorni 1-2-3 aprile scorsi. Abbiamo dato spazio alle relazioni delle gite della Scuola ma ora è doveroso menzionare e ricordare  chi ha corso il Tour, una grande dura gara in tre stoiche giornate.

Due istruttori della Scuola di Scialpinismo, Riccardo Bertolino e Giamberto Picca Garino, erano iscritti alla gara e sono giunti al traguardo di una delle edizioni più dure e impegnative che si siano svolte in conseguenza ad un meteo decisamente avverso.

Proprio vero che “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare” e tale motto ben si addice alla gara di quest’anno dove oltre 600 Scialpinisti (la “S” maiuscola è voluta e dovuta) si sono sfidati sulle vette della Valgrisenche in 3 intensi giorni di competizione con oltre 7000 m di dislivello positivo.

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Riccardo, al ritorno della gara, mi aveva inviato una mail che qui riporto:

Con Gianberto siamo rientrati dalla nostra tre giorni valdostana.

E’ stata una bella avventura, gestita per noi al meglio.

E’ sempre molto emozionante mettere alla prova sé stessi nel fisico e nella mente e chiudere la gara rafforzando il legame con la montagna, con sé stessi e con il proprio compagno.

Sono stati giorni intensi e molto impegnativi a causa del meteo avverso. 

La prima tappa ci ha visto impegnati su 2400 metri di dislivello positivo e quasi 30 km di spostamento, 4 salite di cui una con ramponi su per un canale, discese impegnative tra alberi, e boschi impervi.

La seconda tappa è stata altrettanto dura, con 2200 m. di salite e ci ha visto affrontare un percorso in cresta provati dal freddo della bufera e bloccati in coda per 20’.

La terza tappa più corta… solo 1700 m. di salita… ci è sembrata quasi una passeggiata!

Giorno dopo giorno abbiamo recuperato posizioni e alla fine abbiamo chiuso alla pos. 231 (su 340 coppie iscritte) con un tempo totale di 12h23’.

Gianberto è stato un ottimo compagno: in salita ne aveva qualcosa in più e spesso mi precedeva, ma senza distanziarmi troppo. 

Io, a mia volta, lo guidavo nelle discese, molto impegnative sia per le pendenze che per la visibilità.

Torniamo a casa felici di questa ennesima prova superata.

Oggi, mentre andavo al lavoro, ero quasi stupito di non dover fare “dislivello”, un po’ già mi manca… forse mi devo preoccupare?

Vai a vedere i video delle tre tappe www.tourdurutor.com/wp/foto-e-video-2016/

A presto su per le vette. Richi

Trovate il tempo e guardate i tre video, sunto delle tre tappe, per rendervi conto di cosa voglia dire gareggiare nelle difficili condizioni in cui si sono espressi al massimo tutti i “duri” partecipanti.

Bravissimi Richi e Gianberto, complimenti!!!

D.D.

Pensieri e riflessioni del dopo gita, by Fede

In questo preciso istante mi sento proprio come Galasso (non sparsa e scoordinata) con la voglia di scrivere e raccontare anche se nessuno me lo ha chiesto. Lo so, frequentarlo troppo mi fa male, ma prometto sarà solo per questa volta e poi lascerò la penna ai legittimi designati o al nostro Cavùr.

Non mi soffermerò sui dettagli tecnici della gita ma vorrei condividere con voi i pensieri, le riflessioni e i ricordi che mi hanno accompagnata in questa passata domenica piovosa.

Quando alle 5.50 sento la sveglia e lo scroscio della pioggia fuori dalla finestra penso “che bello oggi si dorme”, questa pia illusione dura circa un secondo perché in cuor mio lo so: il Diretur non desisterà mai!!!

Il primo ricordo richiamato alla memoria dal meteo nefasto non poteva che essere la gita dell’anno scorso in Valle Gesso, anche quella volta si trattava di una due giorni in rifugio ed anche in questo caso l’aggettivo migliore per descriverla fu “umida”. “Ti ricordi il sabato quanto pioveva?” “come potrei dimenticarmelo… avevo i girini negli scarponi!” “No Fede quello non era per via della pioggia ma perché nel tentativo di guadare un fiume ci sei finita dentro con gli sci!!!” Ops… me l’ero scordato!

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Nel frattempo ci siamo messi in marcia. Sono orfana di Thea, Valeria, Francesca (la mia socia) Alex (noto ai più come l’amico biondo) ma con me ci sono Valentina e Anna, gruppo storico! A guidarci c’è Frank che anche sotto la pioggia non perde la voglia di condividere con i suoi allievi un po’ del suo sapere, frutto di una lunga esperienza in montagna.

Giunti dove il pendio si fa più ripido i gruppi si distanziano per non sovraccaricare troppo il terreno su cui si è depositato un nuovo strato di neve. Si crea un piccolo ingorgo a valle di un “canalino” che richiede qualche gücia un poco più impegnativa e questo ci concede una piccola pausa.

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La sosta ci permette nuovamente di ripescare alcuni ricordi: “Vi ricordate il canale della Rocca dell’Abisso (Vale: è quella dell’elicottero!)” “Certo quasi tutti lo abbiamo fatto per metà due volte…ci avete raccattati stile biglie su un piano inclinato…Robi ha anche fatto strike su Cavùr!”

La gita prosegue tranquilla ed arriviamo in cima.

In discesa, con il monito del mitico Dutùr “non fatemi lavorare”, ne approfittiamo per consolidare una tecnica imbattibile di perdita di dislivello (parlare di sciare mi sembra eccessivo!): la derapata! In realtà trova ancora spazio l’apprendimento e ci cimentiamo nelle curve saltate… Impegno molto, risultato? vi basti il commento di Frank … “decorose” …

Versione 2

Come detto all’inizio non era la gita in sé che volevo raccontare ma i pensieri che l’hanno accompagnata: quasi alla fine del terzo ed ultimo anno di corso si tirano le somme e si pensa a tante cose.

In primo luogo: il prossimo anno come cacchio faccio ad aggregarmi? Il fotografo c’è, lo scrittore anche, non mi resta che propormi per fare le pulizie in sezione (non tentate di copiarmi l’idea eh?!).

Sto scherzando! il primo pensiero va sicuramente ai rapporti umani che si sono instaurati: alcuni di noi hanno trovato un/una compagno/a di vita (e parlo per esperienza) e sono certa quasi tutti dei legami di amicizia molto forti che non si limitano alle uscite in montagna…   Personalmente ho incontrato tra istruttori e allievi delle persone meravigliose con cui condividere grandi avventure montane e momenti di vita quotidiana. Credo sia questo il motore che spinga a partire da Roma (daje Maria) o dalla Svizzera per passare una domenica piovosa insieme.

Una parentesi speciale la vorrei dedicare alle “quote rosa”, al di là delle “foto di copertina” ci sono donne di grande capacità: Sara e Manuela Berta bravissime istruttrici che ti accompagnano in salita con il sorriso sulle labbra nonostante la fatica e in discesa nei boschetti polverosi, Kia l’emblema umano del detto “volere è potere”, Franci Restano uno scricciolo dal cuore grande ed il quadricipite potente,

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Laura (nuova allieva di quest’anno) che nonostante la gestione di lavoro casa e due figli adolescenti ha deciso di mettersi in gioco e provare questa nuova esperienza, Scheggia (alias Stefania) che oltre ad essere bravissima a giocare a tappo ormai si butta su qualsiasi discesa senza avere la minima paura, Sara solo una parola: genetica… e tutte le altre che non ho menzionato non sono da meno!

Il secondo pensiero (non in ordine di importanza!) va invece a quello che ho imparato. Se ripenso alla mia prima gita di Scialpinismo con la scuola mi viene in mente una delle puntate di “Pippo e lo sci”: al gancio in salita e (nonostante più di vent’anni di sci in pista) una frana in discesa! Mai avrei pensato che sarei riuscita a fare alcune delle cose che ho fatto, certo non saranno le imprese alpinistiche di Cuki, Frank, Vitto e il Diretùr né quelle agonistiche di Richi, Gianberto Luca o Giuse ma per me è stato straordinario! Il merito è di chi ha creduto in me e dei miei istruttori che durante il corso ed anche fuori mi hanno insegnato tantissime cose, non c’è una gita in cui non ripensi a qualcosa che ho imparato.

Ed è tutti loro che vorrei ringraziare:

Frank sei una risorsa preziosa per questa scuola, la voglia di insegnare e di aiutare gli allievi ti rende insostituibile.

Bandins grazie perché non perdi mai la voglia di raccontare quello che sai anche quando le allieve sono un pò petulanti 😉

Cuki andare in montagna con te è come andare a “spasso” con l’incarnazione umana dell’atlante delle Alpi!

Gianberto la tua pazienza quella prima gita è stata encomiabile, sai adeguarti al passo del più debole ed incoraggiarlo a non mollare.

Guadagnini e Furfi dei mostri in discesa!

Luca sciare cantando “maledetta primavera” è stato fantastico, riesci ad alternare simpatia e grande competenza!

Bertolotto la tua voglia di sperimentare, esplorare e il tuo occhio per la traccia mi hanno condotta in tante gite con e senza sci.

Vitto: a te un grazie particolare, nella scuola non siamo mai stati in gruppo insieme (tranne una volta) tutto quello che mi hai insegnato lo hai fatto nelle gite tra amici, quelle di puro piacere, mi hai permesso di crescere e di sfidarmi tenendomi sempre sotto controllo…e ora ti seguo anche nei canalini :))

Insomma grazie a tutti, citati e non, per la passione che avete e perché sapete trasmetterla!

Concludo augurando ai nuovi allievi attuali e futuri di riuscire a coltivare legami speciali come è successo a me e di apprendere quanto più possibile!

Buone gite a tutti!

Fede

Uscita 6 del 16-17/04/16 – Rocca Bianca

Prima uscita di 2 giorni con pernottamento a rifugio. Ecco l’attesa relazione a cura di Vale & Vale:

Lago di Ceresole.

Me lo ricordavo più bello.

Decisamente più blu.

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Già intontiti da un inusualmente pigro sabato mattina, perveniamo in quel ramo del lago, ad accoglierci la oramai consueta nebbia mista a pioggia, mista a depressione, mista a voglia di essere pensionati per poter sciare nei soleggiati giorni feriali.

Purtroppo alla pensione mi mancano ancora 14.432 giorni; decisamente troppi, lo scioglimento dei ghiacciai arriverà sicuramente prima.

Al Rifugio Mila, la scena dello scialpinismo piemontese viene divisa nelle due strutture disponibili. Con altri pochi eletti vengo assegnato al rifugio Muzio; il fatto che il Diretur non sia con noi non ci fa sperare nella bontà della location. Fortunatamente verremo smentiti.

Tra una passeggiata con gli stambecchi, un racconto sui “volatili” delle spiagge colombiane e uno sulle conseguenze (tragiche) del matrimonio, nonché il festeggiamento di due lauree (Complimenti!), la serata scivola veloce sotto le coperte di lana cotta.

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L’indomani stoicamente ci svegliamo presto, nella speranza di una pioggia battente possibilmente a carattere temporalesco. Chi guarda fuori si ributta sul letto tra lacrime di gioia pianificando uno scientifico avvinazzamento mattutino sfociante in molesti cori di gruppo e concludente con la perdita di coscienza. I più convinti si presentano all’appuntamento in costume da bagno e maglietta hawaiana, reduci da un after al sansa.

Tutti però sottovalutiamo il celeberrimo celodurismo degli istruttori.

  • Piove poco
  • La visibilità è buona
  • Poi si apre
  • Buchiamo le nuvole
  • 100 metri più in alto nevica
  • Tutte ste storie per due gocce
  • Poi ti penti per non essere venuto

Celodurismo che dopo un paio di ore di pioggia incessante è entrato in autopompamento ed è oramai inarrestabile. SI PARTE! Urlano. PER SPARTA! Qualcun’altro risponde.

La pioggia fa presto posto ad un timido sole e con gli sci in spalla risaliamo la strada del colle fin sopra i tornanti. Messi gli sci ai piedi apprezziamo l’eccellente rigelo notturno nonché la produttività azotata dei camosci, altro che sciolina.

Dopo i primi metri di usuali tafferugli le posizioni si stabilizzano e risaliamo tranquillamente la strada.

Poi sinceramente mi sono perso. Bianco su bianco, credo che solo Livio sapesse dove ci stesse portando, o almeno così mi piace pensare. Difatti dopo un tempo imprecisato, potevano essere 5 minuti come tre ore, la nebbia si alza e dinnanzi a noi si apre un anfiteatro roccioso dall’ambiente decisamente di alta montagna. Il morale ora è un po’ più sostenuto e consci che la salita sarà la parte più bella della gita, ci godiamo gli ultimi, troppo veloci, 200D+ che ci separano dalla Rocca Bianca.

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Ora… qui ci sono diverse versioni, ma i testi così recitano:

Esodo 14,15-15,1 – Allora Livio stese la mano sul cielo. E il Diretur, durante tutta la notte, risospinse l’aria con un forte vento d’oriente, rendendola limpida; le nuvole si divisero. 22 – Gli Allievi salirono nell’aria limpida, mentre le nuvole erano per loro una muraglia a destra e a sinistra. 23 – I Ciaspolatori li inseguirono con tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri, entrando dietro di loro. Eccetera eccetera.

Insomma: Sole!

Foto 4

Il resto della gita non ve lo racconto. Propongo di fermarci qui, con questa bella immagine nella nostra memoria della vista sul Nivolet in veste invernale, del tepore del cambio asciutto, del the caldo, del sol battito, dello stuzzichino a sci già spellati.

Foto 5

E anche oggi abbiamo scolpito i nostri nomi nella storia dello scialpinismo.

Un ringraziamento alla mia musa ispiratrice (n.d.s. questo inciso è l’unico contributo di Vale-ntina, peraltro corretto).

Vale & Vale

Foto 6

Altre foto? Ma certo!

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Ma non basta, abbiamo anche l’articolo dal nostro inviato in Brasile.

Da Rio de Janeiro vi parla Enrico Cavùr.

La prima uscita di due giorni della scuola CAI UGET è stata la notizia del giorno sui giornali carioca,  insieme all’ impeachment della Presidente Dilma Roussef.
Ne hanno parlato le pagine di sport (prima delle Olimpiadi) e quelle di costume e società.

Il vostro inviato,  impossibilitato a presenziare,  ha inizialmente pensato ad una sci alpinistica al Pan Di Zucchero (Pão de Açúcar) di ben 396 m s.l.m.
Il rischio valanghe era bassissimo, ma le guche molto impegnative.

Ha poi optato per un percorso Copacabana – Ipanema,  metri di dislivello zero, che è stato valorizzato dal vero momento clou delle gite: la ricerca Artva.
L’apparecchio è stato nascosto nella sabbia,  e cercato da più squadre di bagnanti.

Anche questa volta ha vinto la squadra a prevalenza femminile. Probabilmente i tanga hanno agevolato i movimenti,  rendendo più fluida l’azione (un consiglio per le prossime collezioni di Salewa,  Montura e C).

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Cavùr

Uscita 5 del 3/04/2016 – Jafferau

Essere il primo a relazionare dopo la magistrale lezione del prof Cavùr (al secolo: Cavùr. Ormai firma così anche gli assegni) mi ha riempito di incubi.

No. Stanotte non sognavo 1800 drammatici metri di dislivello, gucie da cardiopalmo sul filo delle pelli e spanciata a pelle di leone, e neppure croste mostruose avvinghianti sci, scarponi, gambe e tutto il resto.

No. Sognavo la relazione che mi aspettava sin da due uscite or sono (furbetto: al primo colpo ero riuscito ad incastrare Thea…). Con un’originalità, partorita dal vulcanico DarioDiretur (sempre DD). Ovvero. Per la prima volta abbiamo in scuola padre e figlio. Facciamogli fare una relazione a due mani!

E poiché ce ne sono addirittura due di queste coppie transgenerazionali, occhio cari amici, la prossima volta tocca a voi!

Pensavo ad un incipit, o ad una falsariga, tipo “Father and son” (Cat Stevens per i troppo giovani).  Ma poi che c’entrava? Una cippa.

Ma no. Ecco l’incipit. M’è uscito dal profondo, appena calzati gli sci ed iniziato ad ascendere, nella radiosa giornata di sport e convivialità che andava ad iniziare.

“La nebbia agli irti colli piovigginando sale

e sotto il maestrale

urla e biancheggia il mar

ma per le vie del borgo

tra il ribollir dei tini

va l’aspro odor dei vini

l’animo a rallegrar”

Non per far sfoggio di erudizione, ma l’ho citata a memoria. Imparata alle elementari. Poi la mia cultura si è fermata lì.

Nebbia. E caspita che nebbia!

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Scena già vista alla prima uscita. Quest’anno ci si ripete un po’ troppo, mannaggia la meteo.

Irti colli. Vabbè. Accettabili.

Piovigginando. Proprio! Ed anche un po’ di più!

Ci manca il mare. Ma il DD ci ha promesso che la prossima volta ci mette anche quello.

E finalmente!! “L’aspro odor dei vini l’animo a rallegrar!!” E quello sì! Sempre!

Attendete però pazientemente la descrizione a fine relazione. Ogni cosa a suo tempo.

Ed il poeta sì è dimenticato, nell’ordine:

1) il vento e le pietre affioranti sulla cima, per cui il DD, essenzialmente per non rovinare la piega alle capigliature delle numerose signore e signorine, ha deciso di ripiegare qualche metro prima

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2) la nevaccia marcia in basso, per cui saggiamente siamo discesi sulle piste.

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Allora: salita sotto la pioggia, poi la neve e la bufera.

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Discesa sulle piste.                     Poca storia?

Manca il clou della giornata!

La ricerca ARTVA!

Gran competizione a squadre.  Quattro per squadra.

3 ARTVA sepolti.

Inizialmente si pensava a seppellire tre istruttori, poi tre allievi, magari quelli che non sarebbero stati ammessi alla 2a parte del corso.

Poi si è detto che con una giornata così umida ci si poteva prendere un raffreddore a stare sotto un metro di neve.

Vince la squadra che disseppellisce in minor tempo i tre ARTVA.

Istruttori delle squadre gasatissimi, ad incitare i propri allievi: “se non vi piazzate tra i primi non vi faccio passare alla 2a parte del corso!”

Sonda in mano, in linea alla base della slavina (vabbè…il pendio sopra il bar dove ci siamo strafogati di zabaione), piede avanti pronti a scattare in salita.

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Dariodiretur, cronometro alla mano, pistola per lo start alla mano (no, non è vero, ma per la prossima volta gliela regaliamo) che fa: “accendete gli ARTVA!… Pronti?…Via!”

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Scatto da centometristi e pressochè immediata inchiodata perchè l’ARTVA non ce la fa a tenere quel ritmo ed impazzisce…, e poi caccia al sepolto.

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Cosa si vince? Non lo so. Forse il bacio (accademico) del DarioDiretur. E chissà perché ha vinto una squadra di sole belle fanciulle…

Onore al merito.

E c’è sicuramente più gradimento a immaginare che potresti mai esser dissepolto da una graziosa “girl” (citato dal sito) piuttosto che da un barbuto maschione.

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Permettetemi uno sprazzo di serietà per dire che un’esercitazione cosiffatta è stata da tutti  – compreso il sottoscritto – ritenuta molto, molto utile.

E finalmente: mangiamo e beviamo! E’ questo lo scopo delle gite di sci alpinismo, no?

O pensavate che fosse qualcos’altro?

Sì, ma piove.  Andiamo alla stazione! Normale. Si mangia alla stazione (di Beaulard) e si prende il treno in trattoria.

Una panchina sotto la tettoia funge da tavolo del buffet e l’assalto alle vivande è degno dell’assalto ai forni di manzoniana memoria o ai buffet congressuali della categoria medica (che conosco bene…)

Un TGV sfreccia ad un metro da torte, barbera, birre e prosciutti.

Qualcuno dei generosi ugetini vorrebbe offrire, ma va troppo veloce.

 

Accidenti.

Ho scritto tutto da solo.

Ma Francesco è una persona seria.

Nel senso che è ancora troppo giovane per sparare tutte le stupidaggini che un diversamente giovane come me si può permettere.

Caro DarioDiretur, per il momento lasciamo la penna a chi ha il fiato giusto per scrivere (magari anche un poco di più) e carichiamo di corde (e barelle, moschettoni, picche..pietre…) lo zaino delle giovani promesse.

Alla prossima!

Leo

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Uscita 4 del 20/03/2016 – Monte Flassin

La relazione di una gita è un genere letterario – come il poema epico, il romanzo, ecc. – poco noto, negletto, ma per nulla banale. Anni fa mi capitò – al Rifugio Val Gravio – di leggere in un vecchio bollettino G.E.A.T.  (Gruppo Escursionisti Accademici Torinesi) la relazione di una gita al Rocciamelone di metà del secolo scorso: un’epopea. Si partiva da Torino in treno e si passavano due giorni ed una notte  a camminare. Erano pagine entusiasmanti e coinvolgenti.

Le gite oggi sono meno eroiche; oltretutto, il canovaccio è sempre lo stesso: tragitto da Torino, salita, discesa, libagioni, ritorno a Torino. Si è solo è aggiunta (quasi) stabilmente la ricerca Artva, che però non fornisce al cronista grandi emozioni da raccontare (certo, se seppellissimo un Artva spento… o lo mettessimo in un vaso Ming da rompere con la sonda, qualcosa di divertente si ricaverebbe..).

Quindi, con tutta l’invidia per Simone Moro (eh… con una salita al Nanga Parbat, semo boni tutti a scrivere un libro…), mettere giù una relazione un po’ originale non è scontato.

Visto che gli anni avanzano, sento l’urgenza di dare qualche suggerimento, qualche umile dritta, per quando l’anziano cronista non avrà più la forza di reggere la penna in mano (specie dopo gite che hanno già messo a dura prova altre parti del corpo).

Orbene. Cari sci alpinisti/scrittori, è doveroso iniziare la relazione con una parte tecnico-descrittiva, una cosa tipo così:

* * *

Visto il rischio valanghe abbastanza alto e diffuso si sceglie una destinazione dove le condizioni sono più sicure: la Val d’Aosta. Meta la Valle del Gran san Bernardo, Monte Flassin.

Partenza dal Foyer de fond in località Flassin, quota 1.380m; salita nel bosco, pendio regolare, siamo in ombra, fa freschino. Si sale senza soste, di buon passo (fate qualche fermata, mannaggia! guardatevi intorno, seppellite qualche Artva…). Terminato il bosco, il panorama si apre e proseguiamo su versanti assolati, in un ambiente splendido.

Fermata alle baite a 2.258m, si sgranocchia qualcosa e si riparte. Pendii ora più ripidi, che richiedono qualche gucha; temperatura da forno.

Arriviamo alla sella tra il Monte Flassin e la Testa Codella, a quota 2620m; per proseguire si devono togliere gli sci e salire, su di un pendio erto ed arduo, per raggiungere i 2.772m della cima. Certo, i 1.240 metri di dislivello già percorsi basterebbero a giustificare la giornata… ma non ci sottraiamo ad altri 150m, che portano a quasi 1.400m il dislivello totale.

Dalla cima panorama s p e t t a c o l a r e !! Una corona di cime su di uno sfondo azzurro: il Bianco domina maestoso, ma si vede anche il Cervino, per citare solo le punte più prestigiose.

Riscendiamo alla sella, calziamo nuovamente gli sci ed iniziamo una discesa nell’ampio vallone. La neve non è male, in certi tratti anche bella. Alle radio giungono indicazioni per dare ordine e logica alla progressione, ed evitare che qualche gruppo scantoni seguendo l’ispirazione del momento.

Al bus, consuete libagioni, devo dire particolarmente ricche.

* * *

Terminata la parte tecnica, si potrebbe anche chiudere e mandare la mail con la relazione al Diretùr. Tuttavia, per impreziosire il racconto, consiglio un po’ di colore, un paio di spunti originali . Non è difficile coglierli; certo, bisogna stare un po’ attenti (ovviamente, se invece si punta la cima come un bracco da caccia e ci si ferma solo quando si arriva su, è più difficile).

Personalmente, negli anni ho affinato la tecnica, approfittando di naturali predisposizioni.  Il mio segreto è partire per primissimo, appena si avvia l’apertura.

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Tenendo un passo calibrato (ho detto calibrato, non lento..) e costante, pian piano tutti mi superano. Non mi fermo mai (tutto a portata di mano: cappello, guantini, mangiarini), così appena si fermano gli altri, io riguadagno posizioni.

Questo stile di progressione consente di scambiare quattro parole con quasi con tutti i compagni della colonna. Si tratta spesso di chiacchierate piacevoli, interessanti ed anche istruttive: può capitare di sentire il paradigma di fero (fero, fers, tuli, latum, ferre), di discorrere di Kerala e Karnataka (India), di gravidanze imminenti, di referendum sulle trivelle. Dopo qualche minuto di piacevole conversazione, la faccia si trasforma in un culo (nel senso che vengo superato, e mi appare solo il lato B); dopo un po’, un’altra faccia si affianca.

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E’ – in fin dei conti – questa la principale ragione per cui frequento la scuola dal 1987: il piacere della conversazione in ambiente alpino, con tante persone, ed un costante ricambio.

Oltre all’incedere lento pede, nel mio caso gioca a favore il ruolo ibrido, o meglio l’assenza di ruolo, che conferisce libertà di movimento. Scrivo alcune relazioni, ma lo faccio essenzialmente per trovare posto sul bus, e per essere sicuro che si ricordino di me (visto che non sono inserito in alcun gruppo, mi dico: se mi perdo, al più tardi mercoledì – non vedendo arrivare la relazione – se ne accorgono e mi vengono a  cercare…).

Quindi, tornando a noi: cari cronisti, occhi ed orecchie aperte, e state nel mezzo dell’azione.

Certo, ci vuole anche un po’ di fortuna, per trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Ad es., nella precedente gita,  la pregevole relazione di Thea mancava di un gustoso episodio; colgo l’occasione per porre rimedio alla lacuna.

Come si ricorderà, a  Nevache c’erano due bus, allievi ed istruttori; appartenendo ad un tertium genus, mi toccò in sorte il bus istruttori (e fidanzate).

Il clima era goliardico e ridanciano, soprattutto al ritorno (all’andata si dormiva); l’istruttore Fabio DSC_4500 ci fece sbellicare, raccontandoci come durante la discesa si era affiancato all’allievo Alex, così apostrofandolo “Guarda che la tua corda è messa male sullo zaino, rischi di perderla”. L’allievo prontamente si fermò per ricomporre lo zaino ed in quel momento l’istruttore si accorse che la sua corda era sparita, irrimediabilmente persa, preda di qualche ramo. Grande ilarità, e domanda “Ma il Diretùr che ti ha detto?!?”. “E’ stato molto comprensivo…”. In quel momento il bus davanti – che recava Diretùr ed allievi – inaspettatamente accosta, e ne scende Dario, con faccia scura… Sale sul nostro bus, e guarda Fabio (per richiedere un intervento di blando soccorso, si scoprirà) . In quel momento, non so cosa hanno pensato gli altri, ma a me è venuto in mente: “Ha ripensato alla corda, si è incazzato, adesso lo fa tornare a piedi a Torino….”

Ecco, relazione fatta. IMH_1

Cavùr

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Uscita 3 del 13/03/2016 – Nevache – Echaillon

E sì… fino a questa volta… l’avevo scampata perché il problema non è la gita… ma la relazione della gita!!

I miei compagni di sedili, sul pullman,  si sono coalizzati e al passar del Diretur… non ho avuto scampo!

Ma a questo punto… cosa scrivo?… però  so come la finirò!

Allora iniziamo con il dire che gli studi dei nostri istruttori  sono sempre ben fatti e i risultati si vedono: infatti lasciamo l’Italia sotto un cielo plumbeo  e arriviamo alla bellissima valle di Nevache dove il sole  sarebbe arrivato a breve.

Il  Diretur ci lascia dormire  per un po’… poi arriva il classico “Bene Ragazzi!”,  la divisione in gruppi e la solita “sbuffata” di chi  deve portare il materiale di soccorso, che, devo dire, quest’anno  non tocca sempre ai soliti! Bravo Diretur!!

Prima meta il rifugio “Buffére” , poi la Crete  de l’Echaillon.

Si inizia… con  un problemino di parcheggio pullman e insidiose lastre di ghiaccio, poi  parte la gita  con una piacevole passeggiata  in un paesaggio fiabesco (almeno per me) fino al Rifugio Buffére, una lunga fila  di vociare e ridere… perché il fiato ancora l’abbiamo!

Al rifugio  Luciano, aiutato da un ritorno molto gradito di Andrea,  si esibisce  nel suo racconto di cartografia: nord, sud,  ovest, est, versanti, linee… a dirla così sembra  fantascienza… invece  lo è! No, a parte gli scherzi, come disse Luciano: è più  facile da fare che da dire… quando lo sai!

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Poi si ricomincia a salire e alla fine non si sente più tanto parlare… abbiamo percorso 7,6 km  e circa 1000 metri di dislivello – non troppo freddo – non troppo caldo – neve in abbondanza: condizioni che di questi tempi non sono certo da poco.

E siamo in vetta,  ormai siamo una grande famiglia: si ride, si scambiano le libagioni  varie,  si fa salotto un pò a nord, a sud , a ovest ed a est… E dopo tutto questo riposo e un “summit” degli istruttori si decide di partire  “in coda” facendo una traccia controllata, la neve è pesante e la sicurezza  prima di tutto.  Per fortuna, non tutti i pendii  hanno la stessa esposizione, la neve cambia e c’è anche spazio  per  una bella sciata in libertà quasi in neve fresca. Oggi  ci sono le condizioni per tutto, anche per un bel ripasso di ricerca Artva con gli occhi  e le orecchie molto vigili di Livio e di Dario. Per finire, una bellissima discesa in mezzo al bosco  prima della stradina di ritorno a Nevache.

Qui scatta, come sempre, il nostro meglio, ormai i livelli raggiunti sono estremi: torte salate e torte dolci,  formaggi  e fragole alla panna… e questa volta abbiamo anche festeggiato il matrimonio di Valentina ed Enrico: la scuola fa anche di queste cose! Crea coppie e aiuta le coppie già esistenti  a coronare i classici sogni nel cassetto!

Concludo questa mia  relazione con una nota particolare per Cavùr:  ho detto al Diretur che la prossima domenica puoi venire con “noi”… solo se  prometti di non parlare e… cantare di calcio!!!!!

Per sempre… W  Juve!!!

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Uscita 2 del 21/02/16 – baita Chaligne e Cresta Tardiva

Gli auspici della celebre penna della scuola, Cavùr, hanno trovato piena realizzazione nella seconda uscita del corso, trascorsa lietamente in Val d’Aosta, sotto un cielo blu intenso e senza nuvole, illuminati da un sole splendente e ad una temperatura (forse) degna di altra stagione. Alla partenza, dal bivio per Buthier – Gorrey della statale SS27, a quota 1.160 metri circa, c’erano, infatti, circa 14 gradi e la temperatura si è mantenuta alta per l’intera giornata, tanto da farci dimenticare il freddo patito durante la prima uscita.

La meta della gita era la Baita Chaligne, situata a quota 2.225 metri circa, in un ampio alpeggio circondato da uno splendido panorama (perfino io ho riconosciuto il Cervino!).

Piacevole la salita, su pendii erbosi…ops, nevosi…e poi attraverso un bel bosco di larici, luogo ideale per praticare le “guce”, con qualche innocuo ruzzolone e sotto lo sguardo attento e paziente degli istruttori.

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Facendo parte delle retrovie ed essendo arrivata alla baita dopo l’ordine perentorio di radunare le truppe, impartito dal Direttore, mi sono crogiolata al sole insieme ad altri valorosi compagni d’avventure, mangiando allegramente ed osservando, di fronte, i gruppi di testa raggiungere la sella della Costa Tardiva, a quota 2.480 m (un altro gruppo si è fermato poco più in basso, lungo la cresta al Col Tardiva, a quota 2.410 m) e, alla sinistra, un curioso spettacolo.

Un manipolo di forti istruttori, prossimi ad un esame, si sono esibiti, sotto lo sguardo ammirato degli allievi, nella realizzazione di un confortevole bilocale (tecnicamente definito truna), scavato sotto la neve a forza di braccia.

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Terminata l’esibizione di prestanza fisica e raccolti i gruppi, è arrivato il momento dell’esercitazione ARTVA, che ci ha visto sparsi per l’assolato alpeggio ed impegnati, con diversi gradi di difficoltà, nella ricerca degli apparecchi sepolti.

Infine la discesa, su un manto nevoso piuttosto pesante e che si assottigliava sempre di più, tanto da generare qualche preoccupazione per l’incolumità dell’attrezzatura.

Caricati gli autobus e trovato un posto utile per la sosta, si è dato il via alla parte finale della gita, l’agognata abbuffata. In un tripudio di sapori e colori, si sono visti tanti visi sorridenti e seri sci alpinisti imbrattati di bagnetto delle acciughe al verde.

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E qui devo riportare, a richiesta, un avvenimento misterioso, ovvero la sparizione di una confezione di birra prima dell’inizio del banchetto. Sebbene si pensi ad una causa soprannaturale, gli eventuali responsabili umani burloni sono avvertiti…ho sentito augurare loro disturbi gastro-intestinali da parte dei colleghi rimasti, letteralmente, a bocca asciutta.

Concludo con una citazione di buon auspicio dell’amico Alex, che ha portato un contributo fondamentale alla stesura della relazione…”Viva la fioca!”…e che sia abbondante ma, prima di tutto, di qualità, perché la SSA Cai Uget ci tiene alla soddisfazione di istruttori ed allievi.

Delia

Le foto della gita?  >>>> vai allo  Slideshow

Abbiamo anche una carrellata di foto dell’ “Emergency unit”, il gruppo formato dal diretùr, dal medico, da 2 allieve e 2 allevi che nello zaino hanno il necessario per il primo soccorso e eventuale trasporto a valle di un infortunato: >>>> vai al 2°  Slideshow