16/06/2017 – La cena di fine corso

Un sincero grazie innanzitutto a Monica per averci nuovamente ospitati!

Grazie a tutti gli allievi che hanno partecipato alle uscite della Scuola, chi a tutte, chi a solo alcune, e ci auguriamo rivederci presto sulle nostre belle montagne innevate!

E grazie agli istruttori per la loro professionalità , capacità, preparazione  …e pazienza!

Come tutti gli anni è stata effettuata la votazione affinché gli allievi potessero votare per il miglior istruttore. Quest’anno 2017 è stato eletto il già pluri-nomiato e bravissimo Frank !!!!

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20-21/05/17 – l’aggiornamento istruttori

Gli istruttori della SSA non hanno ancora messo via gli sci!

Nel fine settimana si sono ritrovati al Pian della Mussa per effettuare due gite in due giorni, quasi 2800m di dislivello, salite impegnative e con tratti alpinistici.

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Sopra: discesa dal Monte Bessanetto

Sotto: salita finale alla Piccola Ciamarella

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Vuoi vedere altre foto?

Allora vai ora allo  Slideshow della prima salita, effettuata sabato 20, al Monte Bessanetto (2939m) dal Pian della Mussa, salita effettuata dal vallone di Saulera e passando dal colle delle Mangioire, poi su fino in cima per cresta in misto con picca e ramponi, in cordate da tre.

Ora passa allo  Slideshow della seconda salita, effettuata domenica 21, alla Piccola Ciamarella (3540m) dal Pian della Mussa risalendo il Canalone delle Capre (ramponi ai piedi e sci sulle spalle per 800m di dislivello) e poi su sci ai piedi sino sotto la cresta finale. Nuovamente sci a spalle e ramponi per superare lo scivolo che porta in cresta, dove lasciati gli sci si è proseguito sino in vetta.

Scusate, non ci sono foto delle discese: eravamo troppo commossi per pennellare una neve che dire fantastica è riduttivo che non ci siamo soffermati a fare foto….

3 anni di SSA : impressioni e ricordi

Quelli che ci sono sempre stati: pensieri ed immagini di Valerio ed Enrico.

Abbiamo recentemente scoperto che entrambi siamo stati sempre presenti a tutte le gite di questi ultimi 3 anni, uscite su pista comprese! Molto differenti nell’approccio alla scuola e forse alla vita in generale: competitivo-cimaiolo l’uno (ovviamente Enrico!), meditativo-interiorizzante l’altro (ovviamente Valerio!),  Psicologo e ingegnere, ciclista su strada e mountainbiker. Partendo dagli estremi ci siamo “ritrovati”, a volte anche nello stesso gruppo, ma soprattutto nello scherzare e nel riflettere sull’esperienza che insieme stavamo vivendo. Abbiamo deciso di mettere insieme alcuni pensieri di Enrico, un po’ seri e un po’ no, e le foto più belle di Valerio e proporveli.

Prologo.  

Il giorno del mio 50esimo compleanno, il 14 gennaio 2015, mia moglie mi manda alla Tesoriera ad assistere alla presentazione del corso: “quello è il tuo regalo!”. Scopro che la scuola compie esattamente 50 anni. Un segno del destino, inequivocabile!

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 L’approccio. Prima gita, 1 febbraio 2015. Dopo lo sci “normale”, lo sci di fondo, lo snowboard, il telemark finalmente approdo al Nirvana degli sport invernali: lo sci alpinismo. Tutto quello che ho già sperimentato si ricompone in una nuova “magica miscela” con qualcosa di più: montagne immacolate, lontano da tutto e tutti, se non fosse per il nostro gruppetto di 70 persone. Unica pecca il vento gelido che tutti ricorderanno per sempre: “Col di Vers: io c’ero, le mie mani e miei piedi no”. Avevo talmente freddo che pensavo alla mia prossima evoluzione da Pokemon sportivo: il Curling.

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 Lo shock.

Scoprire che dietro al piacere della fatica e all’ebbrezza della discesa ci sono numeri, calcoli, funzioni, tabelle…….non è possibile!!!! Si può fare cambio di regalo?

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Obiettivi. 

Gli obiettivi di un competitivo-cimaiolo sono assolutamente meschini. Primo anno, riuscire ad arrivare nel gruppo 1 ma soprattutto che il mio caro amico Francesco Ravizza non ci arrivasse. Secondo anno, arrivare in cima un passo dietro a Livio (questo me l’ha insegnato Daniele dutùr). Il terzo anno ho cercato di elevarmi abbassandomi: rendermi utile occupandomi della raccolta differenziata del banchetto condiviso (grande pecca in un’organizzazione impeccabile!).

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Momenti difficili, ovvero il diretùr e il “raggio della morte”.

Il “raggio della morte” è un raggio immaginario di circa 25 metri di una circonferenza immaginaria di cui io sono il centro (la circonferenza misura quindi 157 metri, dato irrilevante ma così mi alleno a fare calcoli). Se Dario mette piede o anche solo lo sci nella circonferenza io faccio una cazzata o la dico. E Dario mi becca (“Cazzo, Enrico!!!!”). Se hai vissuto anche tu l’esperienza del “raggio della morte” non chiuderti in un vergognoso silenzio, parla e sarai aiutato. Spero di non trovarmi da solo nel gruppo di mutuo auto-aiuto.

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Momento indimenticabile.

La riscoperta della fede nella gita a Rocca Bianca il 17 aprile 2016. Per una serie di motivi non ben specificati, la barella non era dove solitamente sta, ovvero nel mio zaino ma, diciamo, piuttosto lontana. Olga inizia la discesa e cade facendosi male. Mentre Livio propone il vecchio metodo “selezione della specie” (“abbandonatela li, vedi come si alza”) e gli istruttori “buonisti” la incoraggiano, io mi raccolgo in preghiera: “ti prego Signore fai che Olga si rompa la gamba quando la barella è nel mio zaino”. E l’Altissimo, la gita dopo, mi ha ascoltato!

Momento da dimenticare.

La traccia unica in discesa: una necessità per la sicurezza ma, complessivamente, meglio una colica renale. Peraltro quando ho avuto veramente la colica renale urlavo ai medici del pronto soccorso: “uccidetemi, brutti bastardi!”. Quanta sofferenza!

Momento esaltante. 

“L’assalto” finale al monte Thabor, 12 aprile 2015. Un rompete le righe assoluto! Chi arriva ultimo è della Sucai e scrive la relazione della gita!

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Mai più senza. Giocare ad Explosion! ad alta quota, 7 maggio 2016 e 23 aprile 2017 al Gastaldi. Sto cercando su ebay una versione del gioco in microfibra e anima in carbonio per grandi raid.

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Consigli preziosi degli istruttori.

Quello di Enzo: “dopo aver passato la sciolina lucida lo sci con il collant di tua moglie”. Grandi soddisfazioni anche con le calze a rete. Skialperotismo.

E quello di Riccardo: “nella neve polenta prova a levitare con i tuoi chakra in gore-tex” (o qualcosa del genere). Skialpmisticismo.

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Sci alpinismo e relazione di coppia. 

Il primo anno mia moglie, oltre ad augurarmi buona gita, mi preparava prelibate torte salate per il banchetto condiviso. Il secondo anno, anche no. Il terzo anno la mia probabile ex moglie indica ai miei figli dei bambini zingarelli abbandonati che chiedono l’elemosina: “anche loro sono figli di uno scialpinista con gli attacchi Atk, gli sci Movement e la tutina Montura”. Con specialissimo “scontone” nei nostri amatissimi negozi di fiducia!

Sci alpinismo e lavoro. 

Nel mio lavoro cerco di sostenere le persone facendomi carico della loro sofferenza. Basta! Faccio un corso di sci alpinismo e penso a me. Poi, quando torno a lavorare dopo la gita, alcune “frasi nella testa” guidano i miei colloqui con i pazienti: “vai piano che non ti sta seguendo nessuno, operazione riuscita-paziente morto” (Luciano), ma è “sicuro” questo passaggio che vuoi fare? Segui la traccia già solcata dal tuo collega, raccogli prima informazioni dal punto di vista visivo, “usa la testa” (Dario), qual’ è il percorso migliore per arrivare alla meta? Scialpinismo e formazione del terapeuta si incrociano e si confondono. Chi l’avrebbe mai detto!

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Motivi per consigliare la scuola a nuovi adepti.

Certo l’organizzazione suprema, certo la sicurezza assoluta, certo la competenza sterminata degli istruttori, certo gli aspetti conviviali e il gruppo. Ma l’essenza della scuola, per me, sta nella presa in carico della singola persona, valorizzando le sue risorse, credendo nei suoi miglioramenti, rinforzando i suoi passi avanti e tollerando, senza giudizio, le sue fatiche. Ingegneri o simil-ingegneri che “sostengono” le persone nel loro percorso di crescita: un incubo? un sogno? In questo caso una realtà.

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L’ingrediente segreto. 

Senza dubbio Cavour, aggregato aggregante, umorista umanista, storico della scuola e dell’umanità in generale, filologo delle “pornai”, fondatore e seguace unico dello “sci alpinismo mite”. La prima volta che lo vedi (ma anche la seconda e la terza) ti chiedi che cosa c’entri con tutto il resto, poi lo capisci. Assolutamente nulla, ma senza la sua presenza la scuola non sarebbe la stessa, e sarebbe meno di quello che è.

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Epilogo.

Ultima gita, Testa dell’Ubac, 7 maggio 2017. Mancano 50 metri. Sono affaticato, complice le 3 ore di sonno causate da una bravata di mio figlio adolescente (o almeno così me la racconto). Alzo la testa e vedo Enzo, il mio occasionale personal trainer, quasi in cima insieme al direttore. Roberto Telemark e Luca, giovane allievo prodigio, mi superano a doppia velocità mentre con i ramponi squarcio con cura i miei costosi pantaloni. Vado su con i muscoli dei neuroni (su, dai, su, dai…). Un po’ annebbiato ce la faccio. Dario si avvicina, mi sorride: “bravo Enrico!”. Sconfitto, temporaneamente, il raggio della morte!!! Le forze sono magicamente tornate. Che la Forza sia anche con voi!

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Saluti finali. 

Un abbraccio forte a tutti, allievi e istruttori, ma soprattutto a Valerio e Valentina, a Enrico e Valentina, a Fabio con i quali abbiamo condiviso tre anni di salite, discese e viaggi assonnati in pullman e sulla mia Multipla. Enrico.

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(Trova Malaccari)

vai ora allo  Slideshow  con la raccolta delle foto scelte da Valerio per ricordare il corso del 2017

Uscita 8 del 7/05/17 – Testa dell’Ubac

Gita di fine corso (difficoltà: per esperti, tempo di preparazione:  3.30 – 4 ore)

Ingredienti

20 allievi freschi

22 istruttori

2991 mt di Testa dell’Ubac

trucco del cuoco: una spolverata di neve fresca

Ricetta

Separate gli allievi in due gruppi. Mettete il primo gruppo in macchina molto presto (verso le 5 di mattina). Dopo due ore e mezzo circa, unitelo al secondo gruppo di allievi, che avete fatto preventivamente riposare una notte in albergo sul posto e mischiate. Aggiungete farcitura di marmellate, brioches e cappuccini a piacere.

Dopo circa 30 minuti, trasferite il composto a circa 1600 metri.

Lavorate a “portage” per circa 200 metri di dislivello. Poi inserite gli sci e iniziate dolcemente a montare gli allievi effettuando un movimento a zig-zag. Lavorate con un ritmo costante, per mantenere compatto il tutto. Per la buona riuscita della ricetta, gli allievi si devono scaldare gradualmente ma non si devono sciogliere. Qualora qualche allievo fosse a rischio scioglimento, fatelo riposare qualche minuto e aggiungete un po’di sali (tornerà come nuovo).

A questo punto, una prima variante della ricetta, denominata “arrivo al Colle”, prevede che si possa già servire il piatto. Una seconda variante (più apprezzata dai palati fini) richiede che gli allievi vengano lavorati ancora per 40 minuti, pardon, 120 metri con una tecnica diversa, che prevede leggere discese con pelli, lunghi traversi e un’ultima lavorazione con ramponi (prestare attenzione perché i ramponi sono molto affilati e potrebbero rovinare i pantaloni degli allievi…e non solo i loro…vero diretur?).

Una volta finito di montare il composto (a circa 2990 mt), fatelo riposare qualche minuto e poi riportatelo gradualmente a 1600 metri, preferibilmente lavorandolo a serpentina (i meno esperti possono anche usare lo spazzaneve).

Trucco del cuoco: sebbene questa ricetta riscuota grandi apprezzamenti anche da sola, si consiglia di accompagnarla con: birra (tanta), pane, salame, formaggi e torte.

I più anziani potrebbero anche abbinare un ottimo “Nostalgia” (per la fine del corso), ma noi “giovani” preferiamo il fragore delle risate e un arrivederci alla cena di fine corso.

Valentina & Valentina

Vale G

 

 

 

 

 

 

 

Vale M

….. e dopo la “ricetta” le foto:

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Uscita 7 del 22-24/04/17 – Rifugio Gastaldi

La gita che tutti aspettavamo, i quattro – ahinoi diventati 3 causa meteo avverso – giorni in Valli di Lanzo al rifugio Gastaldi!

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1 – Avvicinamento al rifugio (900m dislivello – 1200m x gli autisti)

Appuntamento con orario clemente alle 8 del mattino a Venaria, mi ritrovo in mezzo una rotonda sotto ordine del Diretùr per ricongiungermi alla macchinata di Enrico, Valerio, Lucy e Maria con destinazione Balme.

Chi con zaino compatto, chi con zaino da Sherpa, partiamo sci in spalle per un breve tratto, per poi mettere gli sci e proseguire sul Pian della Mussa. Le cose iniziano a farsi serie una volta imboccato il Canale d’Arnas, caschetto in testa, saliamo il ripido pendio prima sci a piedi, poi sci a spalle.

Una volta arrivati al pianoro che ospita il Gastaldi, ci dividiamo in 3 gruppi per le esercitazioni di ricerca Artva, utilizzo di piccozza e ramponi, e cordata a 3 per la progressione su ghiacciaio.

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Il vento insiste e il Gastaldi (2658m) ci offre una calda dimora dove mangiare una sana zuppa e riposare nelle camerate. Un distaccamento di 4 coraggiosi passerà invece la notte nel vecchio rifugio, fortunatamente il custode terrà loro compagnia. Il topo Gastaldo.

2 – Punta Maria (1000m dislivello totali inclusa ripellata)

Sveglia alle 6 immersi nei colori della neve all’alba, della roccia e del cielo azzurrissimo che ci accompagnerà per tutto il giorno. Iniziamo la giornata con una breve traversata in discesa sugli sci per avvicinarci alla base del colle che ci permetterà di passare sul versante francese per attaccare Punta Maria. Impugnata la pala scaviamo un buco nella neve per ospitare gli zaini di chi tornerà a Torino a fine giornata.

Muniti di pelli e coltelli saliamo fino al Colle d’Arnas, dove gli istruttori attrezzano una corda fissa per un breve tratto a piedi su roccia causa neve insufficiente.

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Proseguiamo nel vallone di Averole per arrivare in cima a Punta Maria. Enzo ci illustra le cime che si scorgono dalla vetta: il Dente del gigante e i Satelliti del Bianco, il GranPa, il Cervino e il maestoso Rosa che in questi giorni ha ospitato il Mezzalama.

Ci rifocilliamo appena sotto la vetta su un pendio nevoso che nel mentre fagocita le pelli di Blex. Azz…

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La discesa? una bomba. La prima parte di discesa, ci regala grandi emozioni su una neve fredda e farinosa, si passa poi a un settore più biscottoso.

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Ci fermiamo per un rapido confronto, il gruppo capeggiato da Vittorio tornerà a Torino passando dal colle, gli altri scenderanno invece con Dario fino in fondo al vallone per godere di una neve trasformata, solida e divertentissima per curve ampie su pendenza ridotta. Ripelliamo in quattro e quattr’otto e scolliniamo nuovamente in Italia.

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Rientro in rifugio per le 2/3 del pomeriggio circa, ora della birra e di un piccolo spuntino. Il pomeriggio va tirato per i capelli e Explosion fa la sua parte. Il team della Lobi(anco) rimane in testa tutta la partita per vedersi soffiare il traguardo alla carta “scrittori contemporanei”. Fortunatamente il gioco del rifugio non è aggiornatissimo e spiazza i giocatori.

Finalmente arriva la cena, domani piccola Ciamarella, tutti pronti con ramponi a portata di piede. Buona notte.

3 – Sella dal nome incerto e rientro a Balme (700m dislivello in salita + discesa)

Carichi per la nuova gita, partiamo in direzione Pian Gias per approcciare la piccola Ciamarella. Una volta al colle ci accorgiamo che le previsioni erano state ottimiste, le nuvole stan salendo rapidamente da valle, pare un azzardo tentare la cima in queste condizioni.

Ripieghiamo su una gita ai piedi della Bessanese, montagna cara al buon Cavour che ci delizia con la storia della mongolfiera (https://camoscibianchi.wordpress.com/2013/10/21/la-tragedia-della-mongolfiera/).

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Proseguiamo quindi sul ghiacciaio sottostante la suddetta montagna, lasciandoci sulla destra punta Adami, raggiungiamo la “Gengiva” dei Picchi del Collerin (termine coniato e approvato da Cucatto) vista la mancanza di nomenclatura ufficiale sulla carta. Godiamo dell’ultimo sole e del mare di nuvole sottostante prima di lanciarci sulla trasformata primaverile che ci condurrà al Gastaldi.

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Ultimo brindisi offerto da Francesca che festeggia il compleanno offrendo un giro di birra agli assetati scialpinisti del CAI Uget.

Il rientro afoso offre qualche emozione sciistica sul canale d’Arnas, vista l’interessante pendenza. Le serpentine lasciano poi spazio allo spazzaneve considerato che, causa infortunio di Manuela – colei che ci ha rifocillato al Gastaldi – bisogna battere una pista di discesa per i volenterosi barellisti. Tra buche tappate a suon di pala e pendii spianati a suon di solette, la barella arriva a valle dove una motoslitta l’attende per portare Manuela in ospedale.

Stanchi ma comunque soddisfatti si attraversa lentamente il Pian della Mussa. All’arrivo, una Giulietta affossata nella neve ci strappa l’ultimo sorriso.

Tutto è bene quel che finisce bene.

Bravi tutti, e grazie a tutti, è stata una figata!

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Fra Carletto

Tutte le foto della 3 giorni?  vai allo Slideshow

Ma non perderti il bel video realizzato dal mitico Fra Carletto durante la 3 giorni al Gastaldi.

Per vederlo https://youtu.be/SpfmaHZNVik

per scaricarlo

https://www.dropbox.com/s/wxt0hqj8z8dg80o/CAI%20Uget%20-%20R.Gastaldi%20-%202017.mov?dl=0

 

Uscita 6 del 9/04/17 – Ciantiplagna

Cima Ciantiplagna dal Frais

Freschi e riposati dopo una tranquilla settimana con orario di lavoro ridotto a 4 ore giornaliere, ci ritroviamo domenica mattina carichi come molle, felici della sveglia delle 5.

Il viaggio (in pullman, ovviamente!) è come sempre tranquillo e confortevole, il caffè con dolcetto offerto da simpatici camerieri è solo uno dei pretesti per piacevoli chiacchiere.

Arrivati al Frais, infiliamo direttamente scarponi e sci, erano anni che non si vedeva tanta neve! Saliamo di buon passo tutti uniti raccontandoci le imprese settimanali visto che il fiato non manca. Raggiungiamo in fretta il primo colle, freschi come rose e per nulla accaldati.

A circa 2500 m di quota ci dilettiamo in mai noiose esercitazioni di cartografia durante le quali gli istruttori non possono che apprezzare quanto gli allievi si siano esercitati autonomamente a casa. Vorremmo tutti scavare qualche buco per sotterrare due o tre zaini… ma purtroppo la cima chiama.

Ripartiamo baldanzosi superando in breve tempo il Colle delle Vallette e percorriamo la cresta dirigendoci verso la Cima Ciantiplagna alla quale arriviamo tutti nel giro di un quarto d’ora. A quota 2849m il panorama è mozzafiato, nessuna nuvola disturba la vista sull’intero arco alpino. Il cambio della maglietta sudata è più un rito che una reale necessità, inoltre il sole e l’assenza di vento rendono il momento particolarmente gradevole.

É ora di scendere: ogni gruppo sceglie la propria linea su meravigliosi pendii perfettamente innevati. Senza fatica tutti conducono gli sci prodigandosi in grandiose acrobazie. A ogni curva si solleva un’onda di neve farinosa, più che sciare sembra di surfare.

Non appena iniziamo a sentire i primissimi dolori alle gambe la neve termina di fronte al parcheggio. Finalmente seduti a tavola gustiamo tutto il cibo condiviso.

La giornata ormai è finita, è ora di rientrare: chi più chi meno sonnecchia…

 

DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIN

Provati dopo una frenetica settimana di intenso lavoro, ci ritroviamo domenica mattina carichi di sonno, affaticati dalla sveglia delle 5…

 

Forse non è andata proprio così ma è senz’altro lo spirito con cui noi abbiamo affrontato la giornata, grazie a tutti!

Buona Pasqua,

Marta&Luca

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Uscita 5 del 2/04/17 – Gr. St. Bernard

Nel giorno del suo 50° compleanno Cavùr ci omaggia della seguente relazione:

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TUTORIAL

Lo sai che puoi organizzare una gita al Gran San Bernardo comodamente da casa tua??!

Trova una stanza, possibilmente con le pareti bianche, soffitto bianco, pavimento bianco (luce bianca, non intensa). Abbi cura di coprire le finestre con spessi cartoni bianchi, che potrai attaccare con la colla vinilica.

Fatto??!

Posiziona al centro della stanza un Tapis Roulant, oppure costruisci una grande ruota come quelle dei criceti

Fatto??!

Metti ai lati della stanza due potenti condizionatori, e spara al massimo aria gelida

Fatto??!

Calza scarponi da sci e sali sul Tapis Roulant. Abbigliamento da sci alpinismo, ma se vuoi puoi rimanere in pigiama.

Fatto??!

Incarica un amico/familiare di spruzzarti in faccia – senza mai smettere  – goccioline di acqua gelida. Per indirizzare il flusso, può servire un ventilatore.

Fatto??!

Bene, ora puoi iniziare!!!

Cammina per venti chilometri, sei ore circa.

Se vuoi, a metà percorso, puoi fare una pausa in salotto, e rifocillarti con un salamino al cervo. 7 €.

COLLE DEL GRAN SAN BERNARDO – CENNI STORICI

http://www.gransanbernardo.it/page.asp?ID=13

Il Valico: in un luogo spazzato frequentemente dal vento e dalle tempeste si eleva il colle del Gran San Bernardo (2472 m) che unisce Svizzera e Italia. La strada del colle, impraticabile per otto mesi all’anno per via delle imponenti nevicate, è ancora oggi preferita da molti come tramite tra i due versanti delle Alpi. I Romani, che gli diedero il nome di Mons Jovis, ne fecero il principale punto di attraversamento delle Alpi lungo l’asse Nord-Sud, e vi costruirono un tempio dove viaggiatori e soldati offrivano sacrifici per attirarsi il favore degli Dèi.

Ogni tanto ci capitano scuole di sci alpinismo, che vengono rifocillate dai Monaci Agostiniani. Dal versante svizzero, nelle giornate di bufera, salgono bambini dell’asilo e cani yorkshire.

http://www.aisb.it/hospice.html

Salire al Gran San Bernardo, oggi, può costituire un’esperienza densa di stimoli e di piacevolezze.
“Ché, fin del fondo, nell’inerpicarsi della strada tra campi e villaggi, avverti quel benessere a misura d’uomo che traspira dal rifiorire delle zone boschive.” E ancora lo stesso benessere, che non significa pigra agiatezza ma serenità di giorni in sintonia piena con la natura, lo ritrovi incarnato a 2.472m di altitudine, nei muri dell’ospizio: mute sentinelle di memorie e valori che dal passato sembrano levarsi, come un monito, sulle nebbie del domani. Già, il passato. Impossibile, quassù, prescinderne. Ed è un passato che ha non solo il respiro profondo della storia, ma le evanescenze fuggevoli del mito. Pensiamo al dio Juppiter Poenius, il cui tempietto dovette stagliarsi sul rigore di questi cieli. E pensiamo a certe figure mitologicamente titolate come Ercole e gli Argonauti che, secondo la tradizione, nel corso di alterne vicende sarebbero trascorsi per le stesse rupi.

Ercole e gli Argonauti non sono venuti… Si sono svegliati tardi, hanno optato per la pigra agiatezza, e si sono pure visti l’anticipo di campionato delle 12.00, in pantofole…  Juppiter Poenius ha detto che aveva un gancio con amici al bowling (ma secondo me ha fiutato il bidone e le nebbie dell’oggi…)

CONDIZIONI CONTRATTUALI AUTISTI BUS (STRALCIO) (aspettando Uber bus)

Art. 22  PERCORRIBILITA’ DELLE STRADE

Se nevica, se potrebbe nevicare, se ha nevicato, fermarsi a valle

ART. 23 POSTEGGIO E MANOVRA

Per la manovra  di inversione le dimensioni dello slargo devono essere almeno pari a quelle di Piazza San Marco. In caso non siano garantite, posteggiare a valle

ART. 54 SOSTA OBBLIGATORIA

Ogni autista, prima di riprendere la marcia, deve sostare per un numero di minuti uguale al numero dei gatti di Kia, moltiplicato per il numero degli scarponi del Diretur, sommato al dislivello del giorno, diviso per i rigori rubati dalla Giuve nel girone di andata.

CRONACA GITA (proprio perché non si può farne a meno)

Partenza da St. Rhemy, quota 1.620 (abbiamo messo gli sci sopra il paese, quota 1.730).

Arrivo all’Ospizio del colle del Gran San Bernardo, quota 2.473.

In salita abbiamo seguito solo nella parte finale la strada che sale al colle mentre in discesa l’abbiamo seguita tutta (consumando braccia e bastoncini).

Meta iniziale era il Fourchon (2.902 m).

Nota per Direttivo: il Collettivo Rivoluzionario Allievi/Aggregati  vorrebbe un impegno scritto che la quattro giorni 22/25 aprile si svolgerà effettivamente in Valtellina… per essere certi di non trovarsi a scarpinare sul passante di Mestre…

Cavùr

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Uscita 4 del 19/03/17 – Sella d’Asti

La Sella d’Asti!

Quando è uscita questa proposta mercoledì sera, durante la serata sulla cartografia, ci siamo detti : “proviamo, l’abbiamo mai fatta con la Scuola, ha un buon dislivello, 1350 m, un buon test per le prossime uscite, speriamo che la neve sia buona” ecc. ecc., una prima con gli sci per buona parte degli istruttori.

E vai! Ne è uscita una splendida gita con grandi soddisfazioni per tutti e a tutti vanno i complimenti del direttivo: agli allievi del primo anno, al bellissimo gruppo di giovanissimi degli anni 90 (tanti, bravi e belli!), alla pazienza degli istruttori, agli allievi che ci seguono già da qualche anno ed a quegli ex che non ci mollano.

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Non una relazione, di più: Paola e Maria ci regalano una splendida poesia!   Grazie, siete fantastiche!!!

ODE ALLA SSA

All’alba in corso Agnelli è l’adunata
per iniziare insieme una nuova giornata:
due bus con Val Varaita per destinazione,
quante levatacce per inseguire un’emozione!

Lesti e compatti dal piazzale di Chianale
il gruppo avanza dopo aver udito il segnale:
“alla Sella d’Asti siamo diretti!”
il Diretur ci indica i nuovi progetti.

Nel vallone ci ritroviamo a chiacchierare,
quanto è facile scivolare!
Ma l’insidiosa salita ci aspetta,
mentre l’arsura avanza sospetta…

che fatica giungere in vetta!

La cima è raggiunta, il gruppo respira
nel mentre l’arco alpino lo sguardo a sé attira.
Presto si scende in ordine sparso
la neve non mente: il freddo è scomparso…

A metà discesa Luca Berta ha una trovata,
tutti seduti come a teatro, pare di essere sulla balconata.
Con una grande interpretazione dei nostri istruttori
da una valanga due travolti tirano fuori.

L’abbuffata nel piazzale ha finalmente inizio:
acciughe con meringhe, di ogni cibo Vitto ha il vizio!
I suoi occhiali però san d’antico,
inizia la sfilata per la montatura che lo fa più fico.

Motori accesi è ora di andare,
c’è chi già ronfa e chi non smette mai di parlare.
Ammirando il Monviso che si tinge di rosa
c’è chi invece sogna la prossima gita avventurosa.

Giunte al termine del nostro resoconto,
un velo di malinconia tinge questo tramonto.
Del titolo di “aggregate” ormai ci fregiamo,
e badate bene, della SSA noi non ci scordiamo!

Maria e Paola

Uscita 3 del 5/03/17 – Col di Vers

Eccoci alla cronaca della terza uscita!

Tutto comincia con animi forse un poco sottotono: la meteo del sabato prevede forti venti da ovest, nubi e nevicate che potrebbero abbattere gli spiriti del gruppo se sommati alla sveglia pre-alba. Ciononostante, alle 6.15 ci presentiamo come buoni operai davanti ai cancelli della Fiat, pronti a sgobbare non per la paga, ma per l’appagamento di una giornata sugli sci.

Nel clima nebbioso che incontriamo uscendo da Torino, qualcuno approfitta della luce ancora rada per sonnecchiare,  qualcun altro si prepara psicologicamente per una giornata senza sole. In particolare gli allievi ripetenti, che hanno ormai sviluppato l’abitudine e una rassegnata attitudine alle uscite con maltempo fisso.

Uomini di poca fede! Il tempo di vivere all’interno dell’autobus in un microclima tropicale, tra turbinii freddi tipo blizzard, e poi ancora in una stabile temperatura ‘Algeria d’estate’, ecco che la magia: apriti cielo! Letteralmente. Sopra i frutteti e le montagne di cassette per il trasporto di mele, pere, kiwi (e non so cosa diamine cresca su quegli alberi) risplende il sole senza una nuvola a turbarlo. Il morale della truppa sale con la temperatura africana, e gli autobus carichi avanzano verso la Val Variata.

Con un pit-stop degno degli ingegneri Ferrari, il Diretur ci informa della destinazione ultima agognata, il Col de Vers con partenza dal paese di Bellino. La battuta qui ve la risparmio..

E si giunge quindi ai cancelletti di partenza ma.. orrore! Il Nemico*! La SUCAI! Ancora peggio, snowboarders! Il battaglione avversario ha già guadagnato il parcheggio e ci guarda in cagnesco con fare aggressivo mentre avanziamo tra di loro. Ma come dice quell’adagio di montagna, CAI che abbaia non morde. Non ci lasciamo intimidire, e anche la questione parcheggio sarà regolata più avanti.

Viene a seguire il consueto valzer dei preparativi: il sempre attuale gioco del ‘trova il tuo compagno’, la disperata corsa al bagno e il serissimo test artva.

Pronti? Via! Le pelli scivolano sull’abbondante neve fresca.

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Il gruppo marcia di buon passo, in testa al gruppo gli istruttori valutano con esperienza le linee di salita: a destra, pendenza, esposizione al sole, accumuli da vento; a sinistra linee dolci, ombra e manto più omogeneo. Gli apripista battono la traccia in testa al gruppo,  lasciandosi dietro un’autostrada a quattro corsie che, con tanto di aree di sosta, sinuosa sale sui pendii. Con disciplina di neo-patentati manteniamo la distanza di sicurezza nei punti più critici, incrociando talvolta le traiettorie degli ciaspolatori tavola-muniti, da cui, per fortuna, ci separiamo presto. Metro dopo metro,  il serpentone allungato scivola su per la valle, fino al colle dove già viene respinto indietro a qualche decina di metri più in basso dal freddo vento. Qualche intrepido (o sconsiderato) osa salire sul piccolo promontorio di roccia in mezzo al colle per ammirare il paesaggio: personalmente, questi ultimi metri sono stati la continuazione sul campo della lezione di mercoledì scorso su congelamento e ipotermia.

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Per fortuna, dopo il rito dello spellamento e del tè caldo, la discesa è divina! Urla di gioia! Resterà probabilmente la più bella della stagione – qualcuno propone anche di ripellare. Per sfortuna, la morfologia ci è avversa e siamo costretti a 20 interminabili metri saliti a scaletta; la truppa soffre in silenzio.

Alla soddisfazione per la bella giornata sugli sci si aggiunge la consueta scorpacciata di torte, crostate, vino e birra per ricostituire le riserve di glicogeno (giusto, dottore?).  Rivestiti, rifocillati e senza fretta alcuna causa blocco del traffico in città, resta ancora il tempo per far rispettare la gerarchia tra le sezioni torinesi: all’appello del boss, volontari imberbi e altrettanti canuti spostano di peso una Fiat Punto targata SUCAI con tanta facilità che sarebbe parso un esercizio di defaticamento, non fosse stata l’automobile in mezzo alla strada.

Alla prossima!

Francesco

*Ogni riferimento a inferiorità dei tavolari SUCAI potrebbe essere puramente casuale. Potrebbe.

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Uscita 2 del 19/02/17 – Genevris

CIMA GENEVRIS – 2536 mt

Relazione di Davide Saitta con la collaborazione di Camilla Travi

Eccoci, su base assolutamente volontaria (ndr grazie Vittorio, Roby e Fede) ci troviamo a redigere la nostra prima relazione. Appuntamento alle 6.30 al Mercatò di Rivoli quando la città ancora dorme, e tutto è ricoperto da una fitta nebbia. Il pullman è già lì, sapientemente munito di ruote Michelin (Camilla ha controllato personalmente), e pronto a partire. La meta è a noi ancora ignota, ma dopo qualche minuto il Diretur ci informa che quest’oggi il nostro obiettivo sarà la cima del Genevris – Sauze d’Oulx, per un totale di 1043 mt circa di dislivello. Dopo l’euforia iniziale della partenza, cala il silenzio, si spengono le luci e cerchiamo di riposarci ancora per un’oretta. Arrivati a Sauze il Diretur come di consueto, elenca i vari componenti dei gruppi e scopro con mia somma gioia che i miei istruttori sono Frank e Chiara. Dopo un primo check up all’attrezzatura e prova Artva si parte! Da Gran Villard marciamo tenendoci a destra (ovest) della strada che porta all’istituto zootecnico e si sale via via dal Gran Bosco. Come immaginavo Frank si è dimostrato fin da subito un grande leader, un insegnante scrupoloso, attento e mai superficiale. Anche Chiara è sempre stata molto gentile, professionale e disponibilissima nel rispondere alle nostre domande. Come un buon padre e una buona madre di famiglia ci hanno aiutato nella salita, spiegandoci trucchi per le “guce“, insegnandoci tutto ciò che riguarda la conformazione della neve e trasmettendoci tanta passione per questo sport. Per fortuna le gambe reggono (gli allenamenti della settimana sono serviti) e riusciamo a rimanere tutti abbastanza compatti. Il Gran Bosco ci offre un paesaggio stupendo, il silenzio e il sole che filtra tra gli alberi, creano un effetto quasi magico. Continuiamo a seguire le tracce formate dagli altri gruppi finché iniziamo a scorgere la cresta, il bunker e finalmente la vetta. Il gruppo nel frattempo cerca di farsi forza a vicenda (non si lascia indietro nessuno), e compatto riesce a raggiungere la meta. Soddisfatti e contenti, dagli zaini spuntano fuori ogni genere di cibo e bevande: bottiglia di Vov, panini, tè, cioccolata, barrette energetiche ecc. che neanche la borsa di Mary Poppins riuscirebbe a tirare fuori!

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Cambiati e “spellati”, ci rimettiamo in ordine e a gruppi iniziamo la discesa. Data la neve in alcuni punti non proprio facile, Frank e Chiara ci insegnano come riuscire a impostare bene le curve, ci esortano a tenere sempre bene il peso su entrambi gli sci e soprattutto a mantenere il busto in avanti, pena: portare lo zaino dimenticato da uno sbadato, se così possiamo definirlo, su in cima e che il Diretur stava “gioiosamente” indossando lato pancia per riconsegnarlo al rinco…ehm…rimba…va bè, avete capito! Le gambe ora iniziano a farsi sentire e anche il caldo, ma riusciamo comunque a raggiungere l’istituto zootecnico dove ci attendeva la lezione sulla ricerca del travolto con l’artva. Anche in questo caso la professionalità degli istruttori non è mancata, lo stesso Frank, facendo da cavia, si è fatto pungere con la sonda da noi allievi, mettendosi prudentemente una mano a proteggere i “gioielli di famiglia”, per farci capire le sensazioni di colpire un corpo elastico! Abbiamo imparato quale posizione assumere in caso di valanga, come utilizzare l’artva e come effettuare la ricerca.

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Terminata la lezione abbiamo continuato la discesa tornando al punto di partenza. A quel senso di stanchezza misto soddisfazione e gioia per la bella giornata passata, si è aggiunta la voragine piranha degli allievi e degli istruttori che in pochi minuti hanno ingurgitato i gustosi manicaretti sapientemente cucinati dalle reclute (tranne il mio perché me lo sono dimenticato sul tavolo della cucina…abbiate pietà della mia anima) e bevuto alcol a volontà! Detto questo, la gita si è conclusa con la LoBi che alla ricerca di un antro nascosto per espletare i propri bisogni, mostra le terga a tutto il pullman senza accorgersene! Concluderemo con una citazione che secondo noi è molto appropriata e con la speranza che la prossima gita ci riservi tanto sole e neve fresca!

Alcune ore di salita in montagna fanno di un briccone e di un santo due creature quasi uguali. La stanchezza è la via più breve verso l’uguaglianza e la fratellanza – e la libertà viene infine aggiunta dal sonno.
(Friedrich Nietzsche)

Ed ora, memorizzata la citazione, goditi le foto

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