Uscita 2 del 19.2.2006: Testa di Garitta Nuova

Ore 05.15.

Mi chiedo chi in famiglia sia così vispo da riuscire a discutere di politica economica e welfare a quell’ora di mattina, per poi realizzare che è solo la radiosveglia. La domanda successiva è perché noi sci-alpinisti siamo così masochisti da svegliarci, per andare a faticare, a un’ora alla quale fino a qualche anno fa si andava a dormire, e se forse non sarebbe più sensato iscriversi alla Federazione Italiana Curling ….

Ritrovo previsto dietro al Mac Donald’s di C.so Giulio Cesare, e sul pullman veniamo a conoscenza che la meta prevista (zona di Crevacol, Valle d’Aosta) dovrà essere abbandonata causa troppa neve caduta il giorno prima!!

In giornate come questa altro che scialpinismo, ci vorrebbero salite con gli impianti con discesa in fresca nelle pinete!!
Al solito, il viaggio di andata si può esemplificare con il famoso verso dei Ronfi (credo che qualcuno se li ricordi, i Ronfi), tranne il Direttore che come al solito ciancia tranquillo (e visto che tutti -appunto- ronfano, mi chiedo con chi lo faccia…)
Arriviamo alla meta prevista (Pian Munè, in Valle Po) dopo circa due ore di viaggio.
Ci accoglie il classico tempo da lupi: nuvole basse, scarsa visibilità e nevischio.

‘namo bbene… calziamo sci e scarponi, si verifica il corretto funzionamento degli ARVA, e via!

La gita (Testa di Garitta Nuova) dovrebbe essere poco impegnativa, circa 850 m di dislivello, sviluppo iniziale lungo una stradina per poi percorrere una costale fino alla cima, a circa 2400m.
Data la scarsa visibilità, il gruppo di testa decide di trasformarsi in novello Pollicino, solo che al posto delle briciole di pane si dota di rami di pino, che dovrebbero essere posizionati in punti strategici per evitare che quelli che seguono finiscano in Uzbekistan.

Iniziale salita lungo la pista degli impianti della piccola stazioncina di sci con la nebbia che ci avvolge sempre più, seguita da traverso su stradina nel bosco, fino a quando non sbuchiamo su un pendio aperto.
La copertura nevosa non è continua, macchie bianche di neve si alternano a macchie più scure, arbusti e rododendri non coperti dalla neve.

La nebbia non facilita l’individuazione del percorso da seguire, tant’è che Livio ha appena il tempo di comunicare via radio ai gruppi che seguono di non seguirlo che un cupo boato annuncia il distacco di lastroni di neve.

Che spavento!

Il pendio si frantuma in più blocchi e si muove!!! Un grosso spavento per chi era nelle prime posizioni, a ridosso di Livio, spavento causato soprattutto dal suono sinistro ed inaspettato più che dalle dimensioni e caratteristiche del fenomeno che si adagia pochi metri più in basso con movimento molto rallentato.
Uno spavento stranamente accresciutosi qualche ora dopo, nel rivedere nella memoria le immagini del manto che si frantuma.
Per i gruppi che seguono e che di nulla si sono accorti invece un motivo d’interesse e macchine foto subito all’opera (per riprese puramente didattiche, ovviamente).

Lo stesso Direttore, attardato nelle ultime posizioni, come normalmente si verifica all’inizio di ogni gita, per garantire che non ci siano intoppi in coda ai gruppi, non si è accorto di quanto è successo fino a che non è giunto sul posto. Constatato il perdurare di scarsa visibilità Livio propone a Dario, che approva, di ripiegare lungo la pista di sci dalla quale poco prima ci eravamo allontanati.

Così facciamo, la troviamo deserta e dopo un’altra oretta di scarpinata – durante la quale ci attorcigliamo le ginocchia cercando provare nuovi tipi di inversioni – arriviamo in cima, sotto una bella nevicata. Classico rituale: cambio abito, cibo e bevande calde, ci togliamo le pelli e scendiamo lungo la pista. Neve buona, peccato la brevità della discesa!
Al pullman ci attende una esercitazione ARVA: nel piazzale tutti in cerchio divisi per gruppo, a turno ci si mette in mezzo, uno dei compagni attorno accende lo strumento e l’altro al centro deve capire quale delle persone che lo circondano sta simulando il travolto.

Didattica che precede una delle più belle consuetudini del CAI: l’abbuffata sul pullman!
Escono fuori torte salate e dolci, vino, birra, dolciumi vari, cotechini, padelle di fagioli alla Bud Spencer, e poi ancora torte … C’è chi è più parco, e chi, come Vittorio, cerca di ingurgitare la maggior quantità di cibo nel più breve tempo possibile, forse per evitare che gli si dica “sarà un’ora che mangi…”

Arriviamo a Torino abbastanza presto, in tempo per assistere alla premiazione olimpica degli azzurri, oro nella 4x10km fondo!

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