USCITA 1 DEL 04/02/2018 – Punta Moncrons

Correva l’anno 1987. A San Remo vinceva il trio Morandi, Tozzi Ruggeri con  “Si può dare di più” (praticamente l’inno degli sci alpinisti).

In quei tempi, l’appuntamento con il bus della scuola era a Torino, Corso Stati Uniti, angolo Corso Galileo Ferraris, quasi in centro. Per chi abitava nei pressi di Piazza Adriano, un tiro di schioppo; così, un giovanissimo allievo (di belle speranze) andava a recuperare un giovanissimo istruttore (dalle luminose prospettive) con la sua FIAT 500. Il modello era quello “L”, con sedili reclinabili, il che offriva svariate possibilità (eh, eh, eh..), ma la lunghezza ridotta dell’abitacolo non permetteva di ospitarvi gli sci; quindi, ingegnosamente, gli stessi venivano piazzati in verticale, aprendo il tettuccio.

In una buia e fredda domenica mattina, i nostri due si dirigevano dunque all’appuntamento antelucano – con indosso cappello/guanti/giaccavento per proteggersi dall’effetto bora del tettuccio aperto – quando vennero affiancati da un auto dei carabinieri. Il giovane istruttore abbassò il finestrino. Ovviamente il mezzo non disponeva di alzacristalli elettrici, ma di manovella, che azionata produceva un suono (“gnik, gnik, gnik”) tale da rendere vieppiù imbarazzante la situazione dei due tapini, che la luce bluastra del lampeggiante offriva allo sguardo dei tutori dell’ordine incastrati nell’abitacolo ed imbozzolati nell’abbigliamento da sci.

Il carabiniere alla guida – senza cercare di mascherare lo sconforto provocatogli dalla versione giovanile di Fantozzi e Filini –  indicando con un gesto del mento gli sci sporgenti, disse “Non va mica bene guidare così…”. Rispose l’allievo al volante, proprietario del mezzo, e – in virtù della frequentazione della Facoltà di Giurisprudenza – più idoneo ad interloquire con i militari dell’Arma: “Guardi, è solo per un breve tratto, siamo quasi arrivati”.

Intervenne allora il capopattuglia, che insospettito dal verbo di moto utilizzato (“Arrivati”), volle vederci chiaro: “Ma voi, state andando, oppure tornando da sciare?”.

Oggi forse non avrei resistito alla tentazione di rispondere “Eh, il Diretur ci fa fare dei dislivelli tali, che le gite del sabato terminano la mattina di domenica all’alba”… Allora ero più giudizioso, e mi limitai saggiamente a spiegare che il bus ci attendeva a pochi minuti, ottenendo così un benevolo lasciapassare.

Nel 2018 molte cose sono cambiate: i reduci di quel lontano 1987 sono meno di una decina; l’appuntamento con il bus della gita è nelle lande desolate di quel di Rivoli; i bus sono due, grandi e comodi; il tragitto lo effettuo con un auto più capiente, e moltissime combinazioni di reclinabilità dei sedili (eh, averle avute da giovane…).

Ma quel che conta, non è mutato: lo spirito resta quello, resta la voglia di neve, di scarpinare, di vivere la montagna insieme, di condividere emozioni con amici vecchi e nuovi. Questa è la ragione dell’incipit d‘amarcord, che mi sembrava un buon modo di iniziare la relazione della  prima gita della stagione (vabbè, conta anche che io non sono uno restio a raccontarsi …  sulla lapide pensavo di far incidere la scritta “Ma parliamo di me…”).

Ma veniamo alla gita: appuntamento al Mercatò di Rivoli, ore 06.45. Appena giunti al bus si percepisce un persistente profumo di fiori d’arancio…  che – obiettivamente – a Rivoli, in febbraio, è sorprendente…

Prua verso la Val Chisone, meta il Moncrons, m. 2509. Posteggiamo a Patte Mouche, poco dopo Pragelato: ci attendono 910 metri di salita sui pendi esposti a sud.

C’è un bel sole, non fa troppo freddo (-10° fuori dal bus).

Gli allievi iniziano a prendere confidenza con materiali, artva, inversioni. Saliamo tra gli alberi (curiose queste zaffate di fiori d’arancio in un bosco innevato… mah… ), tra lieti conversari. Qualcuno fa un po’ di fatica, rallenta, si ferma… Fatevelo dire da chi queste situazioni le ha vissute e se ne intende: non mollate! Praticare lo sci alpinismo non è questione di talento, ma di militanza … come la vita.

In circa tre ore di salita semplice, breve, piacevole siamo in punta (non fatevi ingannare: altre sfide, altri aggettivi, caratterizzeranno le prossime uscite…). Spuntino, foto tra i conquistatori della cima ed al gran panorama, e si scende.

La prima uscita prevede la canonica dimostrazione della ricerca del travolto da valanga: dopo il preambolo teorico dell’ottimo Luca, entrano in scena gli attori ingaggiati per la piece, che brillano per impegno e realismo. La prossima volta si cimenteranno gli allievi.

@B

Fuori dal bosco i pendii sarebbero fantastici se la neve avesse mollato un po’ di più (nonostante l’esposizione favorevole, le basse temperature non lo concedono), ma ci si diverte lo stesso. Al bus ci attendono le consuete, liete libagioni.

Ma che ne è stato della coppia di ex giovanissimi, allievo ed istruttore?

Il primo – promosso sul campo a “Coordinatore gruppo amici, dotato di radio” –  ha guidato con carisma il suo manipolo (erano 30 anni che non mi davano la radio: lo fece, nel mio primo anno di SSA, l’allora Direttore, in un’epica salita alla Tsanteleina, accompagnando l’investitura con un “arrangiatevi” … erano altri tempi).

Il secondo, dopo aver fatto tutta la gita da persona seria, dispensando paternamente consigli ed insegnamenti, ha dilapidato il patrimonio di autorevolezza appena conquistato avventandosi sulle torte, come un grizzly tra i salmoni….sensa cugnisiun. Certe cose non cambiano mai.

Cavùr

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