Uscita 2 del 20.02.2011: Cima Bosco

CIMA del BOSCO, by MdM

Questa mattina, poco prima delle 9, me ne stavo tranquillamente riposando sui dolci pendii della Cima del Bosco quando, improvvisamente, un’orda di scialpinisti scatenati ha iniziato ad aggredire i primi pendii di casa mia!
Piuttosto incredula mi son destata: com’è possibile che con queste condizioni così tanta gente abbia voglia di svegliarsi nei dintorni dell’alba, ritrovarsi in un piazzale in periferia della città, fare più di un’ora di viaggio seduti su angusti sedili e sciropparsi i patemi d’animo dell’autista dell’autobus che non sa dove parcheggiare? Posso forse capirlo nel caso di previsioni meteo favorevoli, sole, caldo, un metro di farina impalpabile… ma oggi le condizioni sono assolutamente demoralizzanti!
Pietre ed erba sui versanti sud, nebbia (!) e nuvole a qualsiasi quota e latitudine, temperature alte ma senza sole, che rendono l’umidità molto prossima al 100% (forse anche più)…
E questi pazzi, armati di sci, pelli, artva, zaini e persino di caschi (!!!) han deciso lo stesso di incamminarsi in mezzo a questa fitta boschina, luogo di residenza da me preferito in tarda primavera e che fa da contorno a questo bel costone di montagna!
Mah! Non riuscirò mai a capirli…
In ogni caso dalla mia postazione privilegiata sono riuscita ad osservarli bene sia all’andata sia al ritorno.
In salita sono partiti tutti piuttosto in fretta, sebbene alla spicciolata, destreggiandosi tra gli alberi ed esibendosi sin quasi da subito in improbabili “gucie” e “contro-gucie” degne di nota. C’è anche chi, non pago di una “falsa” partenza, ha voluto tornare indietro, fare il cambio degli attrezzi e ripartire (vero Alessandra?), anche se cavallerescamente accompagnata da Enzo.
In discesa il divertimento ha fatto da padrone (o, come ho sentito urlare da qualcuno, lo “spettacolo”…) anche se destreggiarsi tra gli alberi è stato meno facile che in salita: son stati in molti a voler far legna per affrontare i residui rigori di questa coda d’inverno…
Ad ogni modo, chi prima e chi dopo, chi per poco tempo e chi per un periodo più lungo, tutti han potuto apprezzare l’accogliente cappellina di vetta, che ha fatto da riparo ai miei insistenti tentativi di comunicare con il mondo umano.
Che strani gli sci-alpinisti: sempre pronti a lamentarsi quando, uscendo di casa, mi capita di incontrarli, nonostante io cerchi di fare semplicemente il mio dovere. Se però mi assento per un weekend ed il sole brilla alto in cielo, questi ingrati si dimenticano di me e pensano solo a godere dei frutti del mio lavoro, tirando curvoni mozzafiato e pennellando serpentine da urlo…

Ci vediamo dopo il mio prossimo passaggio!

CIMA del BOSCO, by Luca Giac

Che forma ha la neve?
Dopo la lezione di mercoledì sera negli ambienti della storica sede, ora, la curiosità vuole trovare veloce risposta.
L’occhio scruta i giovani fiocchi di neve appena depositatisi sul piazzale di Rollieres dove corpi umani passano dallo stato di sonnolenza a quello dell’attivismo. Poco è il tempo concesso alla distrazione, poco è il lasso che ci separa dalla morsa delle nostre pelli su neve fresca da tanto tempo agognata; ancora meno quello che divide gli allievi del corso da un’innumerevole serie di “gucie” (porre qui attenzione alla corretta dizione piemontese) … o per essere più tecnici, inversioni.
Per alcuni il tempo è anche fatto di imprevisti e due attacchi Silvretta, oggi, non hanno proprio voglia di lavorare optando per una nuova forma di sciopero: l’autosmontaggio.
Il fiocco di neve che questa mattina ha deciso di accompagnare i primi passi della nostra salita venendoci incontro dall’alto non ha dato sfoggio della sua più bella forma ricca di dendriti. Questa la prima risposta che si raccoglie dalla voce di un istruttore. La stessa voce aiuta alcuni allievi a leggere il territorio che ci circonda in rapporto alla sua predisposizione alla generazione di valanghe; la posizione e l’esposizione dei versanti, dei canaloni, dei larici, nostra, tutto assume un nuovo punto di vista in rapporto ai depositi di neve e ai loro possibili movimenti in base alle correnti. L’attenzione dei presenti è catturata e tutti si pende dalle sue spiegazioni finché arriva ad accennare la teoria del Tubo di Venturi, …in quel momento qualche allievo mostra qualche problema alle sinapsi del sistema neuronale del cervelletto…
La paciosa chiacchierata si sposta su un trionfo di luoghi comuni destati da questa inebriante atmosfera: “oh ma nevica tanto neh?” – “Eh sì, oggi ce n’è proprio tanta.” – “Ma guarda, quanta ne viene giù?! Non pensavo…” – “E che pensavi? …Tre ombrelloni, due sdraio e una spiaggia?”
Sì, forse è meglio concentrare il proprio pensiero su attività più inerenti, tipo: “L’allievo alla ricerca della Gucia perfetta”. Arduo lavoro. Per inspiegabile teoria scientifica, ancora da dimostrare, alcuni allievi praticano la nobile arte dell’inversione alla perfezione se su curva destra; se su lato sinistro, beh, …è colpa dello sci, o meglio, della neve.
Ma che forma ha ora questa neve?
La perturbazione si è notevolmente intensificata trovando compagnia in un velo di nebbia che uniforma e rimodella la parte sommitale dei versanti dove ora ci si trova, ormai prossimi alla meta: la cappellina di Cima Bosco.
Ah che bella la nebbia, tutto uniforma, tutto ridisegna, tutto lascia immaginare. Un tedesco pragmatico dopo aver effettuato due uscite in Val di Susa con la Scuola di Scialpinismo ugetina potrebbe essere spinto a pensare: “Ma che noia questa valle, è sempre tutta bianca, non c’è nulla di nuovo”.
A scanso di ogni equivoco, proprio nel momento in cui ci si accinge a sistemare gli attacchi in posizione di discesa e a irrigidire lo scarpone per dedicarsi all’arte molto naif delle pennellate con sci su neve fresca un timido sole penetra la spessa coltre nebulosa e mostra ai pochi presenti l’altro fronte della valle. Ah, ma allora c’è anche un altro versante!
Per cimentarsi nella discesa la raccomandazione del Diretur è di non raccogliere fascine lungo il percorso. Tanto per quelle non c’è posto sul pullman.
Istruttori e allievi, a gruppi, scelgono con cautela il fazzoletto di neve fresca ancora intonsa da firmare con il proprio segno nel bosco di questo versante. Ora tutto questo territorio si trasforma in un’innumerevole serie di porte da slalom irregolare. Tutti si scende ben consci, però, che la porta di una gara da slalom si flette al contatto dell’atleta, …un larice secolare tendenzialmente è di altro avviso. Ciò nonostante l’orda delle cavallette scianti fa del patrimonio del bosco altro uso. Qualcuno sperimenta una nuova fragranza di gemma di pino per una freschezza tutta personale nell’interno coscia investendo un giovane pino cembro di non più di un metro di altezza. Con sapiente mossa di uno sci per lato e il pino in pieno centro, l’albero è illeso, l’allievo pure.
La temperatura si è un po’ alzata, di che forma è ora la neve? Chiediamolo al fondo dei nostri sci. Nel percorso delle ultime pennellate nel bosco la neve pare non aver avuto voglia di abbandonare la nostra compagnia. Ora, come le cozze su sfregianti scogli marini, la neve si incolla al fondo dei nostri sci assumendo le più disparate forme di coturni e zeppe dal fastidioso peso.
I piani di fondovalle attendono gli allievi del corso per l’ultimo tempo della giornata: la prova dei nostri ARTVA. Tutti gli allievi riescono a effettuare il recupero del travolto (surreale), in tempi utili. Nessun deceduto. Qualche gruppo prova anche già la ricerca del travolto con più sepolti. Scatta il gioco della marcatura.
La giornata si conclude bagnandoci con un tiepido sole che ora solca un cielo azzurro quasi intonso da nebulose. Attorno al pullman si festeggia con il classico banchetto di fine gita. Probabilmente queste sessioni goliardiche hanno visto momenti più felici e ricchi di cibarie. Vino e prelibatezze sono un po’ …contati.
È il momento per le nostre menti un po’ appannate dalla giornata carica di sudore e divertimento di tornare ai pensieri cittadini e quotidiani. Il pullman, volgendo le spalle ai monti, ci riporta alla realtà di tutti i giorni. Non è un problema però, pochi giorni urbani ci distaccano dalla nostra prossima uscita, dal nostro tempo per il verticale e per la neve.
Ma… alla fine della fiera; …che forma ha questa neve?

Lascia un commento