Uscita 2 del 20.2.2005: Colle di Quessunaz

*By Alex, Max, Tatiana *

La seconda gita del corso di sci alpinismo ha visto pochi fiocchi di neve darci il buongiorno in uno sfavillante parcheggio della periferia dell’east side torinese (non pensate nulla di che, siamo a Torino mica a New York….corso Vercelli angolo corso Giulio Cesare per intenderci). Il tempo di capire che ci si ritrovava per una gita di sci alpinismo del 40° corso della Scuola non per fare colazione nel deprimente fast food adiacente e che si partiva per la Valgrisenche. Il tempo di chiedermi perché mi sono lasciato convincere (dal genio coautore di questa relazione, N.d.R.) ad andare su una Bmw X3 e non in pulman che ci troviamo (Alex, Max e Tatiana) nella corsia di emergenza dell’autostrada Torino Aosta a cambiare la ruota bucata cento metri dopo il casello e a pregare di non essere travolti dagli ubriachi di ritorno dalla scorribande del sabato sera e dal pullman con a bordo tutti gli altri amici … figuraccia … Freddo pungente, cielo limpido, gruppo simpatico … pronti e via.

Dopo un buon riscaldamento su una strada più adatta allo sci di fondo che al tiro al piattello attacchiamo finalmente il pendio. Neve farinosa in alcuni punti, crostosa in altri, già trasformata e primaverile in altri ancora. Tre quarti di gita con il bel tempo, l’ultimo quarto sotto una fine nevicata segno del Cielo che l’inverno e la neve non sono ancora ricordi di un tempo lontano ma doni di cui possiamo ancora godere. Dopo circa 1200 metri si tocca finalmente la punta … com’è gia che si chiama? ah … ma non era un punta! Vabbé, dopo circa 1200 metri si tocca finalmente il Colle … ah … ma non era nemmanco un colle… in ogni modo, dopo circa 1200 metri ci tocca togliersi le pelli, mettersi qualcosa nello stomaco, di solido e di liquido (complimenti ad Alex per l’ottimo genepy) girare gli sci e scendere. Discesa così così soprattutto per la scarsa visibilità.

Non fosse stato per il mio fantastico udito avrei travolto un cinghiale (Vittorio Barella) che grugniva nella boschina … ma questa è un’altra storia. Parte interessante e utile l’ultima, con una ricerca Arva fatta con una benda sugli occhi. A parte i perversi (uomini e donne, per carità!) che appena bendati cominciavano a dire frasi sconce, segno di pratiche poco chiare e moralmente discutibili (ma forse, la mia, è solo invidia) la prova in questione ha fatto capire, se ce ne fosse ancora bisogno, dell’importanza, nella pratica dello sci alpinismo, di buone gambe, di tanto fiato ma anche di tanto allenamento nell’utilizzo dell’Arva, onde evitare di muoversi piuttosto che come segugi sulle tracce delle onde elettromagnetiche, come ubriachi del sabato sera. In conclusione a parte il tempo e la stanchezza, e’ stata una piacevole gita, con un gruppo fantastico!

Alla prossima

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