Uscita 3 del 07.03.2010: Rocce del Fraiteve

ROCCE DEL FRAITEVE (Quota 2560)

Ciao a tutti, ciao cari amici scialpinisti della SSA,
speravo di aver aggirato il paletto della relazione, ma un avviso dagli “alti comandi” mi ha richiamato all’impegno.
In qualità di allievo mi pare di ritornare ai tempi degli studi, quando gli insegnanti mi chiamavano “volontario” alla lavagna. Che sciagura! Come spesso allora succedeva, non sono preparato e, quindi, mi tocca lavorare di fantasia. Prendo il gessetto in mano e vi descrivo sinteticamente questa mirabolante uscita.
Già da mercoledì, il meteo ci dava segnali poco felici e, per questo, la decisione della meta sarebbe stata rinviata fino all’ultimo momento creando un po’ di “suspence”.
Domenica alla sveglia, la vista della neve dalla finestra di casa ci ha fatto sorgere qualche dubbio sul possibile successo della gita.
Si parte. Organizzati sui trasporti come non mai (passaggio puntuale sotto casa della “Pio Pio mobile” completa in tutti i suoi posti e dotata di colazione a bordo) raggiungiamo il consueto punto di ritrovo. C’è qualche ritardo comprensibile vista la situazione climatica.
Sul pullman, aspettando notizie dal “Diretur” riguardo la meta della gita, si enumerano una serie di proposte sulla destinazione che variano dalla trattoria famigliare per una appetitosa polenta, al ristorantino elegante per uno sfizioso aperitivo.
Invece dopo il classico appello, ci viene svelata la meta (scelta dal “Diretur” dopo la prova del sabato): Rocce del Fraiteve.
Quindi…si scia!
Nel viaggio, risalendo la Val di Susa la nevicata sembra diminuire ed il cielo dare qualche flebile speranza con un leggero chiarore. Invece, scesi dal pullman al bivio di Fenils (1250 m), la neve continua a cadere fine e insistente. Il clima conferma il suo aspetto inclemente.
Ciò nonostante, ci avviamo impavidi affrontando la salita in modo da mantenere i gruppi piuttosto uniti.
Facciamo una prima sosta presso le grange di Autagne (circa 1600 m), poi, risalendo, ci addentriamo in un bosco incantato. Tra i larici imponenti e ordinati, che sbucano dalla neve soffice immacolata, scorgiamo numerose tracce di animali che, saltellando tra gli arbusti, disegnano incantevoli fregi sul morbido manto nevoso. Il silenzio è rotto solo dal picchiettare dei fiocchi di neve sul cappello e dalle chiacchiere dei compagni di salita.
In qualche tratto, la traccia si fa un po’ più ripida e prima di uscire dal bosco per il tratto finale, facciamo un’ultima sosta al riparo dal vento. Quindi percorriamo l’ultimo pendio con un po’ di prudenza, mantenendo tra noi una certa distanza, seguendo la cresta fino a raggiungere la meta.
Ogni tanto si intravede il sole che tenta di infilarsi tra le nuvole che, birichine, non gli danno neppure uno spiraglio.
Mentre ci complimentiamo per la conquista della sommità e divoriamo avidamente le frugali provviste, la neve continua a scendere fitta e ci ricopre imbiancandoci.
Causa il freschetto, ci prepariamo rapidi alla discesa pregustando qualcosa di incantevole.
Non c’è tempo di dire “si parte” e già la cima si è svuotata. Chi a destra, chi a sinistra, chi in centro per trovare un pendio incontaminato da tracciare con curve più o meno perfette.
Sotto i nostri sci c’è qualcosa di magico, impalpabile. Poudre, powder, un tipo di neve caratterizzato da grani piccolini, non coesi tra di loro, priva di una vera e propria consistenza. Una neve secca, insomma la migliore farina “00”. Una sensazione fantastica, che rende praticamente tutta la discesa un piacere unico. Ogni sosta è solo fatta per fare un commento positivo ed entusiasta, e poi via, giù; gli istruttori e quelli più bravi a ricamare e pennellare curve perfette; quelli, come me, più incerti riescono comunque a scarabocchiare il pendio. Le cadute sono quasi un piacere su questo materasso di piume.
Solo nell’ultimo tratto (circa 200 m) la neve si fa meno omogenea, ma seguendo la giusta esposizione la crosta portante è sempre ben sciabile.
Purtroppo in pochi attimi siamo in fondo e con un po’ di tristezza togliamo gli sci. La pacchia è finita.
Non è proprio così; c’è la merenda che ci attende.
Visto il freddo ci spostiamo col pullman a Oulx per il solito spuntino. Ci ripariamo sotto il porticato e gustiamo le varie prelibatezze. Oltre alle ormai classiche torte salate e dolci, compaiono pentole e piatti e ci vengono servite focaccia e abbondante insalata di riso. Il tutto accompagnato da consueta birra e buon vino.
Tutti sazi e felici, rientriamo verso casa.
Una giornata che a causa del meteo rischiava di essere difficoltosa, si è trasformata in un uscita indimenticabile di grande soddisfazione.
Spero col mio racconto di essere riuscito a farvi sentire le emozioni provate durante questa gita, in cui l’incanto ha superato la fantasia. Le parole, tuttavia, sembrano inadeguate per descrivere sensazioni meravigliose. Bisognava esserci.

Ciao, Daniele

Le previsioni degli ultimi giorni – precedenti l’uscita – erano pessime, neve e vento indicati in quantità da preoccupare tutti, ma una gita tutta in ambiente boschivo poteva salvare l’uscita. E così dopo il sopralluogo effettuato sabato il Direttore confermava, sul pullman, la meta: le Rocce del Fraiteve, itinerario pochissimo conosciuto e che neppure il Vice, che pare cresciuto lì poco lontano, mai aveva percorso.

Neve finissima ci ha accompagnato per tutta la salita, in un ambiente definito “paradisiaco” dall’Avucat quando si era quasi sulla cresta finale.

…e che poudre!!!!!!!!!!

Il bosco veramente bello, grandi larici ben distanziati, ci ha riparato dal vento e regalato una splendida discesa in soffice ed abbondante poudreuse.

Permettetemi però di complimentarmi con gli allievi presenti che hanno salito 1300m senza dimostrare fatica e, in particolare, con Costanza – il nome è già una garanzia – salita con scarponi che le hanno coperto di bolle i piedi…

Dario

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