Uscita 5 del 30.03.2014 Rocca dell’Abisso

Gita N.5 del MCXXVII corso di scialpinismo del CAI UGET: Rocca dell’Abisso, 1400 md+ facili facili.

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Il buongiorno si vede dal mattino, infatti la giornata inizia brillantemente alla faccia dell’ora legale, con un organizzatissimo servizio sveglia degno del sergente Hartman (Marta chiama Fede che chiama Robi che chiama Fede che chiama l’altra Fede che mangiò il topo che al mercato Galasso comprò).
Ci ritroviamo carichi e motivati, fondamentalmente spaesati alle ore 6.30 al cospetto di un pullman a due assi: che scherzi sono questi? Molti di noi salgono confidando sul fatto che si tratti della corriera per Ventimiglia, infatti a bordo si incontrano passeggeri non ordinari, uno passerà tutto il viaggio a scattare foto compromettenti e l’altro (il quale non saliva su un mezzo della scuola dalle spedizioni di Ardito Desio) a profondere nel sonno effusioni con la tappezzeria del sedile di fronte.
Alla fine la comitiva decide di non proseguire al di là del tunnel di Tenda verso le amene località balneari ma devia all’ultimo verso la reale meta della giornata: punta Rocca dell’Abisso (2755 mslm) dalla frazione di Limonetto (1370 mslm).
Alle ore 9:00 i gruppi iniziano la lenta ascensione verso la vetta, alcuni pensano che 1400 m di dislivello siano pochi, pertanto preferiscono scaldarsi a pieno rincorrendo i propri occhiali su e giù per le piste battute della Riserva Bianca.
La salita procede serena e senza intoppi, di tanto in tanto una breve sosta per controllare la cartina e lo stato dei compagni di gita; alla quinta uscita sembra che l’intero gruppone sia ormai compatto e mai quanto prima è palpabile lo spirito della scuola.
Mentre alcuni istruttori si affidano alle diottrie delle allieve più giovani per sconfiggere le isoipse troppo ravvicinate della carta francese (ma sappiamo tutti che era solo per spronarle all’attenzione), altri interrogano implacabili sulle condizioni nivometereologiche con aggiornamenti ogni 15 minuti: MeteoFrance ed il Consorzio Lamma ci fanno un baffo.
Il sogno degli allievi/e di giungere in tranquillità all’agognato traguardo si è però infranto approssimativamente a quota 2300 mslm contro un passaggio tecnico, il primo vero dall’inizio del corso. L’imbuto questo sconosciuto, un canalino di circa 100 m di dislivello, ha tirato fuori il meglio ed il peggio da tutti noi: gli allievi con meno dimestichezza si son destreggiati in maniera sopraffina fra le gùce del pendio, mentre quelli più lanciati sono ad uno ad uno rovinosamente ruzzolati verso valle, forse nell’intento di travolgere i poveri aggregati precedentemente menzionati. Nel mentre Il Diretur assisteva perplesso a cotanto spettacolo, traghettando i gruppi verso la salvezza al pari di una figura dantesca.
Inaspettatatamente gli ultimi 300 m di salita passano (quasi) in maniera meno tragica del previsto e ci si ritrova in vetta verso le ore 13:00: la croce risulta ancora sommersa dalle abbondanti nevicate invernali, pertanto molti optano per una foto ricordo sullo sfondo del ripetitore radio installato nelle vicinanze. Si segnala in tale sede lo scatto del primo selfie allo specchio in quota della storia ad opera di Dani (vedi foto su pagina scuola).
La sosta sulla vetta si protrae meno rispetto alle volte precedenti, il sole scalda in fretta ed i versanti esposti a sud sono pronti a regalarci una discesa su favolosa neve trasformata, senza contare ustioni ed abbronzature improbabili e/o imbarazzanti per buona parte di noi. Il richiamo di qualche curva in più suscita a sua volta vigili richiami da parte degli istruttori a rispettare le gerarchie e nel gruppo qualcuno si lascia andare ai ricordi: non ci son più gli allievi dei tempi di Cavour!
L’imprevisto purtroppo è sempre in agguato e la ricamatura della neve bagnata subisce una brusca interruzione all’avviso via radio di una brutta caduta nelle retrovie: velocemente la testa del gruppo istruttori si presenta dal malcapitato al quale vengono prestati i primi soccorsi congiuntamente allo staff medico allieve/dutur, mentre il resto degli allievi viene accompagnato verso il tratto terminale della discesa. In un attimo si decide il da farsi e l’elisoccorso sbuca sopra le nostre teste prima ancora che i gruppi arrivino al pullman, grande dimostrazione di organizzazione e di operatività da parte della scuola del Cai Uget.
Prima dell’abbuffata di rito, una volta tranquillizzati sullo stato di salute di David ormai all’ospedale di Cuneo, si avvia il referendum interno pro abrogazione della lezione teorica “assicurazione ed infortuni”, porterà mica male? Per addolcire il momento spuntano lacrimose crostate personalizzate: daje Marì!
Il viaggio di ritorno si svolge placidamente come quello di andata. Si, nelle prime 10 file del pullman. Sul fondo, al pari dei ragazzi della 3C, allievi/e ed istruttori aizzati dalla coppia di fatto/i Torio-Ico si sono prodigati per evitare che il sonno prendesse il sopravvento sui colleghi, accompagnandoli con massime e sproloqui rasentanti la soglia acustica del dolore.
Una volta arrivati, i saluti finali lasciano quel filo di magone per una giornata che forse, come ad ogni gita, è durata troppo poco, ma in fondo due settimane passano in fretta…
Bravi tutti, alla prossima!
Roby & Fede

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