Uscita 7 del 22/04/17 – Rifugio Gastaldi

Info per l’uscita di 2 giorni ( o 4 giorni per chi può fermarsi) dal Rifugio Gastaldi.

Ritrovo sabato 22/04 ore 7.50/8.00 a fronte del concessionario FORZA (Maserati) in Corso Giuseppe Garibaldi 187, Venaria (TO).

Corso Garibaldi è il proseguimento di Strada Altessano. Dopo lo stadio, superato il Centro commerciale Auchan, si entra nel territorio del comune di Venaria e la strada cambia nome in Corso Garibaldi. Il concessionario della Maserati resta sulla DX per chi proviene da Torino, oltre il Centro commerciale, prima dell’attraversamento della tangenziale. Lungo parcheggio nel controviale.

Per le salite in programma questa l’attrezzatura richiesta, oltre ovviamente a sci e pelli ed alla dotazione di autosoccorso (artva pala e sonda), oltre al casco che è assolutamente consigliato:

  1. rampant (coltelli per gli sci)
  2. ramponi
  3. imbrago con relativi cordini e 2 moschettoni
  4. picca (solo per chi si ferma 4 giorni)
  5. sacco lenzuolo x il pernottamento in rifugio

Notizie, al momento della messa on line, sulla strada di accesso al Pian della Mussa da Balme confermano che la strada è percorribile solo fino al ponte all’ingresso del Pian, poi segue neve discontinua. Dal Comune non ci sono previsioni di prossima apertura della strada.

Prezzi: x la mezza pensione al rifugio Gastaldi considerate 40€

Uscita 6 del 9/04/17 – Ciantiplagna

Cima Ciantiplagna dal Frais

Freschi e riposati dopo una tranquilla settimana con orario di lavoro ridotto a 4 ore giornaliere, ci ritroviamo domenica mattina carichi come molle, felici della sveglia delle 5.

Il viaggio (in pullman, ovviamente!) è come sempre tranquillo e confortevole, il caffè con dolcetto offerto da simpatici camerieri è solo uno dei pretesti per piacevoli chiacchiere.

Arrivati al Frais, infiliamo direttamente scarponi e sci, erano anni che non si vedeva tanta neve! Saliamo di buon passo tutti uniti raccontandoci le imprese settimanali visto che il fiato non manca. Raggiungiamo in fretta il primo colle, freschi come rose e per nulla accaldati.

A circa 2500 m di quota ci dilettiamo in mai noiose esercitazioni di cartografia durante le quali gli istruttori non possono che apprezzare quanto gli allievi si siano esercitati autonomamente a casa. Vorremmo tutti scavare qualche buco per sotterrare due o tre zaini… ma purtroppo la cima chiama.

Ripartiamo baldanzosi superando in breve tempo il Colle delle Vallette e percorriamo la cresta dirigendoci verso la Cima Ciantiplagna alla quale arriviamo tutti nel giro di un quarto d’ora. A quota 2849m il panorama è mozzafiato, nessuna nuvola disturba la vista sull’intero arco alpino. Il cambio della maglietta sudata è più un rito che una reale necessità, inoltre il sole e l’assenza di vento rendono il momento particolarmente gradevole.

É ora di scendere: ogni gruppo sceglie la propria linea su meravigliosi pendii perfettamente innevati. Senza fatica tutti conducono gli sci prodigandosi in grandiose acrobazie. A ogni curva si solleva un’onda di neve farinosa, più che sciare sembra di surfare.

Non appena iniziamo a sentire i primissimi dolori alle gambe la neve termina di fronte al parcheggio. Finalmente seduti a tavola gustiamo tutto il cibo condiviso.

La giornata ormai è finita, è ora di rientrare: chi più chi meno sonnecchia…

 

DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIN

Provati dopo una frenetica settimana di intenso lavoro, ci ritroviamo domenica mattina carichi di sonno, affaticati dalla sveglia delle 5…

 

Forse non è andata proprio così ma è senz’altro lo spirito con cui noi abbiamo affrontato la giornata, grazie a tutti!

Buona Pasqua,

Marta&Luca

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Uscita 5 del 2/04/17 – Gr. St. Bernard

Nel giorno del suo 50° compleanno Cavùr ci omaggia della seguente relazione:

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TUTORIAL

Lo sai che puoi organizzare una gita al Gran San Bernardo comodamente da casa tua??!

Trova una stanza, possibilmente con le pareti bianche, soffitto bianco, pavimento bianco (luce bianca, non intensa). Abbi cura di coprire le finestre con spessi cartoni bianchi, che potrai attaccare con la colla vinilica.

Fatto??!

Posiziona al centro della stanza un Tapis Roulant, oppure costruisci una grande ruota come quelle dei criceti

Fatto??!

Metti ai lati della stanza due potenti condizionatori, e spara al massimo aria gelida

Fatto??!

Calza scarponi da sci e sali sul Tapis Roulant. Abbigliamento da sci alpinismo, ma se vuoi puoi rimanere in pigiama.

Fatto??!

Incarica un amico/familiare di spruzzarti in faccia – senza mai smettere  – goccioline di acqua gelida. Per indirizzare il flusso, può servire un ventilatore.

Fatto??!

Bene, ora puoi iniziare!!!

Cammina per venti chilometri, sei ore circa.

Se vuoi, a metà percorso, puoi fare una pausa in salotto, e rifocillarti con un salamino al cervo. 7 €.

COLLE DEL GRAN SAN BERNARDO – CENNI STORICI

http://www.gransanbernardo.it/page.asp?ID=13

Il Valico: in un luogo spazzato frequentemente dal vento e dalle tempeste si eleva il colle del Gran San Bernardo (2472 m) che unisce Svizzera e Italia. La strada del colle, impraticabile per otto mesi all’anno per via delle imponenti nevicate, è ancora oggi preferita da molti come tramite tra i due versanti delle Alpi. I Romani, che gli diedero il nome di Mons Jovis, ne fecero il principale punto di attraversamento delle Alpi lungo l’asse Nord-Sud, e vi costruirono un tempio dove viaggiatori e soldati offrivano sacrifici per attirarsi il favore degli Dèi.

Ogni tanto ci capitano scuole di sci alpinismo, che vengono rifocillate dai Monaci Agostiniani. Dal versante svizzero, nelle giornate di bufera, salgono bambini dell’asilo e cani yorkshire.

http://www.aisb.it/hospice.html

Salire al Gran San Bernardo, oggi, può costituire un’esperienza densa di stimoli e di piacevolezze.
“Ché, fin del fondo, nell’inerpicarsi della strada tra campi e villaggi, avverti quel benessere a misura d’uomo che traspira dal rifiorire delle zone boschive.” E ancora lo stesso benessere, che non significa pigra agiatezza ma serenità di giorni in sintonia piena con la natura, lo ritrovi incarnato a 2.472m di altitudine, nei muri dell’ospizio: mute sentinelle di memorie e valori che dal passato sembrano levarsi, come un monito, sulle nebbie del domani. Già, il passato. Impossibile, quassù, prescinderne. Ed è un passato che ha non solo il respiro profondo della storia, ma le evanescenze fuggevoli del mito. Pensiamo al dio Juppiter Poenius, il cui tempietto dovette stagliarsi sul rigore di questi cieli. E pensiamo a certe figure mitologicamente titolate come Ercole e gli Argonauti che, secondo la tradizione, nel corso di alterne vicende sarebbero trascorsi per le stesse rupi.

Ercole e gli Argonauti non sono venuti… Si sono svegliati tardi, hanno optato per la pigra agiatezza, e si sono pure visti l’anticipo di campionato delle 12.00, in pantofole…  Juppiter Poenius ha detto che aveva un gancio con amici al bowling (ma secondo me ha fiutato il bidone e le nebbie dell’oggi…)

CONDIZIONI CONTRATTUALI AUTISTI BUS (STRALCIO) (aspettando Uber bus)

Art. 22  PERCORRIBILITA’ DELLE STRADE

Se nevica, se potrebbe nevicare, se ha nevicato, fermarsi a valle

ART. 23 POSTEGGIO E MANOVRA

Per la manovra  di inversione le dimensioni dello slargo devono essere almeno pari a quelle di Piazza San Marco. In caso non siano garantite, posteggiare a valle

ART. 54 SOSTA OBBLIGATORIA

Ogni autista, prima di riprendere la marcia, deve sostare per un numero di minuti uguale al numero dei gatti di Kia, moltiplicato per il numero degli scarponi del Diretur, sommato al dislivello del giorno, diviso per i rigori rubati dalla Giuve nel girone di andata.

CRONACA GITA (proprio perché non si può farne a meno)

Partenza da St. Rhemy, quota 1.620 (abbiamo messo gli sci sopra il paese, quota 1.730).

Arrivo all’Ospizio del colle del Gran San Bernardo, quota 2.473.

In salita abbiamo seguito solo nella parte finale la strada che sale al colle mentre in discesa l’abbiamo seguita tutta (consumando braccia e bastoncini).

Meta iniziale era il Fourchon (2.902 m).

Nota per Direttivo: il Collettivo Rivoluzionario Allievi/Aggregati  vorrebbe un impegno scritto che la quattro giorni 22/25 aprile si svolgerà effettivamente in Valtellina… per essere certi di non trovarsi a scarpinare sul passante di Mestre…

Cavùr

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Uscita 4 del 19/03/17 – Sella d’Asti

La Sella d’Asti!

Quando è uscita questa proposta mercoledì sera, durante la serata sulla cartografia, ci siamo detti : “proviamo, l’abbiamo mai fatta con la Scuola, ha un buon dislivello, 1350 m, un buon test per le prossime uscite, speriamo che la neve sia buona” ecc. ecc., una prima con gli sci per buona parte degli istruttori.

E vai! Ne è uscita una splendida gita con grandi soddisfazioni per tutti e a tutti vanno i complimenti del direttivo: agli allievi del primo anno, al bellissimo gruppo di giovanissimi degli anni 90 (tanti, bravi e belli!), alla pazienza degli istruttori, agli allievi che ci seguono già da qualche anno ed a quegli ex che non ci mollano.

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Non una relazione, di più: Paola e Maria ci regalano una splendida poesia!   Grazie, siete fantastiche!!!

ODE ALLA SSA

All’alba in corso Agnelli è l’adunata
per iniziare insieme una nuova giornata:
due bus con Val Varaita per destinazione,
quante levatacce per inseguire un’emozione!

Lesti e compatti dal piazzale di Chianale
il gruppo avanza dopo aver udito il segnale:
“alla Sella d’Asti siamo diretti!”
il Diretur ci indica i nuovi progetti.

Nel vallone ci ritroviamo a chiacchierare,
quanto è facile scivolare!
Ma l’insidiosa salita ci aspetta,
mentre l’arsura avanza sospetta…

che fatica giungere in vetta!

La cima è raggiunta, il gruppo respira
nel mentre l’arco alpino lo sguardo a sé attira.
Presto si scende in ordine sparso
la neve non mente: il freddo è scomparso…

A metà discesa Luca Berta ha una trovata,
tutti seduti come a teatro, pare di essere sulla balconata.
Con una grande interpretazione dei nostri istruttori
da una valanga due travolti tirano fuori.

L’abbuffata nel piazzale ha finalmente inizio:
acciughe con meringhe, di ogni cibo Vitto ha il vizio!
I suoi occhiali però san d’antico,
inizia la sfilata per la montatura che lo fa più fico.

Motori accesi è ora di andare,
c’è chi già ronfa e chi non smette mai di parlare.
Ammirando il Monviso che si tinge di rosa
c’è chi invece sogna la prossima gita avventurosa.

Giunte al termine del nostro resoconto,
un velo di malinconia tinge questo tramonto.
Del titolo di “aggregate” ormai ci fregiamo,
e badate bene, della SSA noi non ci scordiamo!

Maria e Paola

Uscita 3 del 5/03/17 – Col di Vers

Eccoci alla cronaca della terza uscita!

Tutto comincia con animi forse un poco sottotono: la meteo del sabato prevede forti venti da ovest, nubi e nevicate che potrebbero abbattere gli spiriti del gruppo se sommati alla sveglia pre-alba. Ciononostante, alle 6.15 ci presentiamo come buoni operai davanti ai cancelli della Fiat, pronti a sgobbare non per la paga, ma per l’appagamento di una giornata sugli sci.

Nel clima nebbioso che incontriamo uscendo da Torino, qualcuno approfitta della luce ancora rada per sonnecchiare,  qualcun altro si prepara psicologicamente per una giornata senza sole. In particolare gli allievi ripetenti, che hanno ormai sviluppato l’abitudine e una rassegnata attitudine alle uscite con maltempo fisso.

Uomini di poca fede! Il tempo di vivere all’interno dell’autobus in un microclima tropicale, tra turbinii freddi tipo blizzard, e poi ancora in una stabile temperatura ‘Algeria d’estate’, ecco che la magia: apriti cielo! Letteralmente. Sopra i frutteti e le montagne di cassette per il trasporto di mele, pere, kiwi (e non so cosa diamine cresca su quegli alberi) risplende il sole senza una nuvola a turbarlo. Il morale della truppa sale con la temperatura africana, e gli autobus carichi avanzano verso la Val Variata.

Con un pit-stop degno degli ingegneri Ferrari, il Diretur ci informa della destinazione ultima agognata, il Col de Vers con partenza dal paese di Bellino. La battuta qui ve la risparmio..

E si giunge quindi ai cancelletti di partenza ma.. orrore! Il Nemico*! La SUCAI! Ancora peggio, snowboarders! Il battaglione avversario ha già guadagnato il parcheggio e ci guarda in cagnesco con fare aggressivo mentre avanziamo tra di loro. Ma come dice quell’adagio di montagna, CAI che abbaia non morde. Non ci lasciamo intimidire, e anche la questione parcheggio sarà regolata più avanti.

Viene a seguire il consueto valzer dei preparativi: il sempre attuale gioco del ‘trova il tuo compagno’, la disperata corsa al bagno e il serissimo test artva.

Pronti? Via! Le pelli scivolano sull’abbondante neve fresca.

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Il gruppo marcia di buon passo, in testa al gruppo gli istruttori valutano con esperienza le linee di salita: a destra, pendenza, esposizione al sole, accumuli da vento; a sinistra linee dolci, ombra e manto più omogeneo. Gli apripista battono la traccia in testa al gruppo,  lasciandosi dietro un’autostrada a quattro corsie che, con tanto di aree di sosta, sinuosa sale sui pendii. Con disciplina di neo-patentati manteniamo la distanza di sicurezza nei punti più critici, incrociando talvolta le traiettorie degli ciaspolatori tavola-muniti, da cui, per fortuna, ci separiamo presto. Metro dopo metro,  il serpentone allungato scivola su per la valle, fino al colle dove già viene respinto indietro a qualche decina di metri più in basso dal freddo vento. Qualche intrepido (o sconsiderato) osa salire sul piccolo promontorio di roccia in mezzo al colle per ammirare il paesaggio: personalmente, questi ultimi metri sono stati la continuazione sul campo della lezione di mercoledì scorso su congelamento e ipotermia.

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Per fortuna, dopo il rito dello spellamento e del tè caldo, la discesa è divina! Urla di gioia! Resterà probabilmente la più bella della stagione – qualcuno propone anche di ripellare. Per sfortuna, la morfologia ci è avversa e siamo costretti a 20 interminabili metri saliti a scaletta; la truppa soffre in silenzio.

Alla soddisfazione per la bella giornata sugli sci si aggiunge la consueta scorpacciata di torte, crostate, vino e birra per ricostituire le riserve di glicogeno (giusto, dottore?).  Rivestiti, rifocillati e senza fretta alcuna causa blocco del traffico in città, resta ancora il tempo per far rispettare la gerarchia tra le sezioni torinesi: all’appello del boss, volontari imberbi e altrettanti canuti spostano di peso una Fiat Punto targata SUCAI con tanta facilità che sarebbe parso un esercizio di defaticamento, non fosse stata l’automobile in mezzo alla strada.

Alla prossima!

Francesco

*Ogni riferimento a inferiorità dei tavolari SUCAI potrebbe essere puramente casuale. Potrebbe.

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Uscita 2 del 19/02/17 – Genevris

CIMA GENEVRIS – 2536 mt

Relazione di Davide Saitta con la collaborazione di Camilla Travi

Eccoci, su base assolutamente volontaria (ndr grazie Vittorio, Roby e Fede) ci troviamo a redigere la nostra prima relazione. Appuntamento alle 6.30 al Mercatò di Rivoli quando la città ancora dorme, e tutto è ricoperto da una fitta nebbia. Il pullman è già lì, sapientemente munito di ruote Michelin (Camilla ha controllato personalmente), e pronto a partire. La meta è a noi ancora ignota, ma dopo qualche minuto il Diretur ci informa che quest’oggi il nostro obiettivo sarà la cima del Genevris – Sauze d’Oulx, per un totale di 1043 mt circa di dislivello. Dopo l’euforia iniziale della partenza, cala il silenzio, si spengono le luci e cerchiamo di riposarci ancora per un’oretta. Arrivati a Sauze il Diretur come di consueto, elenca i vari componenti dei gruppi e scopro con mia somma gioia che i miei istruttori sono Frank e Chiara. Dopo un primo check up all’attrezzatura e prova Artva si parte! Da Gran Villard marciamo tenendoci a destra (ovest) della strada che porta all’istituto zootecnico e si sale via via dal Gran Bosco. Come immaginavo Frank si è dimostrato fin da subito un grande leader, un insegnante scrupoloso, attento e mai superficiale. Anche Chiara è sempre stata molto gentile, professionale e disponibilissima nel rispondere alle nostre domande. Come un buon padre e una buona madre di famiglia ci hanno aiutato nella salita, spiegandoci trucchi per le “guce“, insegnandoci tutto ciò che riguarda la conformazione della neve e trasmettendoci tanta passione per questo sport. Per fortuna le gambe reggono (gli allenamenti della settimana sono serviti) e riusciamo a rimanere tutti abbastanza compatti. Il Gran Bosco ci offre un paesaggio stupendo, il silenzio e il sole che filtra tra gli alberi, creano un effetto quasi magico. Continuiamo a seguire le tracce formate dagli altri gruppi finché iniziamo a scorgere la cresta, il bunker e finalmente la vetta. Il gruppo nel frattempo cerca di farsi forza a vicenda (non si lascia indietro nessuno), e compatto riesce a raggiungere la meta. Soddisfatti e contenti, dagli zaini spuntano fuori ogni genere di cibo e bevande: bottiglia di Vov, panini, tè, cioccolata, barrette energetiche ecc. che neanche la borsa di Mary Poppins riuscirebbe a tirare fuori!

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Cambiati e “spellati”, ci rimettiamo in ordine e a gruppi iniziamo la discesa. Data la neve in alcuni punti non proprio facile, Frank e Chiara ci insegnano come riuscire a impostare bene le curve, ci esortano a tenere sempre bene il peso su entrambi gli sci e soprattutto a mantenere il busto in avanti, pena: portare lo zaino dimenticato da uno sbadato, se così possiamo definirlo, su in cima e che il Diretur stava “gioiosamente” indossando lato pancia per riconsegnarlo al rinco…ehm…rimba…va bè, avete capito! Le gambe ora iniziano a farsi sentire e anche il caldo, ma riusciamo comunque a raggiungere l’istituto zootecnico dove ci attendeva la lezione sulla ricerca del travolto con l’artva. Anche in questo caso la professionalità degli istruttori non è mancata, lo stesso Frank, facendo da cavia, si è fatto pungere con la sonda da noi allievi, mettendosi prudentemente una mano a proteggere i “gioielli di famiglia”, per farci capire le sensazioni di colpire un corpo elastico! Abbiamo imparato quale posizione assumere in caso di valanga, come utilizzare l’artva e come effettuare la ricerca.

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Terminata la lezione abbiamo continuato la discesa tornando al punto di partenza. A quel senso di stanchezza misto soddisfazione e gioia per la bella giornata passata, si è aggiunta la voragine piranha degli allievi e degli istruttori che in pochi minuti hanno ingurgitato i gustosi manicaretti sapientemente cucinati dalle reclute (tranne il mio perché me lo sono dimenticato sul tavolo della cucina…abbiate pietà della mia anima) e bevuto alcol a volontà! Detto questo, la gita si è conclusa con la LoBi che alla ricerca di un antro nascosto per espletare i propri bisogni, mostra le terga a tutto il pullman senza accorgersene! Concluderemo con una citazione che secondo noi è molto appropriata e con la speranza che la prossima gita ci riservi tanto sole e neve fresca!

Alcune ore di salita in montagna fanno di un briccone e di un santo due creature quasi uguali. La stanchezza è la via più breve verso l’uguaglianza e la fratellanza – e la libertà viene infine aggiunta dal sonno.
(Friedrich Nietzsche)

Ed ora, memorizzata la citazione, goditi le foto

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Uscita 1 del 05/02/17 – Clot della Soma

Come si legge nell’incipit di Anna Karenina:  “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo”.

Posto che la Scuola di Sci Alpinismo è un po’ una famiglia, ed è sicuramente una famiglia felice (non potrebbe essere diversamente, fondandosi su un’adesione volontaria  e senza vincoli negoziali duraturi…  sto pensando ad un mutuo…), si potrebbe parafrasare Tolstoj concludendo che ogni Corso si somiglia: le Uscite, le Lezioni, gli Istruttori,  gli allievi. Attori e scenario non mutano.

Poi, ogni stagione ha le sue peculiarità: c’è quella più fortunata come innevamento e meteo, e quella che invece sembra perseguitata dalla malasorte; ci sono leve vivaci e ben aggregate, altre meno.

Tuttavia, ogni annata – già si sa – si caratterizzerà per qualcosa di unico; per una gita fantastica, per una serata in rifugio, o anche solo per una frase, un episodio.

L’allitterazione “campa an toc ant’la stùa!”, seguita da un estroso “contrastate la porta!!”,  rievocheranno immediatamente ai più attempati la notte passata in una gelida baita di Pratorotondo, in un corso del 1988. La ricerca dello sci di un’avvenente allieva, disperso sotto metri di neve – che vide impegnata, con encomiabile dedizione, buona  parte dell’organico istruttori – è fissato nella memoria, anche dei più giovani, meglio della favola di Cenerentola e delle vicende della sua scarpetta (cfr. Cavùr, Relazione Uscita del 2.2.2014 – Bosco del Fraiteve).

Che ci riserverà il Corso 2017? Sicuramente qualche meteora, allievi comparsi per una sola stagione e svaniti insieme alla neve; ma forse anche qualche innesto stabile,  che magari assurgerà al gotha istruttori. Nasceranno certamente nuove  amicizie. E magari anche nuovi amori: qualche anno fa tali eventi erano rari, quieti, per lo più ignoti, ma comunque riservatissimi; l’aplomb sabaudo connotava anche il versante sentimentale. Da qualche tempo si registra una maggior vivacità…

Di ogni nuovo Corso il battesimo – più che la Presentazione o la Prima Lezione – è la Prima Uscita: un evento che inizia in una mattina buia e fredda, e che si gioca sui contrasti: da un lato gli allievi con l’entusiasmo timoroso della prima volta, i materiali che odorano e luccicano di nuovo, i gesti non ancora rodati, il metter – togliere – spostare, con la paura di dimenticare qualcosa; dall’altro gli istruttori, con l’entusiasmo rinnovato dall’inizio di una nuova stagione, nelle divise d’ordinanza e le sincronie ben note.

Quest’anno ricorre il trentennale della mia prima Uscita da allievo (la Rocca nera da Crissolo). Correva l’anno 1987; le immagini di allora hanno quella patina dei tempi andati, tipo il film Sapore di mare…

Lo sci alpinismo – per i neofiti come me – era qualcosa di ignoto, vagamente pericoloso e faticosissimo. Non ricordo se ci fosse una serata di presentazione, una lezione preliminare sui materiali; probabilmente sì, ma è certo che non ne ricavai alcuna indicazione utile. Mi presentai vestito con la stessa divisa che sfoggiavo sulle piste di Pian Benot, ma con qualche capo più pesante, per esorcizzare il timore di tormente glaciali che sicuramente mi avrebbero visto disperso… Indossai infatti un maglione di quelli che mi faceva mia nonna,  voluminosi e caldissimi. Calzati gli sci ed iniziata la marcia, per tenere un ritmo che mi sembrava indiavolato, non osai fermarmi fino a quando l’istruttore non autorizzò la svestizione: ma avevo oramai perso la metà dei liquidi corporei e prestazione ed esito della gita erano irrimediabilmente compromessi… La discesa fu un susseguirsi regolare di cadute, che avevano il solo pregio farmi perdere dislivello ed avvicinarmi all’auto.

Ho l’impressione che in allora l’approccio didattico privilegiasse l’esperienza diretta, che – come diceva Platone – non è trasmissibile: quindi, se l’allievo sbagliava a vestirsi (o a salire, o a scendere, ecc.), ne verificava le conseguenze sul campo, e – se sopravviveva – apprendeva e non dimenticava più…

Non era l’unica differenza rispetto ad ora.. Nella Scuola di quel tempo il clima era più formale e meno amichevole. Bastarono alcune frasi sul Liceo torinese che frequentai da giovane per privarmi del diritto al nome e vedermi affibbiato da allora il soprannome con il quale mi firmo, nella vulgata alpinistica.

Agli istruttori non si dava del Lei, ma il tono era deferente. L’attuale Diretùr era già presente nell’organico istruttori, ma giusto come un ragazzo di belle speranze (digito questa frase con il fremito di chi scrivesse “La prima volta che vidi Pelè faceva il raccattapalle” oppure “Quando conobbi Andreotti, era uno stagista al Senato”).

In quegli anni maturai il progetto di fondare una corrente filosofica con un nuovo approccio allo sci alpinismo, che battezzai “Lo sci alpinismo mite”: una rivoluzione nei ritmi, soprattutto di salita, che però non ha attecchito…

Ma veniamo alla prima gita del Corso 2017.

Meta il Clot della Soma, da Pragelato, 900 m di dislivello. Il tempo non è dei migliori: alla partenza da Torino pioviggina, all’arrivo a Pragelato nevica.

Saliamo sulle vecchie piste di Pragelato, non battute e deserte, con qualche puntata nel bosco. La neve appena caduta è soffice sotto i nostri sci, il paesaggio, con gli alberi innevati, da favola.

Il gruppo di testa è su in 2 ore, gli ultimi in un’ora in più. All’arrivo c’è un ampio locale, ricovero per materiali degli impianti, gatto delle nevi, ecc., che ci offre un riparo per mordere qualcosa, prima dell’esercitazione, focalizzata sull’uso delle sonde; questa volta si salta la ricerca Artva ed il suo festoso girovagare, e si considera il sepolto (uno zaino messo in una muta) già localizzato.

Luca Berta ci ammaestra con la consueta chiarezza sull’arte dell’uso della sonda, su come distinguere all’impatto con l’asta terreno e corpi sepolti … Di solito dispensa anche nozioni teoriche, nella convinzione che i concetti – ad una temperatura inferiore allo zero e con gli allievi in stato di ipotermia – si fissino meglio nella mente dei discenti di quanto farebbero al calduccio della sede della Tesoriera; ma questa volta è abbastanza clemente…

Il vero insegnamento pratico però ci attende alla discesa, ed è focalizzato sul concetto di “rinuncia”.

Abbiamo detto che la Prima Uscita è un battesimo, e come ogni battesimo che si rispetti, la liturgia prevede la formula rituale:

Rinunciate voi a libidinose serpentine sulla neve appena caduta?

Rinuncio!

Rinunciate voi alla tentazione di  discese a perdifiato nel bosco innevato?

Rinuncio!

Le avverse condizioni climatiche, con cielo molto coperto e nebbia, impedirebbero infatti interventi di soccorso dell’elicottero, ed impongono cautela. D’altra parte, la capacità di rinunciare è nozione fondamentale in montagna, ed è bene inculcarla fin dalla prima occasione.

Quindi, per scongiurare ogni rischio, si scende tutti (o quasi..) su di una traccia, in fila ordinata, dietro al Diretùr, come i sodomiti del canto di Brunetto Latini (Dante, Inf., XV).

Ammetto che dal 1987 ad oggi ho fatto discese di maggior soddisfazione… Invece le libagioni post gita sono state tra le migliori che ricordi, tra salami veri e salami al cioccolato, bugie e formaggi, di tutto di più, degno contorno al genetliaco del Diretùr! (sempre sia lodato).

Alla prossima!

Cavùr

Ed ora, dopo la lunga ma piacevole lettura, goditi le foto

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Prova in pista, 29/01/17, Jafferau

Buona la prima!

Splendida giornata, fredda ma con il sole e ottima neve per la prova in pista dei nuovi iscritti sulle nevi dello Jafferau.

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Due test in pista, uno fuori, ed il gioco è fatto: quasi tutti ammessi al corso 2017. Ma anche gli esclusi si sono divertiti e ci auguriamo vogliano riprovare il prossimo anno, approfittando di questa stagione per migliorare la tecnica di discesa.

Appuntamento con tutti mercoledì 1° febbraio per la serata didattica sull’autosoccorso in valanga.

Ed ora le foto:

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PROGRAMMA CORSI 2017

 

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Ecco il programma per l’anno 2017:

Presentazione dei corsi: mercoledì 11 Gennaio 2017, in Sede, ore 21

Perfezionamento Iscrizioni: mercoledì 18 Gennaio 2017, in Sede, ore 21

Prima parte
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25 Gennaio 2017 – L’attrezzatura invernale per lo sci alpinismo e consigli per la manutenzione degli attrezzi, in Sede, ore 21.15

29 Gennaio 2017 – Prova in pista con gli sci

01 Febbraio 2017 – Ricerca e recupero del travolto da valanga, in Sede, ore 21.15

05 Febbraio 2017 – 1º uscita

15 Febbraio 2017 – Neve e valanghe, in Sede, ore 21.15

19 Febbraio 2017 – 2º uscita

01 Marzo 2017 – Cartografia, orientamento e GPS, in Sede, ore 21.15

05 Marzo 2017 – 3º uscita

15 Marzo 2017 – La parola al medico: patologie, primo soccorso e alimentazione, in Sede, ore 21.15

19 Marzo 2017 – 4º uscita

29 Marzo 2017 – Responsabilità e Assicurazione , in Sede, ore 21.15

02 Aprile 2017 – 5º uscita

Seconda parte
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05 Aprile 2017 – Elementi di meteorologia, in Sede, ore 21.15

09 Aprile 2017 – 6º uscita

19 Aprile 2017 – Nodi e manovre di corda, in Sede, ore 21

22-25 Aprile 2017 – 7º uscita, pernottamento in rifugio (3 notti)

03 Maggio 2017 – Scelta e condotta della gita, in Sede, ore 21.15

06-07 Maggio 2017 – 8º uscita, pernottamento in rifugio

13-14 Maggio 2017 – eventuale gita di recupero