10/03/2013 Fourchon

La bellissima Valle del Gran San Bernardo non si smentisce: terza gita qui e nuovamente panorami mozzafiato con neve semplicemente fantastica e tanto sole!
Dopo un primo assaggio con la Crevacol una miracolata salita al Flassin ed ora uno splendido Fourchon: 3 mete diverse, tre ambienti completamente diversi…e siamo sempre nella stessa valle!

Approfitto di questa breve introduzione per fare i complimenti a tutti gli allievi: tutti giunti in vetta dopo 1250m di salita. Ma un grazie va anche rivolto agli istruttori che hanno pungolato e convinto i più stanchi a non mollare, dimostrando così che la meta era un obiettivo per tutti e che tutti potevano farcela!

Ecco la relazione, dalla penna di Cavùr:

Io sono Cavùr.
(come incipit era meglio “Io sono Leggenda”, ma mi chiamano Cavùr, mica si può scegliere…).
Scrivo gli articoli di taglio spiritoso e goliardico sulle gite. Sono retribuito a crostate: una fetta per articolo (con la Lira erano due fette). E’ un lavoraccio. La gita é divertente farla, ma a descriverla … sempre le stesse cose: dislivello, condizioni neve, esposizione versanti; mica facile trovare spunti, bisogna impegnarsi.
Dunque….
Appuntamento alle 6.15 nello spiazzo alla fine di Corso Vercelli, imbocco dell’autostrada. C’è una nebbia che neanche nella partita Filini – Fantozzi… (“Batti lei?”).
Dalla bruma esce un individuo con una cartellina, tipo impiegato del catasto, gioviale nonostante l’ora. “Non compro niente”. “Non ho spicci”. Poi capiamo che è Vittorio.
Prende il controllo della situazione con approccio decisionista, ed organizza le macchine degli aggregati; poi si rende conto che il bus ha il doppio dei posti di quel che credeva. Contrordine compagni, tutti a bordo.
Il tempo scorre e non si parte. Stiamo aspettando l’ultimo dei Cardinali elettori?
Finalmente si va, prua verso la Valle del Gran San Bernardo.
Autostrada senza intoppi, tutto bene finché non iniziano i tornanti per S. Remy.
Il nostro autista inizia a preoccuparsi. “Ma su c’è spazio per girare il bus?”. Le rassicurazioni non lo convincono, ed inizia a raccontare di quella volta che si è incastrato in una stradina, e lo hanno girato con un elicottero. Elicottero??! “Sì, a doppia elica, hanno imbragato il bus e l’hanno tirato su; ha pagato l’agenzia che aveva affittato il mezzo”. Vittorio inizia a contare quanti soldi ha nel portafoglio.
I tornanti si succedono, e la strada si restringe. La tensione sale.
Prima che l’autista inizi a raccontare di quella volta che i lupi si sono mangiati una scolaresca, dietro una curva appare il Diretùr. Intima al pulmista di proseguire con il piglio di un guardiamarina (“Torni a bordo, cazzo!”).
Ci ancoriamo davanti al paesino, e ci prepariamo; la meta è il Monte Fourchon, 2.902 metri.
Di solito inizio le gite – per citare Gadda – “col fare d’un vitellone strascinato, all’altare d’un dio in cui i vitelli non credono”, oppresso dagli innumerevoli metri di dislivello che mi si prospettano.
Ma qui è una bellezza, si va belli spediti su di un pendio moderato, a fianco del fiume.
Si chiacchiera, ci si racconta, si sale quasi senza accorgersene.
Poi usciamo dal bosco, l’ambiente si apre, e partono i versanti più ripidi. Giornata splendida, sole, temperatura ideale. Gruppi di ciaspolatori e di sci alpinisti svizzeri sul cammino.
In circa quattro ore copriamo i quasi mille e tre di dislivello.
Dalla cima uno spettacolo; lo sguardo spazia dal Bianco al Grampa, dalla Grivola al Gran Combin. Ce la prendiamo comoda, godendoci il sole e prolungando la permanenza, senza la solita frenesia del “cupio discendi”.

La discesa è proprio bella. Ma bella. Neve, pendio, uno splendore. Chi può e chi sa, pennella serpentine su pendii immacolati. Insomma, ce la siamo goduta.
All’arrivo al bus, tutti contenti, ci si prepara alle libagioni; viene predisposto un pranzo simil Capodanno, manca solo il capitone: torte dolci e salate, birra, vino, lardo, ecc.
Sulla strada del ritorno, ci si dedica – dopo una giornata votata al dio della montagna – ad Eupalla (i più anziani avranno riconosciuto la citazione di Giuanin Brera; per i giovani c’è Wikipedia) ed a riti calcistici. Dai campi notizie bellissime. Il Toro vince. La parte sana della comitiva innalza cori di lode (ma i gobbi sono tutti alla Sucai?).
Ma gli dei puniscono la ubris, la tracotanza. Il Peana della Vittoria si strozza in gola.
Il gaudio della splendida gita per oggi è abbastanza, non si può chiedere troppo.
Cavùr

Nota del direttore (non di fede granata): il Toro perde 4-1, la Juve vince ed è imprendibile….

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