Uscita 4 del 19/03/17 – Sella d’Asti

La Sella d’Asti!

Quando è uscita questa proposta mercoledì sera, durante la serata sulla cartografia, ci siamo detti : “proviamo, l’abbiamo mai fatta con la Scuola, ha un buon dislivello, 1350 m, un buon test per le prossime uscite, speriamo che la neve sia buona” ecc. ecc., una prima con gli sci per buona parte degli istruttori.

E vai! Ne è uscita una splendida gita con grandi soddisfazioni per tutti e a tutti vanno i complimenti del direttivo: agli allievi del primo anno, al bellissimo gruppo di giovanissimi degli anni 90 (tanti, bravi e belli!), alla pazienza degli istruttori, agli allievi che ci seguono già da qualche anno ed a quegli ex che non ci mollano.

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Non una relazione, di più: Paola e Maria ci regalano una splendida poesia!   Grazie, siete fantastiche!!!

ODE ALLA SSA

All’alba in corso Agnelli è l’adunata
per iniziare insieme una nuova giornata:
due bus con Val Varaita per destinazione,
quante levatacce per inseguire un’emozione!

Lesti e compatti dal piazzale di Chianale
il gruppo avanza dopo aver udito il segnale:
“alla Sella d’Asti siamo diretti!”
il Diretur ci indica i nuovi progetti.

Nel vallone ci ritroviamo a chiacchierare,
quanto è facile scivolare!
Ma l’insidiosa salita ci aspetta,
mentre l’arsura avanza sospetta…

che fatica giungere in vetta!

La cima è raggiunta, il gruppo respira
nel mentre l’arco alpino lo sguardo a sé attira.
Presto si scende in ordine sparso
la neve non mente: il freddo è scomparso…

A metà discesa Luca Berta ha una trovata,
tutti seduti come a teatro, pare di essere sulla balconata.
Con una grande interpretazione dei nostri istruttori
da una valanga due travolti tirano fuori.

L’abbuffata nel piazzale ha finalmente inizio:
acciughe con meringhe, di ogni cibo Vitto ha il vizio!
I suoi occhiali però san d’antico,
inizia la sfilata per la montatura che lo fa più fico.

Motori accesi è ora di andare,
c’è chi già ronfa e chi non smette mai di parlare.
Ammirando il Monviso che si tinge di rosa
c’è chi invece sogna la prossima gita avventurosa.

Giunte al termine del nostro resoconto,
un velo di malinconia tinge questo tramonto.
Del titolo di “aggregate” ormai ci fregiamo,
e badate bene, della SSA noi non ci scordiamo!

Maria e Paola

Uscita 3 del 5/03/17 – Col di Vers

Eccoci alla cronaca della terza uscita!

Tutto comincia con animi forse un poco sottotono: la meteo del sabato prevede forti venti da ovest, nubi e nevicate che potrebbero abbattere gli spiriti del gruppo se sommati alla sveglia pre-alba. Ciononostante, alle 6.15 ci presentiamo come buoni operai davanti ai cancelli della Fiat, pronti a sgobbare non per la paga, ma per l’appagamento di una giornata sugli sci.

Nel clima nebbioso che incontriamo uscendo da Torino, qualcuno approfitta della luce ancora rada per sonnecchiare,  qualcun altro si prepara psicologicamente per una giornata senza sole. In particolare gli allievi ripetenti, che hanno ormai sviluppato l’abitudine e una rassegnata attitudine alle uscite con maltempo fisso.

Uomini di poca fede! Il tempo di vivere all’interno dell’autobus in un microclima tropicale, tra turbinii freddi tipo blizzard, e poi ancora in una stabile temperatura ‘Algeria d’estate’, ecco che la magia: apriti cielo! Letteralmente. Sopra i frutteti e le montagne di cassette per il trasporto di mele, pere, kiwi (e non so cosa diamine cresca su quegli alberi) risplende il sole senza una nuvola a turbarlo. Il morale della truppa sale con la temperatura africana, e gli autobus carichi avanzano verso la Val Variata.

Con un pit-stop degno degli ingegneri Ferrari, il Diretur ci informa della destinazione ultima agognata, il Col de Vers con partenza dal paese di Bellino. La battuta qui ve la risparmio..

E si giunge quindi ai cancelletti di partenza ma.. orrore! Il Nemico*! La SUCAI! Ancora peggio, snowboarders! Il battaglione avversario ha già guadagnato il parcheggio e ci guarda in cagnesco con fare aggressivo mentre avanziamo tra di loro. Ma come dice quell’adagio di montagna, CAI che abbaia non morde. Non ci lasciamo intimidire, e anche la questione parcheggio sarà regolata più avanti.

Viene a seguire il consueto valzer dei preparativi: il sempre attuale gioco del ‘trova il tuo compagno’, la disperata corsa al bagno e il serissimo test artva.

Pronti? Via! Le pelli scivolano sull’abbondante neve fresca.

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Il gruppo marcia di buon passo, in testa al gruppo gli istruttori valutano con esperienza le linee di salita: a destra, pendenza, esposizione al sole, accumuli da vento; a sinistra linee dolci, ombra e manto più omogeneo. Gli apripista battono la traccia in testa al gruppo,  lasciandosi dietro un’autostrada a quattro corsie che, con tanto di aree di sosta, sinuosa sale sui pendii. Con disciplina di neo-patentati manteniamo la distanza di sicurezza nei punti più critici, incrociando talvolta le traiettorie degli ciaspolatori tavola-muniti, da cui, per fortuna, ci separiamo presto. Metro dopo metro,  il serpentone allungato scivola su per la valle, fino al colle dove già viene respinto indietro a qualche decina di metri più in basso dal freddo vento. Qualche intrepido (o sconsiderato) osa salire sul piccolo promontorio di roccia in mezzo al colle per ammirare il paesaggio: personalmente, questi ultimi metri sono stati la continuazione sul campo della lezione di mercoledì scorso su congelamento e ipotermia.

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Per fortuna, dopo il rito dello spellamento e del tè caldo, la discesa è divina! Urla di gioia! Resterà probabilmente la più bella della stagione – qualcuno propone anche di ripellare. Per sfortuna, la morfologia ci è avversa e siamo costretti a 20 interminabili metri saliti a scaletta; la truppa soffre in silenzio.

Alla soddisfazione per la bella giornata sugli sci si aggiunge la consueta scorpacciata di torte, crostate, vino e birra per ricostituire le riserve di glicogeno (giusto, dottore?).  Rivestiti, rifocillati e senza fretta alcuna causa blocco del traffico in città, resta ancora il tempo per far rispettare la gerarchia tra le sezioni torinesi: all’appello del boss, volontari imberbi e altrettanti canuti spostano di peso una Fiat Punto targata SUCAI con tanta facilità che sarebbe parso un esercizio di defaticamento, non fosse stata l’automobile in mezzo alla strada.

Alla prossima!

Francesco

*Ogni riferimento a inferiorità dei tavolari SUCAI potrebbe essere puramente casuale. Potrebbe.

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Uscita 2 del 19/02/17 – Genevris

CIMA GENEVRIS – 2536 mt

Relazione di Davide Saitta con la collaborazione di Camilla Travi

Eccoci, su base assolutamente volontaria (ndr grazie Vittorio, Roby e Fede) ci troviamo a redigere la nostra prima relazione. Appuntamento alle 6.30 al Mercatò di Rivoli quando la città ancora dorme, e tutto è ricoperto da una fitta nebbia. Il pullman è già lì, sapientemente munito di ruote Michelin (Camilla ha controllato personalmente), e pronto a partire. La meta è a noi ancora ignota, ma dopo qualche minuto il Diretur ci informa che quest’oggi il nostro obiettivo sarà la cima del Genevris – Sauze d’Oulx, per un totale di 1043 mt circa di dislivello. Dopo l’euforia iniziale della partenza, cala il silenzio, si spengono le luci e cerchiamo di riposarci ancora per un’oretta. Arrivati a Sauze il Diretur come di consueto, elenca i vari componenti dei gruppi e scopro con mia somma gioia che i miei istruttori sono Frank e Chiara. Dopo un primo check up all’attrezzatura e prova Artva si parte! Da Gran Villard marciamo tenendoci a destra (ovest) della strada che porta all’istituto zootecnico e si sale via via dal Gran Bosco. Come immaginavo Frank si è dimostrato fin da subito un grande leader, un insegnante scrupoloso, attento e mai superficiale. Anche Chiara è sempre stata molto gentile, professionale e disponibilissima nel rispondere alle nostre domande. Come un buon padre e una buona madre di famiglia ci hanno aiutato nella salita, spiegandoci trucchi per le “guce“, insegnandoci tutto ciò che riguarda la conformazione della neve e trasmettendoci tanta passione per questo sport. Per fortuna le gambe reggono (gli allenamenti della settimana sono serviti) e riusciamo a rimanere tutti abbastanza compatti. Il Gran Bosco ci offre un paesaggio stupendo, il silenzio e il sole che filtra tra gli alberi, creano un effetto quasi magico. Continuiamo a seguire le tracce formate dagli altri gruppi finché iniziamo a scorgere la cresta, il bunker e finalmente la vetta. Il gruppo nel frattempo cerca di farsi forza a vicenda (non si lascia indietro nessuno), e compatto riesce a raggiungere la meta. Soddisfatti e contenti, dagli zaini spuntano fuori ogni genere di cibo e bevande: bottiglia di Vov, panini, tè, cioccolata, barrette energetiche ecc. che neanche la borsa di Mary Poppins riuscirebbe a tirare fuori!

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Cambiati e “spellati”, ci rimettiamo in ordine e a gruppi iniziamo la discesa. Data la neve in alcuni punti non proprio facile, Frank e Chiara ci insegnano come riuscire a impostare bene le curve, ci esortano a tenere sempre bene il peso su entrambi gli sci e soprattutto a mantenere il busto in avanti, pena: portare lo zaino dimenticato da uno sbadato, se così possiamo definirlo, su in cima e che il Diretur stava “gioiosamente” indossando lato pancia per riconsegnarlo al rinco…ehm…rimba…va bè, avete capito! Le gambe ora iniziano a farsi sentire e anche il caldo, ma riusciamo comunque a raggiungere l’istituto zootecnico dove ci attendeva la lezione sulla ricerca del travolto con l’artva. Anche in questo caso la professionalità degli istruttori non è mancata, lo stesso Frank, facendo da cavia, si è fatto pungere con la sonda da noi allievi, mettendosi prudentemente una mano a proteggere i “gioielli di famiglia”, per farci capire le sensazioni di colpire un corpo elastico! Abbiamo imparato quale posizione assumere in caso di valanga, come utilizzare l’artva e come effettuare la ricerca.

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Terminata la lezione abbiamo continuato la discesa tornando al punto di partenza. A quel senso di stanchezza misto soddisfazione e gioia per la bella giornata passata, si è aggiunta la voragine piranha degli allievi e degli istruttori che in pochi minuti hanno ingurgitato i gustosi manicaretti sapientemente cucinati dalle reclute (tranne il mio perché me lo sono dimenticato sul tavolo della cucina…abbiate pietà della mia anima) e bevuto alcol a volontà! Detto questo, la gita si è conclusa con la LoBi che alla ricerca di un antro nascosto per espletare i propri bisogni, mostra le terga a tutto il pullman senza accorgersene! Concluderemo con una citazione che secondo noi è molto appropriata e con la speranza che la prossima gita ci riservi tanto sole e neve fresca!

Alcune ore di salita in montagna fanno di un briccone e di un santo due creature quasi uguali. La stanchezza è la via più breve verso l’uguaglianza e la fratellanza – e la libertà viene infine aggiunta dal sonno.
(Friedrich Nietzsche)

Ed ora, memorizzata la citazione, goditi le foto

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Uscita 1 del 05/02/17 – Clot della Soma

Come si legge nell’incipit di Anna Karenina:  “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo”.

Posto che la Scuola di Sci Alpinismo è un po’ una famiglia, ed è sicuramente una famiglia felice (non potrebbe essere diversamente, fondandosi su un’adesione volontaria  e senza vincoli negoziali duraturi…  sto pensando ad un mutuo…), si potrebbe parafrasare Tolstoj concludendo che ogni Corso si somiglia: le Uscite, le Lezioni, gli Istruttori,  gli allievi. Attori e scenario non mutano.

Poi, ogni stagione ha le sue peculiarità: c’è quella più fortunata come innevamento e meteo, e quella che invece sembra perseguitata dalla malasorte; ci sono leve vivaci e ben aggregate, altre meno.

Tuttavia, ogni annata – già si sa – si caratterizzerà per qualcosa di unico; per una gita fantastica, per una serata in rifugio, o anche solo per una frase, un episodio.

L’allitterazione “campa an toc ant’la stùa!”, seguita da un estroso “contrastate la porta!!”,  rievocheranno immediatamente ai più attempati la notte passata in una gelida baita di Pratorotondo, in un corso del 1988. La ricerca dello sci di un’avvenente allieva, disperso sotto metri di neve – che vide impegnata, con encomiabile dedizione, buona  parte dell’organico istruttori – è fissato nella memoria, anche dei più giovani, meglio della favola di Cenerentola e delle vicende della sua scarpetta (cfr. Cavùr, Relazione Uscita del 2.2.2014 – Bosco del Fraiteve).

Che ci riserverà il Corso 2017? Sicuramente qualche meteora, allievi comparsi per una sola stagione e svaniti insieme alla neve; ma forse anche qualche innesto stabile,  che magari assurgerà al gotha istruttori. Nasceranno certamente nuove  amicizie. E magari anche nuovi amori: qualche anno fa tali eventi erano rari, quieti, per lo più ignoti, ma comunque riservatissimi; l’aplomb sabaudo connotava anche il versante sentimentale. Da qualche tempo si registra una maggior vivacità…

Di ogni nuovo Corso il battesimo – più che la Presentazione o la Prima Lezione – è la Prima Uscita: un evento che inizia in una mattina buia e fredda, e che si gioca sui contrasti: da un lato gli allievi con l’entusiasmo timoroso della prima volta, i materiali che odorano e luccicano di nuovo, i gesti non ancora rodati, il metter – togliere – spostare, con la paura di dimenticare qualcosa; dall’altro gli istruttori, con l’entusiasmo rinnovato dall’inizio di una nuova stagione, nelle divise d’ordinanza e le sincronie ben note.

Quest’anno ricorre il trentennale della mia prima Uscita da allievo (la Rocca nera da Crissolo). Correva l’anno 1987; le immagini di allora hanno quella patina dei tempi andati, tipo il film Sapore di mare…

Lo sci alpinismo – per i neofiti come me – era qualcosa di ignoto, vagamente pericoloso e faticosissimo. Non ricordo se ci fosse una serata di presentazione, una lezione preliminare sui materiali; probabilmente sì, ma è certo che non ne ricavai alcuna indicazione utile. Mi presentai vestito con la stessa divisa che sfoggiavo sulle piste di Pian Benot, ma con qualche capo più pesante, per esorcizzare il timore di tormente glaciali che sicuramente mi avrebbero visto disperso… Indossai infatti un maglione di quelli che mi faceva mia nonna,  voluminosi e caldissimi. Calzati gli sci ed iniziata la marcia, per tenere un ritmo che mi sembrava indiavolato, non osai fermarmi fino a quando l’istruttore non autorizzò la svestizione: ma avevo oramai perso la metà dei liquidi corporei e prestazione ed esito della gita erano irrimediabilmente compromessi… La discesa fu un susseguirsi regolare di cadute, che avevano il solo pregio farmi perdere dislivello ed avvicinarmi all’auto.

Ho l’impressione che in allora l’approccio didattico privilegiasse l’esperienza diretta, che – come diceva Platone – non è trasmissibile: quindi, se l’allievo sbagliava a vestirsi (o a salire, o a scendere, ecc.), ne verificava le conseguenze sul campo, e – se sopravviveva – apprendeva e non dimenticava più…

Non era l’unica differenza rispetto ad ora.. Nella Scuola di quel tempo il clima era più formale e meno amichevole. Bastarono alcune frasi sul Liceo torinese che frequentai da giovane per privarmi del diritto al nome e vedermi affibbiato da allora il soprannome con il quale mi firmo, nella vulgata alpinistica.

Agli istruttori non si dava del Lei, ma il tono era deferente. L’attuale Diretùr era già presente nell’organico istruttori, ma giusto come un ragazzo di belle speranze (digito questa frase con il fremito di chi scrivesse “La prima volta che vidi Pelè faceva il raccattapalle” oppure “Quando conobbi Andreotti, era uno stagista al Senato”).

In quegli anni maturai il progetto di fondare una corrente filosofica con un nuovo approccio allo sci alpinismo, che battezzai “Lo sci alpinismo mite”: una rivoluzione nei ritmi, soprattutto di salita, che però non ha attecchito…

Ma veniamo alla prima gita del Corso 2017.

Meta il Clot della Soma, da Pragelato, 900 m di dislivello. Il tempo non è dei migliori: alla partenza da Torino pioviggina, all’arrivo a Pragelato nevica.

Saliamo sulle vecchie piste di Pragelato, non battute e deserte, con qualche puntata nel bosco. La neve appena caduta è soffice sotto i nostri sci, il paesaggio, con gli alberi innevati, da favola.

Il gruppo di testa è su in 2 ore, gli ultimi in un’ora in più. All’arrivo c’è un ampio locale, ricovero per materiali degli impianti, gatto delle nevi, ecc., che ci offre un riparo per mordere qualcosa, prima dell’esercitazione, focalizzata sull’uso delle sonde; questa volta si salta la ricerca Artva ed il suo festoso girovagare, e si considera il sepolto (uno zaino messo in una muta) già localizzato.

Luca Berta ci ammaestra con la consueta chiarezza sull’arte dell’uso della sonda, su come distinguere all’impatto con l’asta terreno e corpi sepolti … Di solito dispensa anche nozioni teoriche, nella convinzione che i concetti – ad una temperatura inferiore allo zero e con gli allievi in stato di ipotermia – si fissino meglio nella mente dei discenti di quanto farebbero al calduccio della sede della Tesoriera; ma questa volta è abbastanza clemente…

Il vero insegnamento pratico però ci attende alla discesa, ed è focalizzato sul concetto di “rinuncia”.

Abbiamo detto che la Prima Uscita è un battesimo, e come ogni battesimo che si rispetti, la liturgia prevede la formula rituale:

Rinunciate voi a libidinose serpentine sulla neve appena caduta?

Rinuncio!

Rinunciate voi alla tentazione di  discese a perdifiato nel bosco innevato?

Rinuncio!

Le avverse condizioni climatiche, con cielo molto coperto e nebbia, impedirebbero infatti interventi di soccorso dell’elicottero, ed impongono cautela. D’altra parte, la capacità di rinunciare è nozione fondamentale in montagna, ed è bene inculcarla fin dalla prima occasione.

Quindi, per scongiurare ogni rischio, si scende tutti (o quasi..) su di una traccia, in fila ordinata, dietro al Diretùr, come i sodomiti del canto di Brunetto Latini (Dante, Inf., XV).

Ammetto che dal 1987 ad oggi ho fatto discese di maggior soddisfazione… Invece le libagioni post gita sono state tra le migliori che ricordi, tra salami veri e salami al cioccolato, bugie e formaggi, di tutto di più, degno contorno al genetliaco del Diretùr! (sempre sia lodato).

Alla prossima!

Cavùr

Ed ora, dopo la lunga ma piacevole lettura, goditi le foto

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Prova in pista, 29/01/17, Jafferau

Buona la prima!

Splendida giornata, fredda ma con il sole e ottima neve per la prova in pista dei nuovi iscritti sulle nevi dello Jafferau.

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Due test in pista, uno fuori, ed il gioco è fatto: quasi tutti ammessi al corso 2017. Ma anche gli esclusi si sono divertiti e ci auguriamo vogliano riprovare il prossimo anno, approfittando di questa stagione per migliorare la tecnica di discesa.

Appuntamento con tutti mercoledì 1° febbraio per la serata didattica sull’autosoccorso in valanga.

Ed ora le foto:

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PROGRAMMA CORSI 2017

 

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Ecco il programma per l’anno 2017:

Presentazione dei corsi: mercoledì 11 Gennaio 2017, in Sede, ore 21

Perfezionamento Iscrizioni: mercoledì 18 Gennaio 2017, in Sede, ore 21

Prima parte
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25 Gennaio 2017 – L’attrezzatura invernale per lo sci alpinismo e consigli per la manutenzione degli attrezzi, in Sede, ore 21.15

29 Gennaio 2017 – Prova in pista con gli sci

01 Febbraio 2017 – Ricerca e recupero del travolto da valanga, in Sede, ore 21.15

05 Febbraio 2017 – 1º uscita

15 Febbraio 2017 – Neve e valanghe, in Sede, ore 21.15

19 Febbraio 2017 – 2º uscita

01 Marzo 2017 – Cartografia, orientamento e GPS, in Sede, ore 21.15

05 Marzo 2017 – 3º uscita

15 Marzo 2017 – La parola al medico: patologie, primo soccorso e alimentazione, in Sede, ore 21.15

19 Marzo 2017 – 4º uscita

29 Marzo 2017 – Responsabilità e Assicurazione , in Sede, ore 21.15

02 Aprile 2017 – 5º uscita

Seconda parte
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05 Aprile 2017 – Elementi di meteorologia, in Sede, ore 21.15

09 Aprile 2017 – 6º uscita

19 Aprile 2017 – Nodi e manovre di corda, in Sede, ore 21

22-25 Aprile 2017 – 7º uscita, pernottamento in rifugio (3 notti)

03 Maggio 2017 – Scelta e condotta della gita, in Sede, ore 21.15

06-07 Maggio 2017 – 8º uscita, pernottamento in rifugio

13-14 Maggio 2017 – eventuale gita di recupero

 

14 Dicembre, serata all’Uget con Giorgio Daidola

Mercoledì 14 Dicembre,  alle ore 21, nel salone della sede CAI UGET, avremo il piacere di avere con noi Giorgio Daidola, primo uomo a scendere in telemark da un 8000, che ci presenterà il suo ultimo libro: Ski spirit. Sciare oltre le piste.

Giorgio Daidola, torinese, classe 1943, docente presso l’Università di Trento dal 1975, iscritto all’Ordine dei giornalisti dal 1983, maestro di sci emerito, direttore della Rivista della Montagna e dell’annuario Dimensione Sci per molti anni, collabora con riviste di montagna ed ha pubblicato articoli e fotografie su tutte le più prestigiose riviste di outdoor italiane, francesi, spagnole, norvegesi, australiane e statunitensi.

Dagli anni ’80 pratica il telemark e sciando con questa tecnica ha effettuato molte spedizioni extra-europee, con il tetto massimo dello Shisha Pagma, prima discesa di un ottomila con l’antico stile norvegese, oltre a grandi raid nel Karakorum, nello Hielo Continental, nelle Rocky Mountains.

Uno sci vissuto non solo come sport ma come tema intellettuale e spirituale. Un lungo viaggio disegnato sul bianco per giungere infine alla curva perfetta, a quella che riporta alle proprie origini sciatorie, al cerchio magico di Chatwin…

Vi aspettiamo numerosi, ingresso libero.

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le “Girls” 2016

Siamo nel bel mezzo dell’estate, quasi tre mesi dalla fine del corso, e come da tradizione dobbiamo assolutamente ricordare le “girls” del 2016 – 51° corso.

Ecco il link allo slide show: vai allo Slideshow

Le allieve del 51° corso hanno dimostrato – ancora una volta – di essere più tenaci e determinate dei colleghi di sesso maschile: partite in 17, ammesse alla seconda parte del corso in 17. Nella prima parte del corso rappresentavano il 31% degli iscritti, nella seconda parte sono salite al 39% degli ammessi.

Ed i maschietti non dicano che il direttivo ha un debole per le allieve….

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Buona estate a tutti, arrivederci a presto!

Il diretur

17/06/2016 – Cena di fine Corso

Innanzitutto un grazie a Monica che anche quest’anno ha messo a disposizione la sua casa affinché si festeggiasse tutti insieme, istruttori-allievi-amici, la fine del corso 2016.

Si è scelto di trovarsi insieme in una data scaramantica, venerdì 17, per tentare la sorte che questo corso non lo ha proprio accompagnato benevolmente.

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Le altre foto? vai allo Slideshow

Come da tradizione, gli allievi con il loro voto hanno nominato il miglior istruttore e la gita più bella delle 7 effettuate.

Degli istruttori primo in classifica : Luca!

Delle uscite la plurivotata: Monte Flassin (l’unica gita con sole tutto il giorno…!)

Un ringraziamento agli istruttori ed agli allievi, che hanno reso splendida una stagione troppo infastidita dal maltempo.

Buona estate a tutti!