Uscita 6, la variante al Colle del Furggen

Non tutti sono saliti alla Cima del Furggen, chi non aveva i ramponi e la picca è stato dirottato al Colle. Tra questi Elisabetta. Ecco il suo racconto

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Eccoci giunti alla sesta gita: la metà del corso è stata superata, si entra nel vivo, nella fase primaverile, quando il clima si fa più mite e le gite…più lunghe!
Ahimè partenza di nuovo anticipata: appuntamento 5.30! Almeno l’altra volta si giustificava con il cambio dell’ora…stavolta invece nessuna consolazione, se non la destinazione: Cervinia.
Per fortuna ormai siamo diventati degli esperti –nello sci alpinismo? Macchè! – nel dormire in pullman, quindi l’ora e mezza di viaggio fila via nel sonno rem, e arriviamo in questa cittadina incredibilmente ancora con la neve – chi l’avrebbe mai detto partendo dalla calda Torino.
Inizio della gita non così allegro: tempo nuvolo, a lato di una pista, pendenza non esagerata che non fa che ricordare che i 1500 metri di dislivello dureranno ancor più, insomma si va avanti chiedendosi chi ce l’ha fatto fare.
Ad un certo punto la svolta: si lascia la pista battuta e si devia a sinistra su una pista non ufficiale ma quasi, che però infonde nei cuori un briciolo di senso di avventura. Il meglio arriva quando il vento inizia a farsi sentire: folate invernali, e i pensieri vanno a maledire chi aveva giurato ci sarebbe stato il sole!
Pochi minuti sono quelli difficili della lotta interiore, perché in breve il cielo si apre, prima pian piano, un tassello azzurro qua e là, e poi finalmente arriva il sole, caldo, giusto sul finale della salita, a riscaldare gli animi e a premiare chi resiste.
Ahimè chi racconta non fa parte del gruppone arrivato alla Cima Furggen, ma delle pecorelle smarrite sul colle, più basso di 200 metri, ma in compenso ai piedi del Cervino, che da lì ci è sembrato raggiungibile con due salti.
Li vediamo lontani, i puntini dei nostri compagni, e immaginiamo le loro fatiche con piccozze e ramponi, che noi non ci siamo riusciti a procurare! Sembra quasi non sia una gita del CAI la nostra: niente bolgia, saremo meno di venti!! Per fortuna a ravvivare l’atmosfera c’è uno sci che cade a valle, un mitico istruttore che riesce a riprenderlo un po’ più giù. E poi ci godiamo un po’ di meritato riposo, il sole caldo, e la discesa immacolata. La neve, all’andata dura ghiacciata e crostosa (tanto da aver dovuto mettere i coltelli nell’ultima parte), diventa morbida e perfetta, e scendere ripaga di tutte le imprecazioni della salita.
Si va, ci si aspetta, si va, ci si aspetta, e nel mentre si incorre in una ricerca Artva e in una illustrazione dell’utilità della bussola.
Arrivati giù si festeggia tutti insieme, si ascoltano i reciproci racconti, e si mangia – stavolta un po’ meno a volontà. Per fortuna c’è Daniele che con il suo VOV consola tutti gli animi…
Betta

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