Relazione di Cavùr

“Qui parla Radio Cavùr”, l’unica voce indipendente e fuori dal coro.

Ogni tanto mi affaccio alle gite della Scuola, per vedere cosa è successo, se ci sono cambiamenti.
Saputo che il Direttore della Scuola di Sci Alpinismo di Tunisi si era dimesso, dopo 23 anni di regno; e che anche quello del Cairo si era ritirato, dopo 30 anni (forse a seguito di un coinvolgimento della nipote in uno scandalo italiano); e che quello di Tripoli ci stava pensando molto seriamente, dopo 40 anni, mi aspettavo qualcosa anche alla Scuola.
Niente.

Il regno del Diretùr continua (God save the Diretùr), oramai da tempo immemorabile; da quando le pelli di foca si pagavano in sesterzi, e soprattutto senza contrarre un mutuo…

Ma veniamo alla cronaca dell’ultima gita della stagione.
Giungiamo nel pomeriggio al bell’Hotel Regina delle Alpi di Pietraporzio. Non molti, in realtà, gli allievi presenti: selezione naturale?
Iniziamo subito una maschia partita a calcetto, Juve Toro. La squadra di Vittorio (i gobbi) perde, anche se in superiorità numerica.
Segue, anche per coinvolgere le donne, una partita a palla avvelenata, gioco meno rude. Come noto, la palla avvelenata ha tre regole, tre di numero, ma sembra impossibile farle rispettare senza continui richiami… (forse ciò spiega dove sono gli allievi mancanti: dispersi a cercare il bus di una gita di febbraio…). La squadra di Vittorio perde.
Quando stiamo per iniziare una partita a pallacanestro, la squadra di Vittorio si dà spontaneamente perdente e si va a mangiare.
Cena ottima: antipastini, gnocchi al Castelmagno, agnello, dolce.
Dopo una notte serena, alle 05.20, suona la sveglia e via, si va.
Adesso non vorrei tediare i lettori con informazioni di regime (dislivello – condizioni neve – itinerario, ecc.), ma se no non mi pubblicano…
Nello spostamento in macchina dall’Hotel sono con tre istruttori: sbagliamo strada tre volte.
Si parte a piedi, sci in spalla… e vabbè, è primavera.
Inizia con una pendenza non eccessiva, su neve dura; meglio, così finisco di digerire l’agnello.
Al primo pendio erto noto con piacere che gli istruttori seguono un metodo montessoriano: l’allievo che sale senza guanti cade, si taglia sulla neve dura e trasmette un insegnamento imperituro con il suo esempio. Pulp, ma efficace.
Il canalino ripido sotto il colle impegna i nostri eroi e le nostre eroine (ultimo tratto meglio senza sci, che poco tengono su traccia che inizia a farsi marciulina).
Dal colle alla cima neve dura; in punta (dove arrivo con la chiusura, dopo circa 4 h; tempo rispettabilissimo, visto che ho portato un agnello nello stomaco…) c’è un freddo boia, ma panorama da urlo e cielo azzurrissimo.
Scendiamo su neve già molle, ma godibile.
Come ogni gita primaverile, ci si fa una questione di onore nello sfruttare l’ultima striscia di neve per calare il più possibile; l’alpe si beffa della pigrizia firmando il fondo dei nostri sci…
Alle macchine compare qualche vivanda, ma la sosta da Bartolo a Sambuco è imprescindibile.
Alla prox….
Cavùr

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